Giannetta, Furgiuele e la finta rivoluzione degli ex

Passando in rassegna le dichiarazioni che, nella mattinata di venerdì, si sono assunte l’onere di riempire il vuoto di contenuti svolazzante durante l’iniziativa organizzata per presentare la candidatura di Domenico Giannetta, folgorato da Roberto Vannacci sulla via delle Suppletive del 27 e 28 settembre per il Collegio 05 di Reggio Calabria, pare di essere stati invitati alla Fiera Nazionale del paradosso e del pensiero al contrario.

Un Movimento, quello fondato dall’ex vicesegretario nazionale della Lega, che, costitutivamente, è diventato il ricettacolo naturale degli ex, a partire dal suo rappresentante in occasione della prossima competizione elettorale: ex capogruppo di Forza Italia, già consigliere comunale e sindaco di Oppido Mamertina, già consigliere e assessore provinciale, già parlamentare, già pluriconsigliere regionale, già incapace, nonostante una vita spesa per la politica e le spese della politica per lui, di depositare, secondo le prescrizioni normative, la lista che aveva approntato per le Comunali di Reggio Calabria.

A celebrare il matrimonio in seconde nozze tra l’ex — è una condizione imprescindibile — consigliere della Comunità Montana Versante Tirrenico Meridionale e Futuro Nazionale è Domenico Furgiuele, ex — un requisito probabilmente indispensabile per l’ingresso nelle milizie vannacciane — Coordinatore regionale di Noi con Salvini ed ex Deputato della Lega.

Una beffa semantica: che il destino di Futuro Nazionale, di impronta militaresca, sia stato affidato alle mani di chi ha nel proprio passato la fonte delle proprie fortune. Personificando una naturale evoluzione del grillismo, rivendicano di voler «spaccare questo schema della politica», quello stesso schema che favorisce parenti e amici degli amici e sulla cui sella, però, è montato lesto il Generale quando Salvini, contestato per questo dall’intero Stato Maggiore del partito, lo fece accomodare con un colpo di mano contrario alle prescrizioni stringenti dello Statuto federale.

Mai militante, mai impegnatosi sul territorio, un marziano rispetto alla base che del partito ha costituito storicamente l’asse portante, ha imboccato una scorciatoia riservata ai privilegiati che oggi, facendosi scudo di una facilissima retorica populista, chiacchiera di voler combattere.

Intanto farà in tempo a mandare allo sbaraglio Giannetta, al quale, tuttavia, non si può non dar ragione su un paio di concetti espressi in occasione della manifestazione di venerdì.

Motivando la sua decisione di abbandonare, di nascosto e alla chetichella, Forza Italia, è stato sopraffatto da un moto di sincerità quando ha lamentato l’assenza di riconoscimento del merito. E ha ragione, perfettamente ragione, perché, se così fosse stato, sarebbe stato impossibile per un soggetto la cui azione politica è stata finora tanto lunga quanto impercettibile raggiungere consensi robusti e incarichi prestigiosi, che certo non sono spiegabili con il valore dimostrato.

E l’ex consigliere comunale di Oppido ha ragione da vendere anche nel sottolineare il pregio del coraggio, ma non suo, come crede, bensì quello degli elettori che, quantunque in tanti anni non abbia lasciato nemmeno una misera testimonianza di produzione di bene comune, hanno continuato a premiarlo nelle urne.

Impresa che non potrà riuscire da qui a quattro settimane, nonostante si sia autoproclamato campione di regginità. Che poi il mandato parlamentare preveda la rappresentanza dell’intera nazione e non di un collegio è qualcosa di irrilevante per coloro i quali, come i militi «vannacciani», hanno fatto della fuffa linguistica, condita da bugie spassose e tradimenti grossolani, il cuore del loro avvento sulla scena politica.

E, a proposito di ambigui sotterfugi, Furgiuele, un altro soggetto che certo non difetterà di virile coraggio cameratesco, avrà gioco facile nell’annunciare urbi et orbi i nomi e i cognomi dei consiglieri comunali scalpitanti dietro la porta di Futuro Nazionale, impazienti di farvi ingresso a passo d’oca.

Però, con il Responsabile in Calabria, non si scherza: loro non prendono i primi che bussano, loro sono lì a vivisezionare curriculum e storia. Specchiati e adamantini, devono brillare.

Nessun trombato a caccia di un angolino si illuda che gli siano spalancati prati fioriti: eppure, non vorremmo essere indelicati, ma dalla sequenza senza soluzione di continuità di ex la sensazione è che siano già tanti ad essere sfuggiti al “ferreo” controllo.

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