Il Consiglio comunale cambia spartito: il centrodestra suona, l’opposizione stona

La prima seduta del Consiglio Comunale di Reggio Calabria nell’aula “Pietro Battaglia”, successiva al debutto spettacolare all’Arena, si è aperta con un minuto di silenzio in memoria della strage di via D’Amelio, nel ricordo del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta caduti il 19 luglio 1992. Un tributo doveroso a una delle pagine più tragiche della storia repubblicana, che ha preceduto l’avvio dei lavori.

Concluso il momento del raccoglimento, l’Aula ha iniziato a parlare il linguaggio della politica. Ed è stato subito evidente quanto la stagione inaugurata dalla nuova Assise si discosti da quella appena consegnata agli archivi.

Eravamo mal abituati alle attese snervanti protratte per ore. Eravamo mal abituati a prime convocazioni la cui unica funzione era quella, pro forma, di rendere possibile la seconda, quella in cui i lavori iniziavano realmente. Eravamo mal abituati a vedere i banchi alla sinistra del tavolo di presidenza pieni di individui, ma non di idee, e oggi svuotatisi anche dei primi.

Ma, come ha ricordato il sindaco Francesco Cannizzaro, la musica è cambiata. E la sensazione, raccolta già nelle prime settimane di consiliatura, è che sia cambiato l’intero spartito: il testo e la musica, le note e le scale, i musicisti e i cantanti.

La seduta si è aperta con un minuto di silenzio in memoria della strage di via D’Amelio, nel ricordo del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta caduti il 19 luglio 1992. Un tributo doveroso a uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, che ha preceduto l’avvio dei lavori consiliari.

A non averlo compreso, ma non è una sorpresa, sono i superstiti che, fraintendendo l’invito del Primo Cittadino a essere opposizione e non semplice minoranza, hanno offerto uno spettacolo rivelatore dei loro limiti politici. Dopo aver dimostrato, a danno irreparabile della città, di essere stati amministratori riprovevoli, già dalla prima seduta, svoltasi stamane nell’Aula intitolata a Pietro Battaglia, hanno dato l’impressione di non essere all’altezza neppure del ruolo di oppositori.

Un’occasione perduta, soprattutto alla luce dei toni concilianti e istituzionali adottati dal sindaco, mal conciliatisi con la volgarità dei comportamenti assunti, avvalendosi di un italiano claudicante, da Carmelo Versace. O con la spudoratezza di Filippo Quartuccio o di Carmelo Romeo, ventriloquo del sindaco che fu e mai più sarà.

Il primo, nei preliminari, ha sostenuto la necessità di riallacciare il rapporto con i cittadini e di ricostruire un senso di comunità smarrito, il tutto nel rispetto reciproco. Concetti già di per sé ordinari ma che, pronunciati da chi per dodici anni ha amministrato Palazzo San Giorgio come fosse una proprietà privata, finiscono per suonare come un’offesa all’intelligenza dei cittadini. A meno che non abbia voluto fare pubblicamente ammenda di quanto accaduto in due mandati. Se così fosse, offrirebbe una prova di umiltà finora sconosciuta.

Lo ha evidenziato Emiliano Imbalzano che, con un sapiente ricorso al sarcasmo, ha osservato come, ascoltando i primi interventi dei consiglieri di minoranza, sembrasse di trovarsi nell’Accademia del buon amministratore.

La percezione è che, di fronte a una maggioranza saldamente unita, tanto da occupare gli scranni senza divisioni tra esponenti di partiti diversi, sieda un gruppo disordinato di consiglieri ancora incapaci di misurarsi con il nuovo ruolo.

Ne è stata conferma la discussione sul primo punto all’Ordine del Giorno: la proroga dell’affidamento a Castore. L’auspicio espresso dal sindaco era chiaro: lavorare insieme per rafforzare la società in house che gestisce i servizi pubblici.

La dirigente Consiglio, chiamata in causa da un ingiustificatamente litigioso Versace, ha replicato con garbo, spiegando al consigliere quale fosse lo stato dell’arte secondo la normativa vigente. Una risposta a tutela del proprio operato, bersagliato dall’immotivata aggressività dell’esponente del PD – a questo si è ridotto il Partito Democratico – che ha lamentato la latitanza dei dirigenti nella precedente consiliatura.

Un autogol che solo una superbia difficilmente giustificabile avrebbe potuto confezionare. In pochi, infatti, e tra questi il collega Quartuccio, sarebbero riusciti a fare di peggio, dimenticando che il rispetto, quello da loro oggi invocato, si conquista con l’autorevolezza: una qualità che gli amministratori della stagione appena conclusa hanno progressivamente smarrito.

L’ostilità manifestata da Versace è stata tale da provocare il rimprovero, deciso e sincero, del consigliere Fabio Colella, incredulo per il trattamento riservato alla dirigente Consiglio.

La stessa delusione è stata espressa dal Primo Cittadino quando, ripresa la parola, ha ricordato ai reduci della precedente amministrazione di aver governato per dodici anni accanto agli stessi dirigenti che oggi si permettono di attaccare.

Un’attestazione oggettiva di quanto, come ha sottolineato Cannizzaro, tra l’apparato amministrativo e la politica abbia prevalso uno scollamento totale, le cui conseguenze sono state pagate interamente dalla città, privata per due mandati di un’azione amministrativa efficiente.

E i reggini, purtroppo, si sono resi conto ogni giorno che quanto oggi lamentato da Versace e corroborato da Quartuccio era reale, ma proprio a causa dell’inadeguatezza di una classe politica incapace di governare i processi.

Esilarante, poi, il contributo di Carmelo Romeo che, dopo aver condiviso l’inerzia del suo dante causa, sindaco dal 2014 al 2026, nella gestione di Castore, oggi, dalla comoda posizione dell’opposizione, si permette di discettare di precarietà.

Fa piacere constatare che, al netto delle schermaglie politiche, la prima seduta realmente operativa abbia già prodotto un risultato concreto. Come promesso in campagna elettorale da Francesco Cannizzaro, è calato il sipario su una delle pagine più mortificanti della vita consiliare: le Commissioni svolte, almeno formalmente, da remoto.

Una prassi indecorosa che consentiva di simulare la presenza pur essendo impegnati in tutt’altre attività o, addirittura, lavorando altrove, anche fuori regione, continuando nel frattempo a percepire il gettone di presenza a spese dei contribuenti.

Il voto odierno ha inferto un netto colpo di ghigliottina a questo sistema. Come ha osservato il Primo Cittadino, la decisione contribuirà finalmente a restituire vitalità a un Palazzo rimasto troppo a lungo spento, silenzioso e privo di slancio.

È una scelta che va oltre il mero profilo organizzativo. Restituire centralità alla presenza fisica nelle Commissioni significa riaffermare un principio elementare: il mandato ricevuto dagli elettori impone partecipazione, responsabilità e rispetto verso le istituzioni.

Solo così Palazzo San Giorgio potrà tornare a essere davvero la Casa comunale. La Casa dei reggini. Il luogo nel quale idee, progetti e visioni prendono forma, lasciandosi definitivamente alle spalle una stagione che la città ha già consegnato al giudizio della storia.

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