Il coraggio di una donna svela il trucco delle due facce della stessa medaglia

Né l'uno né l'altro, né fantasmi di un sedicente centrosinistra né fantasmi di un sedicente centrodestra

E’ da apprezzare almeno la coerenza: un’Amministrazione, quella Falcomatà ormai prossima ad esalare gli ultimi miasmi che confondono con respiri, su alcuni crateri di manifesta incapacità hanno deciso di non metterci una toppa, una pezza, tanto per infinocchiare quella parte residuale a cui non è stato ancora svelato il grande mistero di Babbo Natale.

Un esempio vale per tutti, senza perdersi in sofismi articolati poco comprensibili ai suddetti: la carenza idrica nel cuore della città che, complice la sfortuna, ha accompagnato anche i conclusivi passi claudicanti del sindaco uscente e dei “compagni” di merendine rimastigli a fianco (altri, per non farsi prendere a schiaffi dalla, per loro, drammatica realtà della democrazia, hanno già salutato la compagnia). La necessità di sostituire una saracinesca da parte di Sorical è diventata un’operazione dagli esiti imprevedibili per il Comune di Reggio Calabria e, soprattutto, per Paolo Brunetti, consigliere delegato dal Primo Cittadino (dunque corresponsabile) ai (dis)servizi idrici. Interpellato ripetutamente, non è stato in grado di fornire spiegazioni e comunicazioni in merito, come da manuale di stile di un gruppetto di improvvisati sprovveduti ormai prossimi a sbaraccare da Palazzo San Giorgio. Da una parte il Terzo Mondo nel centro di Reggio Calabria, con rubinetti ingiustificatamente a secco nonostante la truffa della diga del Menta, esibita come la soluzione di tutti i problemi e divenuta, invece, una ulteriore testimonianza delle bugie patologicamente elargite da costoro; dall’altra l’umiliazione di una propaganda fino all’ultimo momento (in)utile con inaugurazioni in pompa magna anche di cortiletti ed impianti di pubblica illuminazione e qualche sverniciata alla segnaletica orizzontale. Tutta roba che da anni, per un minimo senso del pudore, nessun amministratore di borghi di 600 abitanti osa più proporre pur di gettare fumo negli occhi lividi di una comunità tradita. Una comunità, quella reggina, adesso mortificata da queste volgari prese in giro concepite nelle ultime settimane di un mandato che sarà consegnato ai tristi ricordi come il più squallido della Storia. Quella stessa Storia che, adesso, merita, però, una cesura netta con il passato e, sia ben chiaro: il taglio drastico non può essere affidato alle forbici taroccate di un segretario comunale in pensione di Melito Porto Salvo residente a Massa e proveniente da Genova. Un tale che, servendosi dei peggiori stratagemmi di persuasione collettiva, ha provato con imperizia a commuoversi a favore di telecamera riferendosi alla “mia città”, dando prova o di scarsa memoria o di una preoccupante dissonanza cognitiva, non essendo egli mai stato un cittadino reggino. Una condizione, questa, che, però, gli regala su un piatto d’argento la fortuna, questa sì invidiabile, di raccattare consensi in un luogo che non gli appartiene senza nemmeno doversi pentire di aver sbagliato a votare poiché, non essendo, appunto, ivi residente, gli sarà impossibile recarsi alle urne. Una trovata buffa di quel che resta del centrodestra autoctono, comandato da un Deputato di Santo Stefano in Aspromonte al grido di battaglia strozzato in gola del “Prima i reggini”. Né l’uno né l’altro, né fantasmi di un sedicente centrosinistra né fantasmi di un sedicente centrodestra: quando diventa urgente alzare i ponti per impedire l’assedio di invasori in arrivo dalle terre buie del passato e vitale ricostruire il fortino dal quale lanciarsi a passo di carica guardando dritti negli occhi il futuro risulta decisivo affidarsi a una donna impavida che nelle mani stringe con forza il drappo dell’indipendenza facendosi guidare solo dalle luci di un’ostinata fermezza e di un’intelligenza vivace. Doti che Angela Marcianò ha già ampiamente dimostrato, nella sua vita professionale e pubblica, di detenere in quantità copiose.

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