Il bulldozer di cartapesta

La realtà, si è rivelata molto amara, per Francesco Cannizzaro

Ha bluffato e millantato una forza che, in realtà, sapeva di non possedere. Giocando al rialzo, ha finto di mettere una pietra sopra la candidatura di Antonino Minicuci, minacciando fuoco e fiamme che avrebbero incendiato, dall’interno, il centrodestra, salvo poi mettersi sull’attenti appena arrivato l’ordine esecutivo impartito dal Generale Opportunismo.

La realtà, molto amara, per Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia, è che si è ritrovato in mezzo al guado senza sapere dove andare e senza nemmeno poter contare sulla quantità di liste necessaria per essere competitivi. Ha deposto le armi, dichiarando una ritirata resa ancor più disonorevole perché giustificata da una ragion di coalizione che dimostra quanto velleitaria fosse la sua posizione, fiaccata dalle pressioni giunte da Milano, Roma e Catanzaro. D’altra parte, nel valzer di percentuali assegnate, a chiacchiere, ai vari partiti: “un numero esagerato proprio impossibile” canterebbe Ligabue che non ha mai conosciuto, per sua fortuna alcuni tra i protagonisti più pittoreschi della scena politica reggina, convinti, evidentemente, di vivere a Pechino (oltre 24 milioni di abitanti), l’insensatezza ed il cinismo l’hanno fatta da padroni in queste settimane. Alfiere dell’identità reggina da agitare con fiero orgoglio, il parlamentare ‘azzurro’ si presenta ora ai blocchi di partenza della campagna elettorale su una corsia differente rispetto a quella che aveva promesso di occupare ai suoi ai quali adesso è raccomandato, come se nulla fosse, di unire le forze. Cannizzaro si vantava di poter esplodere fuochi pirotecnici, ma in tasca aveva solo qualche petardo dalla miccia bagnata. Ha commesso errori tattici e strategici, provando a prendersi il centro del palcoscenico dal quale è stato scacciato per ritrovarsi, alla fine, dietro le quinte. Un vulcano spentosi prima ancora di eruttare. Negli anni abbiamo imparato quanto incolore sia Giuseppe Falcomatà, che si ricandida alla guida del centrosinistra. Non immaginavamo che il centrodestra ambisse, con così tanta spregiudicatezza, ad abbracciarne il grigiore piazzando alla casella del via Antonino Minicuci, un brav’uomo di 66 anni probabilmente inconsapevole di quanto capitatogli in sorte. Si è ritrovato ad essere la pietra dello scandalo ed è destinato, grazie a questo genere di compagni di viaggio, ad una corsa in salita che, se terminata con profitto, lo vedrà salire sul gradino più alto del podio, dove non saprà cosa fare, salvo ringraziare chi lo ha sistemato lì senza alcun merito politico. Un risultato, però, tutt’altro che scontato, perché, in virtù delle faide interne alla coalizione ed all’ennesimo spettacolo osceno offerto dai personaggi dell’avanspettacolo politico reggino, lo attende un duello, vero e aperto, con il sindaco uscente. Per motivi differenti, la potenza di fuoco che sono in grado di esprimere i due contendenti, è quella propria dei comprimari al comando di eserciti in rotta. Francesco Cannizzaro si è rassegnato a riporre in un angolo il lavorio compiuto nel corso dei mesi precedenti l’appuntamento elettorale e l’irruzione a piedi uniti nella tenzone si è trasformata nel più ridicolo degli scivoloni. Per anni ha fatto passare di bocca in bocca la certezza che sarebbe stato lui il deus ex machina di ogni mossa del centrodestra reggino ma, in un paio di battiti di ciglia, si è spogliato dell’immagine che lui stesso si era cucito addosso. Un bulldozer smontato pezzo per pezzo dagli ascari di “Capitan Papeete” e la cui bugiarda robustezza è passata sopra Eduardo Lamberti ed i consiglieri comunali di Forza Italia i quali, nel contesto del gioco di squadra proprio della politica, avevano messo la faccia con coraggio e convinzione su un’operazione che, a causa della bandiera bianca inopinatamente alzata dal Coordinatore provinciale del partito, si è rivelata una disgraziatissima Caporetto. Quello che resta di mesi e mesi di parole buttate al vento è la sagoma di un pensionato 66enne di Melito Porto Salvo che vive a Massa, in Toscana e lavora a Genova, imposto dai vertici nazionali della Lega, con i rappresentanti locali curiosi di conoscere, come cittadini qualsiasi, i gusti personali di Salvini, Giorgetti e Rixi. In sintesi il centrodestra ha scelto di superare l’approccio burocratico di Falcomatà ai drammi penetranti nella carne viva della sua città con un burocrate vero e proprio proveniente da un indefinito altrove e fornito di un modo di pronunciarsi inconfondibile: un limite, almeno questo, che l’attuale sindaco non sconta.

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