Gianluca Callipo torna a parlare: “Accuse ingiuste. Ma ho pesato la mia vita e le mie relazioni”

“Sono tornato. Ho atteso qualche giorno prima di scrivere questo post, sebbene sin dall’inizio avrei voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro, davvero tanti, che non hanno mai perso la fiducia in me e che mi sono stati vicini anche solo con il pensiero in uno dei momenti più brutti della mia vita. Ma non il più buio. La vita è fatta di drammi ben più gravi di un’accusa ingiusta e chi conosce la mia storia sa che ho dovuto affrontarne di altri immensamente maggiori. In questi lunghissimi 7 mesi ho imparato tante cose e ho rivisto radicalmente le mie priorità”. Inizia così una lunga riflessione dell’ex sindaco di Pizzo Calabro Gianluca Callipo che spiega come ha vissuto negli ultimi mesi.

“Ho imparato – sostiene – che non basta essere onesti e rispettosi della legge per essere sempre considerati tali. 

Ho imparato che ogni azione, anche la più rigorosa e ligia al dovere, può essere travisata e diventare una ‘colpa’ da dover spiegare. 

Ho imparato che c’è un’umanità struggente nei luoghi di sofferenza, e solidarietà, comprensione, professionalità. 

Ho imparato che la Giustizia è piena di contraddizioni sulle quali non ci fermiamo mai a riflettere, interessati più che altro ad esaltare ciò che coincide con le nostre convinzioni politiche e con i nostri pregiudizi.

Eppure, se oggi sono qui, di nuovo con la mia famiglia, con mia moglie e i miei figli, è perché quella stessa Giustizia che mi aveva separato da loro ha poi riconosciuto la totale mancanza non solo di prove ma anche di concreti indizi a mio carico. A dirlo è stata la Corte di Cassazione, il massimo organo giudiziario del nostro sistema. Ma ci sono voluti 7 mesi di detenzione prima che potessi recuperare la mia vita e sollevare il cuore di chi mi ama.

Nel frattempo, la mia amatissima città, Pizzo, ha dovuto subire l’onta di un sindaco in carcere e ha perso un’amministrazione democraticamente eletta in seguito al precipitoso commissariamento del Comune, senza che neppure fosse disposto un accesso agli atti. Anche questo è un vulnus insopportabile, forse anche più grave della mia vicenda personale, perché riguarda un’intera comunità.

Come se questa esperienza fosse stata una sorta di bilancia esistenziale – aggiunge – mi ha però consentito di ‘pesare’ la mia vita e le mie relazioni, scoprendo con commozione che sono circondato da tantissimi amici veri, che non hanno mai esitato nel loro giudizio nei miei confronti. Allo stesso modo, centinaia, migliaia di persone, magari semplici conoscenti o cittadini che avevo solamente incrociato durante la mia esperienza amministrativa, mi hanno espresso una solidarietà e un affetto che non credevo possibile nei confronti di un ‘politico’ finito suo malgrado nel tritacarne mediatico. 

A Loro, a Voi, voglio rivolgere il mio ringraziamento più sentito e sincero, perché il metro di misura con il quale mi avete giudicato non è nella parentela o nell’amicizia di una vita, ma solo nel riconoscimento del lavoro che ho svolto come sindaco, senza mai assecondare, neppure per un momento, l’illegalità.

Nonostante la felicità di questi giorni per l’esito del ricorso in Cassazione, potrebbe non essere ancora finita. Se dovrò affrontare il processo – conclude – lo farò a testa alta, sicuro della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati e forte del pronunciamento della Suprema corte. Ma lo farò anche grazie al vostro sostegno e alla vostra fiducia, nella volontà di dimostrarvi che non avevate torto nel credere in me”.

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