I nemici di Reggio

Ha mentito sfacciatamente fino alla fine, lo ha fatto con il sorriso da iena come sempre stampato sul viso, lo ha fatto prendendo per i fondelli quel rimasuglio di inutili idioti che, per schiavitù ideologica, continuano ad indossare i panni degli sguatteri. Sguatteri con la matita in mano nel chiuso di una cabina elettorale, sguatteri da tastiera che sui social ne difendono l’operato non disponendo del quoziente intellettivo sufficiente per capire di essere stati derubati, per sette anni, da un ladro di democrazia. Lo ha fatto con spudoratezza nascondendosi e nascondendo i suoi misfatti, politici e penali, raccontando la frottola che da lì a qualche ora si sarebbe incontrato con le delegazioni dei partiti per accordarsi su una decisione, quella della nomina del nuovo vicesindaco che ne prenderà il posto durante la lunga sospensione conseguenza della condanna per la vicenda “Miramare”. In realtà aveva già formalizzato nel chiuso della sua mitomania, la scelta di affidare la carica all’assessore Paolo Brunetti, colui che in quest’anno estenuante per la pazienza dei reggini stremati dal primo mandato allungato ulteriormente grazie alla seconda sventura (la pandemia), ha gestito Ambiente e Polizia Municipale, dunque i settori di gran lunga peggio amministrati. Si è così fatto beffe dei cittadini, dell’Istituzione che rappresentava, degli alleati (o presunti tali) e delle persone fisiche utilizzate come pedine e carne da macello per i suoi disegni banditeschi. Gli stessi che lo hanno indotto, volgendo idealmente lo sguardo verso il Palazzo di fronte a quello comunale, ad assegnarne le chiavi, come fosse un “Miramare” qualsiasi, ad un certo Carmelo Versace.

Si badi bene, entrambe le nomine, non rispondono ad alcuna logica politica: uno, Brunetti, teoricamente esponente (ma forse nemmeno lui lo sa) di Italia Viva, partitino morto in culla a livello nazionale, figuriamoci da queste parti; l’altro, Versace, incasellato in Azione, altro contenitore politico del tutto immaginario all’esterno del Raccordo Anulare di Roma. Dunque, se nulla c’entrano gli equilibri politici, se nulla sapeva il resto della coalizione, perché Falcomatà ha tirato dritto, con sicurezza risoluta, infischiandosene del resto del mondo? A quali altre logiche rispondono le determinazioni che, premiando Brunetti e Versace, mettono sotto scacco, una città terremotata dal disgraziato settennato del “giovin signore”? Perché ha ritenuto che il professor Tonino Perna, (al momento unica figura che, rassegnando le dimissioni dopo l’umiliante “demansionamento” disposto da un impiegato comunale di categoria C, ha brandito lo scudo della dignità e della sua storia personale) non fosse in grado di garantire lo status quo di cui “il sospeso” mena vanto? Se solo i suoi interlocutori non fossero altro che scialbi politicanti a caccia di un’entrata mensile sulle spalle dei reggini, già nel pomeriggio di venerdì lo avrebbero ridotto al silenzio indicandogli il luogo verso cui dirigersi. Fossero stati amministratori degni di tal nome avrebbero capito, ben prima della formalizzazione della condanna, che sarebbe stato necessario inchiodare il sindaco alle sue responsabilità obbligandolo a programmare una transizione ordinata dei poteri. In caso contrario si sarebbero dovuti dichiarare immediatamente disponibili ad interrompere la consiliatura. Per rispetto nei confronti di se stessi, per rispetto nei confronti degli elettori, per onore personale e politico. Il passaggio di consegne, invece, come le reazioni infantili di queste ore stanno dimostrando, sarà dolorosissimo per le sorti di Reggio Calabria, per l’ennesima volta sacrificata sull’altare degli abietti egoismi di omuncoli dal cervello strappato e messisi, addirittura, nelle condizioni di farsi impartire una lezione di etica e morale da Nino “L’Immortale” Castorina da Roma. Così, tra una miseria umana e l’altra, abbiamo dovuto assistere, tra l’altro alla scenetta comicamente intimidatoria di cui, davanti alla telecamera di RTV, è stato protagonista uno stordito Brunetti. Pescato dalla troupe all’interno di Palazzo San Giorgio e non sapendo cosa dire per mancanza di consuetudine con l’indipendenza del pensiero, con le prescrizioni dell’educazione e della grammatica, si è lasciato andare ad una sconclusionata minaccia contro gli operatori dell’informazione che qualifica in maniera esemplare il soggetto. In queste ore, frattanto, si sono ufficialmente aperte le ricerche di quel gruppuscolo di sigle che si fa chiamare “centrodestra”: dal cugino della vicepresidente della Giunta regionale, che di mestiere, al momento, fa il Deputato, al più trascurabile dei consiglieri comunali, non una posizione ufficiale è stata assunta. Fanno credere agli allocchi che a fare il loro sporco lavoro possano essere i coltelli grondanti sangue nelle stanze del centrosinistra e fingono di non sapere che, sul cadavere della città, Giunta e consiglieri di maggioranza continueranno a ballare ubriachi di alterigia fino a quando non cadranno sul pavimento della pochezza ricoperti dai conati sputati fuori da intestini gravidi di infamia e vigliaccheria.

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