I fuorilegge (e la mollezza delle sentinelle)

La Reggina ha vinto, Reggio, nelle sue articolazioni istituzionali e in una porzione della sua comunità, è stata umiliata sul campo della civiltà

Capita che spesso ad essere oggetto di critica non sia la sostanza, ma il principio: base di partenza per chi desideri assicurare pulizia mentale e ordine civile.

Caratteristiche, entrambe, che fanno difetto al sindaco di Reggio Calabria la cui inutilità è stata ratificata, proprio come ha fatto il Consiglio Federale in merito alla promozione della Reggina in Serie B, dal pandemonio senza riguardo scatenatosi all’Arena “Ciccio Franco”, dopo quello allestito nell’immediatezza della’ufficializzazione. Sono tante le domande da porsi, tutte banali, tutte dettate da un elementare buonsenso. Non hanno bisogno di risposte, sono retoriche e, in un luogo civile, non amministrato da inetti, determinerebbero serie conseguenze su spinta di un’opinione pubblica matura e cosciente del proprio valore. “Dovremo, fin da ora, essere ben chiari. Non si possono fare festeggiamenti, cortei. Anche per rispetto alle vittime del Covid. Gioiremo in maniera sobria e moderata”. Parole al vento, come purtroppo la città è stata abituata ad ascoltare ed a leggere, concepite da Giuseppe Falcomatà poco più di un mese fa. Pensieri rimasti tali, incapaci di tradursi in azioni concrete: l’ennesima manifestazione dell’invisibilità della guida di una città sbandata e che oggi, sabato, si ritrova a discutere animatamente di quanto successo nella serata di venerdì. Un’orda di tifosi che, in barba a qualsiasi norma adottata per contenere Covid-19, ha riempito l’Arena Ciccio Franco a suon di cori e fumogeni. Una sbornia collettiva organizzata per salutare festosamente un evento che inorgoglisce la città, ma avrebbe dovuto essere evitata per un unico motivo: non poteva svolgersi. Tutti dovrebbero essere d’accordo su un elemento comune: le regole non devono essere infrante, pena la sopravvivenza di una società. Non ha senso, in questa circostanza, la separazione “culturale” tra “aperturisti” e prudenti, ottimisti e pessimisti: ad essere stata calpestata, per esplicite responsabilità di coloro i quali avrebbero avuto il dovere inderogabile di far rispettare le norme, è stata la base stessa della convivenza civile. Dopo quanto visto qualche ora fa, nell’indifferenza colpevole di Amministrazione comunale e Forze dell’Ordine, come si permetteranno da oggi, in poi, i rappresentanti dell’una e delle altre, a limitare i movimenti quotidiani della stragrande maggioranza di cittadini che, ogni giorno, malvolentieri o convinti poco importa, si attiene scrupolosamente alle prescrizioni imposte? Respirando a fatica sotto una mascherina, imprecando in file infinite per entrare, per pochi minuti, in un negozio i cui proprietari sono costretti a sopportare costi esorbitanti pur di rimanere fedeli alle disposizioni di legge, tempi contingentati, risorse economiche dilapidate, incassi di piccole e grandi aziende ridotti al lumicino con prospettive che si profilano disastrose: tutto finito sotto i piedi per colpa di un rozzo disinteresse nei confronti di quella parte preponderante del popolo reggino. Obbligati per mesi a rimanere, impauriti, dentro casa; costretti, tuttora, a compiere sacrifici anche solo per fare la spesa, eppure mortificati dalla tracotanza dei pochi e dell’impassibile noncuranza di chi avrebbe dovuto vigilare e, chissà perché, non lo ha fatto. Che questa plateale dimostrazione di prepotenza collettiva sia stato celebrata con la connivenza di Palazzo San Giorgio e Forze di Polizia costituirà un precedente pericolosissimo che rischia di cancellare completamente qualsiasi forma di ossequio nei confronti delle istituzioni. Esse non sono state in grado di tutelare gli interessi di una comunità intera messa sotto scacco da una minoranza rumorosa che, a prescindere dal fatto abbia o meno messo a repentaglio la salute pubblica, ha palesato che della città di cui si dice innamorato, anche tramite la sua squadra più rappresentativa, se ne strafotte. Una folla di individui che, a partire da venerdì sera, ha perso il diritto di scagliarsi contro le colpe del sindaco e della sua cricca e di lamentarsi dell’illegalità dominante da Catona a Pellaro. La Reggina ha vinto, Reggio, nelle sue articolazioni istituzionali e in una porzione della sua comunità, è stata umiliata sul campo della civiltà.

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