I calabresi vomitano insulti su Oliverio, ma ad essere odiata è la Regione

L'ultimo caso è stato rappresentato dall'intervento di Oliverio per difendersi dagli attacchi mossi da Salvini

Le dinamiche sono sempre identiche, le parole che esprimono rabbia, collettiva più che individuale, simili e, di conseguenza, le reazioni da esse derivanti nelle urne saranno, verosimilmente, analoghe.

Al centro del ragionamento un’esperienza che tocca da vicino “ilmeridio.it”, ma di cui altre testate potrebbero essere facili testimoni: non c’è pubblicazione che riguardi Mario Oliverio a non essere seguita da una sequela di offese ed improperi che vanno ben al di là del merito legittimo delle critiche avanzabili nei confronti di un esponente politico su cui gravano responsabilità di vertice. L’ultimo caso è stato rappresentato, nella serata di sabato, dall’intervento approntato dal presidente della Regione per difendersi dagli attacchi mossi da Matteo Salvini due giorni fa a Catanzaro. Il tono delle contestazioni, di pancia, istintive, riversate su Oliverio è stato tale che si è reso necessario, per mantenere il dibattito entro limiti inderogabili di civiltà, cancellare numerosi commenti scritti sulla nostra pagina Facebook. Il paradosso è che nella circostanza il massimo esponente della Giunta regionale si è limitato ad elencare parte dei provvedimenti adottati dal suo Esecutivo nel corso della legislatura così da metterlo a confronto, a suo dire, con l’assenza di risultati prodotti dall’attività del ministro dell’Interno per il miglioramento delle condizioni della popolazione calabrese di cui pure è rappresentante eletto. Due posizioni inconciliabili, ma a lanciare strali nei confronti di uno dei due contendenti sono stati solo i contestatori in servizio permanente effettivo contro il presidente della Regione. Un dato di fatto che apre il campo ad una serie di riflessioni che superano abbondantemente il destino di Oliverio: qui non è in gioco la sua difesa d’ufficio sul lavoro svolto e che ha interessato,per esempio, la stabilizzazione dei precari, l’ammodernamento della ferrovia jonica o la creazione della Zona economica speciale. Le rivendicazioni avrebbero potuto riguardare una miriade infinita di provvedimenti, ma l’esito sarebbe stato diverso: l’opinione pubblica detesta Oliverio addossandogli responsabilità che vanno ben al di là delle sue stesse competenze, al di là dei suoi stessi demeriti, vedi quelli nel delicatissimo settore della Sanità da anni oggetto di un commissariamento che ha massacrato, letteralmente, i cittadini calabresi, a suon di tagli indiscriminati e sacrifici del diritto alla salute sull’altare del dio denaro. E’ solare che le colpe del presidente della Regione siano ben presenti, visibili e non giustificabili, a partire dal peccato capitale ed originale di non aver messo assieme una Giunta politica formata da rappresentanti democraticamente eletti sul territorio, preferendo non toccare gli equilibri diabolici del Partito Democratico e del centrosinistra ed affidandosi a “tecnici” esterni o sedicenti tali che nessuno conosceva al momento del loro insediamento e, cosa ancor più grave, nessuno sa chi sia ancora adesso che il loro mandato è finalmente prossimo alla conclusione. Ciò ha determinato, inevitabilmente, uno scollamento con la sua stessa parte politica ben rappresentata dalle posizioni assunte in un breve arco temporale dall’ex deputato Brunello Censore, passato dall’offerta della cittadinanza onoraria di Serra San Bruno ad una battaglia senza esclusione di colpi, o a quelle prese, a intermittenza dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, più o meno vicino ad Oliverio a seconda delle stagioni. Si badi bene, peraltro, che l’astio vomitato nei confronti del Capo della Giunta calabrese precede, e di parecchio, l’apertura di inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto. Anche su questo, a dire il vero, ci sarebbe molto da dire, se è vero come è vero che in almeno due indagini la Procura della Repubblica di Catanzaro ne pretendeva l’arresto venendo bloccata, nei suoi assalti, dall’ufficio del Giudice delle Indagini Preliminari, che non ne ha mai ravvisato i presupposti optando per misure restrittive meno afflittive. Il punto dirimente, tuttavia, è ben diverso, e trascende la figura di Oliverio, perché è sufficiente avere una dose minima di memoria per ricordare che nello stesso vortice avverso sono incappati, prima di lui, Giuseppe Chiaravalloti ed Agazio Loiero, fino a Giuseppe Scopelliti, tutti destinatari di fischi, insulti e campagne di odio che, infatti, non hanno mai contemplato una riconferma, ma un’uscita di scena poco gloriosa, senza distinzioni tra centrodestra e centrosinistra. Dall’elenco dei presidenti eletti direttamente dal popolo è stato deliberatamente escluso il primo, Giuseppe Nisticò, sulla tolda di comando dal 1995 al 1998, perché del suo passaggio, a dispetto della memoria di cui sopra, non è rimasta traccia. La verità è che qui è in ballo il rapporto tra i cittadini e l’istituzione Regione, mai percepita come vicina alle esigenze di un popolo stremato dalle difficoltà e dai disservizi. Né lontana come tutto ciò che succede a Roma tra le aule parlamentari e Palazzo Chigi né prossima come la municipalità comunale: la Regione è rimasta storicamente in mezzo al guado, con competenze concorrenti con lo Stato nazionale ed un abbozzo di autonomia che sarebbe stato opportuno, visti gli esiti, non concedere, altro che regionalismo e federalismo. Anche perché, onestà intellettuale pretenderebbe che chi esprime un giudizio, positivo o negativo che esso sia, su una qualsiasi esperienza politica ne motivi razionalmente, e con cognizione di causa, le ragioni: il che non è, perché i provvedimenti di una Regione come quella calabrese, sommersa da problemi atavici e giganteschi, non “arrivano” all’elettore medio che, dunque, brancola da una parte all’altra con la bava alla bocca a caccia della preda da addentare senza mai saziarsi. Siamo, quindi, di fronte, ad un fallimento, politico e fattuale dell’Ente Regione, che in un Paese seriamente interessato a migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti, ne determinerebbe una radicale riformulazione per stroncare una volta per tutte una macchina mangiasoldi improduttiva, inefficace ed irrilevante: un’utopia che tale resterà per sempre perché a dettare legge saranno, invece, gli esempi positivi visibili nelle aree ricche della Penisola.

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