I “morti” di cui preoccuparsi a Reggio non sono soltanto quelli votanti

Era stata presentata come una manifestazione di popolo, ma il popolo, in overdose di apatia anestetizzante, si è fatto scivolare addosso il generoso, ma fallimentare, tentativo di coinvolgimento. E’ questa la summa del sabato pomeriggio che i rappresentanti del centrodestra avrebbero voluto segnasse una possente spallata allo status quo avvelenato da brogli elettorali e castorinate assortite appalesandosi, però, come il triste sfogo di una sparuta, molto sparuta, nicchia della città, peraltro accomunata solo dalla riprovazione, non dalle soluzioni.

Da una parte i militi che, sull’attenti davanti alle frasi fatte, persistono nel richiamarsi con finta ingenuità ai tempi (senza limiti né pudore) della giustizia. Dall’altra gli implacabili che, non perdendo spinta emozionale, non mollano la presa, come l’avvocato Oreste Romeo, continuando a pressare i consiglieri della propria fazione politica affinché, mediante l’arma carica delle dimissioni accompagnate dalla rinuncia preventiva dei non eletti, sottraggano legittimità alla massima Assemblea elettiva cittadina. Uno spettro di posizioni e idee già troppo ampio rispetto alla platea attivamente coinvolta che, scarna com’è, non gode della vitalità essenziale per nascondere il gravissimo problema di equilibrio democratico determinatosi, ormai da troppi anni: Reggio Calabria manca di un’opposizione di centrodestra a Giuseppe Falcomatà e, quel che è peggio per il corretto funzionamento dell’impianto istituzionale, nulla di nulla dalle parti di quella compagine si intravede di sostanziale ed efficace. Essere sprovvisti del corredo adatto a coinvolgere passionalmente l’opinione pubblica di fronte ad uno scandalo di siffatta portata riducendosi a far uscire di casa una quantità di individui di poco superiore rispetto alle liste presenti sulla scheda elettorale è sintomatico di quanto stia arrancando il centrodestra reggino nella scalata ardua verso il consenso. Come può non essere giudicata con un severa valutazione negativa una coalizione che persegue a battere la strada dell’abbaglio non assumendo, nei Palazzi ed all’esterno di essi, tra le proprie responsabilità principali quella di istituire un coordinamento stabile guidato da una leadership credibile e popolare in grado di indicare la via al culmine di un percorso segnato da confronti costanti e non estemporanei e personalistici? Basti pensare che all’appuntamento in Piazza Italia, tra i pochi presenti, non figurava, addirittura, il consigliere Antonino Minicuci che, evidentemente inappagato dai danni provocati dalla sua sconcertante candidatura a sindaco, ha avuto l’impudenza di riproporsi anche in occasione del rinnovo del Consiglio Metropolitano, assurdamente racimolando qua e là nella Piana i consensi minimi per consentirgli di esercitare, da oltre mille chilometri di distanza, un mandato offensivo nei confronti del popolo di Reggio e provincia. Questo è il dipinto e quanto esso sia un falso, nemmeno d’autore, è ben visibile anche al buio delle idee e delle strategie. Finché il centrodestra che dovrebbe avversare il sistema falcomatiano sarà preda di interessi particolari impossibili da concatenare in un unico collante composto da preparazione, capacità, prestigio e reputazione, questa rimarrà la città in cui i morti di cui occuparsi e preoccuparsi non sono soltanto quelli votanti, ma anche quelli inconsapevoli di essere defunti da un pezzo.

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