I due bomber della simulazione

Succede sempre quando gli arnesi della comunicazione politica sono nelle mani di sprovveduti che si dilettano ad immaginarsi rappresentanti istituzionali: un’azione, che potrebbe essere sostenuta da motivazioni razionali distinte e distanti dal populismo impossessatosi di ogni spazio della vita pubblica, diviene uno scandalo gravido di conseguenze perché la toppa è peggio del buco. Sporca, lacera, sudicia, recuperata in qualche polveroso cassetto in cui sono conservate tutte le minchiate da svendere al mercatino delle imbecillità dove i clienti non mancano mai e loro, nani che si alzano la mattina dopo aver sognato di essere giganti, lo sanno.

Nino Spirlì e Giuseppe Falcomatà, la strana coppia, attorniata dalla consorte del Primo Cittadino e da altri eminenti rappresentanti del Nullismo imperversante a Palazzo San Giorgio, non hanno rinunciato all’invito della Reggina che improvvidamente li ha voluti allo stadio “Granillo” per la partita tra gli amaranto ed il Vicenza. Ancor più incauto, e anche questa non costituisce una novità, è stato il facente funzioni della Cittadella intitolata all’ex presidente Jole Santelli che non ha resistito al facebookismo dal quale è affetto patologicamente e si è precipitato a pubblicare sul social network le foto che immortalavano i due “bomber della gaffe”. Da lì in avanti è stato un assedio da parte degli utenti calabresi che hanno chiuso nella loro area di scarso rigore Spirlì e Falcomatà e cominciato a tirare bordate da tutte le parti. Un attacco forsennato che non ha lascato loro scampo. Il filo conduttore della trama di gioco, banale ma efficace: in una domenica che segna il record di nuovi contagi in Calabria, con gravi disservizi sanitari segnalati dal Pollino allo Stretto, con una campagna vaccinale che colloca questa regione in coda alla classifica per numero di dosi somministrate e con tutti i disagi annessi e connessi anche superflui da elencare, voi non trovate di meglio che spaparanzarvi sulle comode poltroncine del “Granillo”? Pur di non dare fiato agli ultrà da tastiera, sarebbe stato il caso di soprassedere, ma a far capitolare le resistenze sono state le giustificazioni dissennate del duo. Il capo facente funzioni dell’Esecutivo calabrese, già nel tardo pomeriggio di domenica, ha scelto con spregiudicatezza, ma senza costrutto né ordine logico, la tattica del contropiede, tentando di sorprendere gli avversari con la sponda della titolarità ad essere allo stadio in quanto Delegato allo Sport. Dunque, c’è da aspettarsi, d’ora in poi, che possa spuntare ovunque ci sia una pallina, una palla o un pallone. Nulla da eccepire, evidentemente ha tempo libero a sufficienza per godere delle gesta di squadre e atleti calabresi spostandosi su e giù da perfetto talent scout. Come un Mazzarri qualsiasi al termine di una partita persa, sempre giocando sul campo virtuale di Facebook, si è poi lamentato dell’universo mondo snocciolando il rosario di tutte le ragioni esistenti perché i contestatori avevano torto e lui, solo lui, ragione. Quando la partita sembrava ormai persa, però, Falcomatà, con uno dei suoi colpi migliori, la simulazione, in piena zona Cesarini stamattina ha estratto dal cilindro la giocata di classe, quella che chi lo conosce sa essere nelle sue corde: “E’ giusto che il sindaco vada a fare un saluto di garbo istituzionale alla massima autorità regionale presente in città”. Tradotto: al sindaco della partita non importava un fico secco, fosse stato per lui sarebbe rimasto a casa a preparare cudduraci, di cui è incontrastato Imperatore. Invece Spirlì, con l’improvvisata domenicale, ha scombinato i piani di famiglia e, allora, via, con moglie al seguito, dritti verso l’arena degli eroi amaranto, Siccome egli non sa nemmeno cosa significhi mentire e siccome egli non sa nemmeno cosa voglia dire sputare stupidaggini dalla bocca, è chiaro che la sorpresa inattesa preparatagli dal presidente facente funzioni della Regione lo ha scombussolato così profondamente da aver dimenticato le altre circostanze, poche per amore di verità, in cui il sindaco si è recato al “Granillo” nel corso di questa stagione. Sarebbe, a questo punto, appena il caso di ricordare che l’accesso, in virtù dei protocolli anti-Covid, è riservato ai soli addetti ai lavori. Avendo il Primo Cittadino abbandonato ormai da tempo l’attività agonistica che, da esterno fluidificante, lo ha visto impegnato sui campi da gioco, in occasione della partita tra Reggina e Vicenza, si è limitato pertanto ad aggiungere un’altra “forzatura” ad altre compiute nel recente passato. Un peccato, perché da esperto ex difensore dovrebbe saperlo: per fermare l’attaccante che sguscia in direzione della porta non serve entrare a gamba tesa (in questo caso sui fatti per come si sono verificati), ma è sufficiente un tocco lieve, quel che basta per sbilanciarlo. L’arbitro non vede, l’arbitro non fischia.

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