Il 118 ancora nell’occhio del ciclone: la ricetta di CasaPound passa dalla stabilizzazione

"Nel 2019 è impensabile avere questo tipo di problematiche che mettono a serio rischio la vita dei cittadini"

“Proseguono le problematiche inerenti la carenza di ambulanze disponibili, una situazione inammissibile che mette a repentaglio la vita dei cittadini. Urgono soluzioni concrete”. Sono queste le dichiarazioni di Stefano Mellea, responsabile provinciale di CasaPound Italia.

“La polemica si è riaccesa in seguito al mancato intervento del 118 per assenza di ambulanze disponibili – prosegue il rappresentante di CPI – dinnanzi ad una richiesta di intervento di un cittadino. In realtà, dall’ultima intervista rilasciata dal dottor Antonio Talesa, Direttore del Dipartimento interaziendale CO 118 area Centro, sembrava che il problema si sarebbe risolto. Infatti, aveva annunciato l’arrivo di 28 medici che avrebbero coperto le zone carenti; aveva annunciato, altresì, l’immediato inizio del corso di Medicina generale. Peccato che queste dichiarazioni non siano state altro che uno specchietto per le allodole. Difatti, è vero che il corso di Medicina generale è iniziato, ma durerà tre anni, pertanto prima di questa data non ci saranno medici pronti per la fase successiva e poter far parte delle graduatorie del 118”.

A tutto ciò bisogna aggiungere che i corsi svolti negli anni passati hanno visto, su 150/200 iscritti, una percentuale bassissima di medici che successivamente ha deciso di sostenere l’abilitazione per lavorare nel primo soccorso. Inoltre, analizzando nel dettaglio l’arrivo dei 28 medici, è importante sottolineare che solo 4 unità hanno confermato di voler lavorare per l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Dunque, il problema non è stato risolto”. “Per risolverlo – sostiene il dirigente di CPI – basterebbe che tutti quei medici che hanno deciso di dedicare la propria esperienza al primo soccorso e che si trovano fuori graduatoria, poiché sprovvisti del corso in Medicina generale, ma con altre specializzazioni che consentono adeguata gestione di un primo soccorso in emergenza, vengano inseriti nella graduatoria e passino da contratto determinato con rinnovo ogni 6 mesi, a contratto indeterminato. Se vogliamo descrivere questo passaggio basterebbe una parola: stabilizzazione. Una sicura continuità di lavoro darebbe più tranquillità al medico che lo indurrebbe ad accettare con più serenità di lavorare nel 118. Un contratto a tempo determinato porterà sempre il medico a cercare altri concorsi per stabilizzarsi e la carenza di medici sarà sempre costante.
Un fattore ancora più grave è la carenza di presidi fondamentali. È impensabile che un’ambulanza debba rimanere bloccata ed aspettare anche oltre un’ora al Pronto Soccorso perché mancano barelle e lo sbarellamento del paziente non può avvenire. Nel 2019 è impensabile avere questo tipo di problematiche che mettono a serio rischio la vita dei cittadini”. Chiediamo – conclude Mellea – che l’ente regionale fornisca immediatamente all’Asp tutti i presidi necessari affinché l’operatore possa lavorare in maniera idonea e il 118 esca dall’occhio del ciclone”.

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