Il Campione d’Europa degli illusionisti

Dice lui, Giuseppe Falcomatà, di mestiere sindaco di Reggio Calabria, che quello reggino è “un popolo recalcitrante alle novità”. Quattro parole che riparano, sotto l’ombrellone della retorica, dalla realtà degli eventi e dalla psicologia sociale. Prima di tutto, per essere definito “popolo recalcitrante” sarebbe necessario che i reggini si facessero “popolo”: un traguardo ancora lontanissimo e non inserito tra gli obiettivi primari da raggiungere, sotto la fitta coltre di egoismi e distacco sociale. Ancora troppo persistenti si manifestano individualismi esasperati e quell’apatia rispetto alla sorte generale che hanno mandato in frantumi qualsiasi prospettiva di senso di comunità.

Il secondo abbaglio preso dal Primo Cittadino in occasione della presentazione dell’isola pedonale istituita sulla parte alta del Lungomare, invece, è figlio della mancata conoscenza delle inclinazioni “conservatrici” proprie di una qualsiasi moltitudine assuefatta ai suoi usi ed alle sue consuetudini. Chiunque, tranne Falcomatà, pertanto, capirebbe che i mutamenti richiesti alle pratiche quotidiane richiedono tutt’altro metodo, fondato sulla condivisione e non sull’imposizione e, soprattutto, una formazione culturale da nutrire nel tempo e con pazienza. Tutti elementi che il capo della Giunta comunale di Reggio Calabria non ha ritenuto di prendere in considerazione, preferendo piegare le esigenze pubbliche della cittadinanza agli interessi privati di cinque esercenti, già lautamente foraggiati dalla fortuna di trovarsi lungo l’arteria stradale più prestigiosa del capoluogo in riva allo Stretto. Il sindaco ha motivato questa decisione sostenendo che la richiesta avanzata dai cinque commercianti è stata accordata “perché in linea con gli obiettivi del nostro mandato”: dovremmo, quindi, essere ben lieti, che almeno un capitolo del vanaglorioso programma approntato fin dal 2014 dal Primo Cittadino non sia rimasto intrappolato nelle gabbie della sua fantasia e sia, al contrario di tutto il resto, stato attuato. Dimentica di aggiungere, però, che in quel programma era annunciata la pedonalizzazione dell’intero centro storico e non di qualche centinaio di metri e, dettaglio ancor più pertinente, essa era inserita nel contesto di una rivoluzione della mobilità ed urbanistica rimasta, appunto, nei sogni pretenziosi dell’istruttore dei servizi amministrativi categoria C attualmente al vertice dell’Amministrazione reggina.

Magari riuscisse a disincentivare, come ripetuto anche stamane, l’utilizzo delle auto, ma per riuscire nell’intento di scoraggiare questa abitudine barbara, è essenziale, preliminarmente, creare le condizioni, strutturali ed educative, per sovvertire le consuetudini, anche quelle più scorrette. Basti pensare alla sua ostinata assiduità nello scappare dalle disagevoli miserie di Reggio Calabria, che non sono fatalità abbattutesi inaspettatamente sul capo dei reggini, ma mastodontiche difficoltà che Falcomatà e le sue squadre allestite come peggio non sarebbe stato possibile hanno contribuito, in maniera decisiva, ad ingigantire. “Non vogliamo essere da meno rispetto alle altre città europee”: per pronunciare una frase del genere non serve coraggio, ma uno stato di narcosi della coscienza che porta a vedere turisti dove imperano topi e scarafaggi. Ciò significa non solo che il sindaco è all’oscuro di quanto elevato sia il livello di servizi in una città europea. Ciò significa che egli ignora, addirittura, l’idea stessa di città: solo così si spiega come osi aggrapparsi alla necessità di mettere da parte la “narrazione del benaltrismo” in un luogo in cui gli abitanti sono costretti dall’ignoranza amministrativa a mettere da parte l’acqua e le buste traboccanti rifiuti. Se uscisse dalla bolla delle illusioni, perfino lui arriverebbe ad intuire che dove lo sguardo è limitato da autoclavi e mucchi di spazzatura è impossibile riconoscere un “futuro diverso” da quello deprimente e mesto dal quale il reggino è oppresso.

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