I maestrini di Palazzo San Giorgio hanno saltato la scuola di comunicazione, non quella di umorismo senza contegno

La comicità, quando non voluta, sa regalare vette inimmaginabili

La comicità, quando non voluta, sa regalare vette inimmaginabili da raggiungere a chi si atteggia a serioso professorino aduso a bacchettare discoli e somari.

E’ quello che capita, talvolta a chi, per lavoro, mette in bocca ai soggetti più improbabili frasi che, sibilate dalle loro lingue, suonano prima paradossali e poi, appunto, cariche di involontario umorismo. Maestri di tal fatta, e difficilmente superabili in questa invidiabile arte, abitano tra le stanze di Palazzo San Giorgio, sede del Municipio di Reggio Calabria, dove in tanti regnano nel tentativo di adoperarsi con l’intento, mai raggiunto, di gestire la comunicazione istituzionale dell’Amministrazione targata Giuseppe Falcomatà. Sono già stati innumerevoli i casi eclatanti in questo senso, ma è facilmente percepibile la sensazione che, con l’approssimarsi della scadenza elettorale, saranno oltrepassate le Colonne d’Ercole della sfacciataggine. Ne è lampante riprova quanto contenuto in una nota a firma dei poveri capigruppo di maggioranza che, a parte la firma, con ogni probabilità, non hanno messo altro. In essa si vaneggia di una presunta, ma mai riscontrata, “attività di comunicazione”, rafforzata, pensate un po’, da una invidiabile capillarità “attraverso i social media”, grazie alla quale i cittadini di Reggio Calabria sarebbero stati “notiziati ogni giorno di tutte le attività e dei motivi di una scelta”. Ora, a parte la scadente qualità dei termini utilizzati per prendere una posizione simile, fa sobbalzare questa sicumera, tale per cui l’unica spiegazione possibile è che l’opinione pubblica, almeno quella più avvertita, alla fine dell’ottobre del 2014 ha, tutta insieme, fatto ingresso in un vuoto spazio-temporale tale da sballottarla in epoca diversa ed in altro luogo ben differente da quello della sponda calabrese dello Stretto. Perché, sebbene le responsabilità oggettivamente ascrivibili al Primo Cittadino costituiscano un fardello troppo pesante (in qualità e quantità) per essere sopportato dalle spalle, pur possenti, di un’intera comunità, quella della totale assenza di condivisione della politica amministrativa è la più grave tra tutte. Un’assenza, fisica e psicologica, che non può essere perdonata. Suona, pertanto, come una derisione beffarda la considerazione, (sempre riportata nel provocatorio comunicato vergato per rispondere alla grandinata di accuse piovute sull’Amministrazione comunale in occasione della conferenza stampa di giovedì mattina durante la quale i consiglieri comunali del centrodestra hanno messo il dito nelle purulente piaghe provocate dall’inefficienza, dall’assenza di trasparenza e sofferte da un intero popolo) secondo cui: “Questa amministrazione infatti se ha una pecca, è quella di comunicare troppo, come spesso viene lamentato da qualcuno”. Falso, oltre che beffardo, per la banalissima ragione che oggetto delle rimostranze non è l’eccesso di comunicazione, visibile solo ad sguardi particolarmente fervidi di fantasia, ma la selfite che, d’un tratto, colpisce il sindaco risvegliandolo all’improvviso dal sonno profondo nel quale è piombato una volta entrato a Palazzo San Giorgio, abbandonando a sé stessa una città che, infatti, sbanda rovinosamente perché del tutto priva di leadership e fuori controllo. A fedelissima testimonianza di quanto sia ingannevole il contenuto dell’atto formalmente partorito dalla maggioranza è sufficiente ricordare loro che per mesi e mesi nessuno si è degnato di aprire bocca sulla scandalosa assenza di acqua. A meno che la colpa fosse, senza dubbio alcuno, ascrivibile, a SORICAL: in quel caso, con la rapidità dei ghepardi, ci si affretta a specificare che, per carità di Dio, se nei vostri rubinetti non si scorge traccia di liquido, non guardate in questa direzione, ma prendetevela con altri. Un silenzio, però, interrotto dalla (per ora finta) inaugurazione della Diga del Menta, accompagnata da promesse mirabolanti circa la definitiva fine della sete per Reggio Calabria: una chimera, almeno per il momento e l’elenco delle mancanze, naturalmente, potrebbe continuare ad oltranza, senza soluzione di continuità. A questo proposito, visto che Falcomatà oggi si è arrampicato sulle impervie salite dei temi politici nazionali manifestando disappunto per l’impostazione che, nel dibattito, sta assumendo il regionalismo differenziato, gli consiglieremmo di badare alle differenze appunto, ad oggi siderali, tra il livello di rispetto nei confronti dei cittadini esistente in qualsiasi angolo del Veneto, per esempio, e la spudorata strafottenza nei riguardi delle sofferenze patite ogni giorno dai reggini. Si faccia un giro nella terra nemica della Lega e s’informi su come funziona a quelle latitudini la comunicazione pubblica. Dopo aver preso appunti e studiato a memoria ritorni pure alla base. E, siccome alle carnevalate irridenti qualcuno nel Palazzo di Città, ci ha preso gusto, si è arrivati addirittura a toccare la cima dell’impudenza rivendicando che: “Non solo i cittadini sono informati su ogni cosa, ma grazie ai processi partecipativi attivati, concorrono a determinare le decisioni della politica”. Una perla rarissima di assurdità che sarebbe blasfemo anche solo commentare.

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