I titoli di coda stanno scorrendo come meritato: come meritato dal cosiddetto sindaco, come meritato dalla maggioranza del cosiddetto centrosinistra, come meritato dalla minoranza del cosiddetto centrodestra, come meritato dalla cosiddetta opinione pubblica limitatasi a 11 anni di invettive senza che mai queste fossero seguite da manifestazioni popolari, proteste di piazza, rivendicazioni concrete di diritti calpestati e derisi.
Quella andata in scena oggi in un’Aula dove tutti hanno parlato, ma nessuno ha ascoltato in un dialogo tra sordi è stata la solita cialtronata a cui queste due consiliature ci hanno abituato: minacce, penultimatum, ipocrisie, rancori diffusi covati sotto la difesa strenua dei propri interessi personali.
Una situazione di stallo in cui Falcomatà tira dritto mentre trapelano notizie di presunte dimissioni immediatamente smentite, mentre i consiglieri del suo partito, il cosiddetto PD, escono dall’Aula dopo aver letto un documento che avrebbero potuto scrivere, parola per parola undici anni addietro, ma non lo hanno mai fatto per la vigliaccheria da sempre cifra caratteriale, salvo sporadici ed eccezionali casi personali, dei compagni di sventura di questo viaggio triste e lento.
Gruppi consiliari inventati da un minuto all’altro, nudi di valori, di ideali, di idee, se non quella, tipica dei mendicanti, di riparare sotto un tetto in grado di reggere alle intemperie dei rimpasti e dei periodici colpi di testa figli partoriti dal colonizzatore unico di Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro, sedi istituzionali ridotte a monumenti eretti all’inchino servile col cappello in mano da ritirare solo dopo aver annusato la muffa di qualche strapuntino.
Una confusione habitat ideale per scorribande su praterie che si distendono a perdita d’occhio per accordi trasversali, sottobanco, traditori della città. Per accordi che sono storicamente all’origine del “sacco di Reggio”, morale e politico, culturale e amministrativo. Accordi che nella loro volgarità sono facilmente intuibili da chiunque e che, consentono, per esempio, ad una ex barricadera di Forza Italia in Consiglio comunale come Mary Caracciolo di varcare senza battere ciglio la soglia dell’inferno falcomatiano anche solo per un tozzo di tragitto. Fin troppo banale comprendere che il sindaco, oggi arrivato all’ultimo metro della sua corsa matta e disperata verso lo Zero, non abbia pensato autonomamente al nome della già forzista quale nuovo assessore, ma che qualche mente molto poco raffinatissima lo abbia indotto a sceglierla sull’altare di intese silenti al cospetto dell’onestà intellettuale.
(Quasi) Tutti in piedi stamattina al termine del discorso che ha fatto calare il sipario sulla sindacatura Falcomatà, (quasi) tutti in piedi plaudenti e compiti, cosiddetti alleati di centrosinistra e cosiddetti avversari di centrodestra che mai tali sono stati: mai. Mancava solo quel pizzico di commozione che avrebbe reso ancora più comica e patetica una sceneggiata del loro medesimo livello: infimo.
Una Fiera dei Cialtroni a cui c’è da augurarsi siano subito apposti i sigilli, quantunque la morte naturale sia fissata per la prossima primavera, perché è in mezzo al fango ed alla polvere delle faide interne per un pugno di poltroncine che questi sciacalli della mala amministrazione devono terminare il loro cinico girovagare attorno alle rovine di Reggio che un tempo fu città.