Il centrodestra reggino non si cura del proprio onore, figuriamoci di quello della città

Esiste qualcosa di molto più elevato: etica, dignità e libertà di pensiero

“La politica è l’arte del possibile” ebbe a scrivere Otto Von Bismarck, ma il Cancelliere di Ferro, che pure, per 28 anni, ricoprì l’incarico di Primo Ministro del Regno di Prussia, non ebbe la ventura di annoverare nel suo lungo cursus honorum alcuna esperienza in riva allo Stretto. Se avesse approfittato di tale calamità si sarebbe presto reso conto che, affacciandosi su Cariddi, l’impossibile assurge a pietra miliare di mosse e comportamenti variamente assortiti. A tal proposito, di esempi ne esistono a iosa, ma quel che gruppetti e gruppuscoli del centrodestra in queste settimane, o meglio in questi mesi, hanno messo assieme è un compendio difficilmente reperibile altrove.

A suggello di una corsa sfrenata in direzione dell’esclusivo interesse personale, che tutto giustifica nascondendosi bene sotto una fitta vegetazione di retorica e demagogia, campeggia il lungo post pubblicato su Facebook nella serata di ieri, mercoledì, da Francesco Cannizzaro: il deputato di Forza Italia nel quale in tanti avevano riposto fiducia e speranza affinché facesse da argine all’immane idiozia, che porta la firma inconfondibile di Matteo Salvini, di candidare un pensionato di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova. Ebbene, il parlamentare “azzurro” dopo un lungo e offeso silenzio seguito ad uno smacco di proporzioni gigantesche, si è finalmente appalesato annunciando, a mezzo social e non con una nota ufficiale, che lui è motivato a dare forma alle aspettative ed alle speranze di Reggio Calabria. Un obiettivo che, naturalmente, è da centrare con il supporto del centrodestra unito, valore irrinunciabile per Cannizzaro stesso, il quale, tuttavia, dell’esistenza di tale principio deve essere stato informato con qualche settimana di ritardo. Dopo aver fatto il diavolo a quattro per impedire la candidatura del pensionato di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova, è stato, evidentemente, ridotto a più miti consigli da livelli a lui sovraordinati. Con ciò tradendo se stesso, tradendo i suoi e tradendo quella fetta di elettorato che, come detto, auspicava un felice epilogo della giusta battaglia intrapresa. Ora, riposta in un cassetto la bandiera taroccata dell’identità reggina, l’onorevole di Santo Stefano in Aspromonte ci fa sapere che ha prevalso il senso di appartenenza, sì, ma a Forza Italia. Nulla di male, nulla di illegittimo, se solo, nell’occasione, non avesse confermato, a se stesso, ai suoi ed all’elettorato, che la sua pasta, come in tantissimi sostengono da tempo, non è quella del leader. Rientri pure nei ranghi “azzurri” e non si atteggi a capo del nulla, perché, e le faccende di quest’ultimo mese sono lì a certificarlo, l’unico capo del centrodestra reggino è “Capitan Papeete“. Più di qualcuno, mentendo a se stesso, potrà anche negare questa umiliante verità, ma tant’è: dopo mesi e mesi in cui ci si è divertiti a fare giri su giri sulla ruota dei candidati, ecco che in un attimo, l’ex capolista della corrente dei Comunisti Padani nel Parlamento Padano detta legge nell’estremo lembo della Penisola. Quell’estremo lembo abitato da chi, in questi anni, si era messo la coscienza a posto pensando di aver fatto attività politica a suon di post su Facebook e note da mandare ai giornali, per poi accorgersi che la sua strombazzata passione per la città era stata messa sotto i piedi dai presenti al fantomatico tavolo nazionale dove sono state vendute sotto costo intere storie e comunità. Ma niente paura, perché la stima di sé è un optional e, quindi, cosa importa se, fino ad un istante prima qualche intrepido prode si era fiondato contro il pensionato di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova sostenendo non fosse “l’uomo giusto a rappresentare e interpretare l’esigenza di cambiamento di cui la città ha bisogno”?. Argomentando con puntiglio che: “non è il candidato giusto per vincere la pessima sinistra di Falcomatà“. Una posizione volutamente, e correttamente, forte al punto da annunciare che, qualora tali rivendicazioni non fossero state soddisfatte, i medesimi baldanzosi eroi non sarebbero stati disposti a metterci la faccia. Come è andata lo sappiamo. Da cittadini la sola domanda da porsi è una ed una sola: chi non si preoccupa di tutelare il proprio buon nome, può mai farlo per la città? No, la risposta secca è no e nessuno si permetta di tirare in ballo i rapporti di forza ed i numeri che sarebbero i veri padroni delle dinamiche politiche (del resto prese a distanze siderali dalle teste dei rappresentati locali degli pseudo partiti e partitini reggini) o inesistenti lealtà di partito e di coalizione: legittimare alibi del genere significa sdoganare qualsiasi comportamento riprovevole nel Circo Barnum della politica, dove qualsiasi scelta dettata dall’opportunismo sarebbe giustificabile. Potranno, chissà, anche vincere da qui a qualche settimana, ma, nel caso sciagurato, si tratterebbe di una vittoria amputata: sarebbe il loro sindaco, non certo della città. Ma, purtroppo per lor signori, esiste qualcosa di molto più elevato rispetto ai loro disonorevoli magheggi : etica, dignità e libertà di pensiero. Roba buona, roba esclusiva che non potrà mai arrivare sui banchetti da quattro soldi dei mercatini dell’usato frequentati con costanza da buona parte del centrodestra reggino.

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