“GiovaMenti” denuncia: “La Casa della Salute di Chiaravalle è fuori servizio”

“La Casa della Salute è in condizioni disastrose sia dal punto di vista strutturale che dei servizi. A Chiaravalle la sanità si può definire fuori servizio”. La rilevazione è del movimento “GiovaMenti” che ribadisce come “non ci sia la reale volontà politica delle istituzioni locali e dei vertici Asp di impegnarsi affinché i servizi ci siano per davvero e possano addirittura essere efficienti”.

“L’incontro che si è tenuto la scorsa settimana presso il comune di Chiaravalle promosso dalla direzione generale dell’Asp con i sindaci del comprensorio – spiega il gruppo – rafforza la nostra tesi. In quell’occasione è stato illustrato il ‘Piano delle Attività Territoriali’, attività volte ad analizzare i bisogni del territorio ed evidenziare gli interventi che possono essere utili a migliorare la qualità dei servizi sanitari erogati ed implementarli.
Una domanda – prosegue il gruppo – ci sorge spontanea: i sindaci e i dirigenti Asp, a parte affrontare l’argomento su carta, si sono mai recati ad effettuare una prenotazione alla Casa della salute? Evidentemente no, perché altrimenti, lì, avrebbero trovato tutte le risposte sui bisogni dei cittadini e sulla qualità dei servizi.
Noi invece ci siamo stati lunedì 3 dicembre e ora vi diremo com’è andata.
Siamo arrivati alle 8:30 abbiamo preso il numero A045, 38 persone in coda, la prenotazione è stata effettuata alle 11:11, dopo un’attesa di ben 2 ore e 40’ abbiamo avuto la fortuna di prenotare la visita per il 3 Aprile 2019. La fortuna, direte voi?
Eh sì – continua il racconto – perché ci sono stati anche pazienti che dopo ore di attesa non hanno potuto effettuare la prenotazione in quanto per alcune visite specialistiche le prenotazioni sono pressoché bloccate. Inoltre non è più possibile effettuare nella stessa mattinata la prenotazione per analisi di laboratorio e poi recarsi a fare il prelievo. Ciò vuol dire che una persona deve perdere due mattine intere per delle semplici analisi del sangue. Non finisce qui…capita quotidianamente che alcuni pazienti, dopo aver fatto l’impegnativa dal medico curante, vadano a prenotare la visita specialistica e che l’impiegato non possa procedere per via di errori banali, magari dovuti ad incongruenze formali tra i programmi utilizzati dai medici di base ed il sistema di prenotazione. Dunque bisogna di nuovo recarsi dal medico e poi a prenotare la visita ripetendo la trafila dal principio, insomma anche il più paziente dei pazienti perderebbe la calma. Ed è infatti dovuto a questo che poi i medici passano per incompetenti perché ‘sbagliano’ le impegnative e gli impiegati come scansafatiche perché ci mettono troppo tempo a smaltire la fila.
Ciò comporta che i pazienti si trovano spesso costretti a recarsi in strutture private accreditate dove la loro richiesta viene soddisfatta con efficienza e in tempi brevi (alla faccia della sanità pubblica e delle risorse che finiscono nelle tasche dei privati anziché negli investimenti necessari)”.
“Per ovviare a queste disfunzioni – sottolinea ‘GiovaMenti’ – basterebbe un controllo sui programmi utilizzati dai medici che emettono l’impegnativa e il servizio accettazione per far si che ci sia univocità sui codici e le diciture da inserire.
Questa è una possibile soluzione che ci permettiamo di suggerire.
Comunque, se veramente i vertici Asp vogliono migliorare e implementare i servizi, le persone da incontrare sono innanzitutto i medici e i dipendenti Asp che tutti i giorni si confrontano con i pazienti e le loro necessità. Dovrebbero recarsi di persona nelle strutture affinché si possano rendere conto delle condizioni strutturali in cui versano i luoghi pubblici. Altro che incontri inutili e tavole rotonde senza costrutto!
Avere un quadro chiaro dei servizi che si vogliono migliorare, di quelli da implementare e anche di quelli da eliminare è indispensabile in previsione della costruzione della nuova struttura.
Non capiamo come si possa redigere un progetto di una Casa della Salute senza sapere per quali servizi vada predisposta. Al netto dei vari annunci che di anno in anno si susseguono e delle ruspe che, ad oggi, non stanno lavorando – è la conclusione – noi continuiamo a domandarci come si possa progettare un contenitore senza sapere cosa deve contenere”.

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