Futuro Nazionale è già Passato: a Reggio Calabria arruola disertori in cerca di bandiera

L’alzabandiera del generale Roberto Vannacci in terra reggina non è riuscito, incastrato nella tempesta perfetta del rancore e dell’opportunismo più bieco. Il peggiore degli esordi che si potesse immaginare per un’organizzazione politica assai disorganizzata, che si presenta per la prima volta all’elettorato con i tratti più vecchi del passato: una beffa semantica e simbolica per chi si professa cantore del Futuro Nazionale.

Il movimento tirato su dal già vicesegretario nazionale della Lega ha scelto di candidare alle elezioni suppletive di Reggio Calabria Domenico Giannetta. Un vecchio, vecchissimo arnese della politica politicante che, incapace di ridimensionare le proprie ingiustificate ambizioni nel partito e nella coalizione, ha abbandonato la trincea e disertato il fronte. Ha alzato bandiera bianca e consegnato gradi e stellette di capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale per indossare l’uniforme lacerata di un contenitore che, al di là delle stronzate sulla remigrazione e di un copia e incolla scriteriato reso semplicissimo dalla totale assenza di responsabilità politico-istituzionali a ogni livello, non sa dove andare, con chi, quando e come.

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, appresa la novella, ha tirato rapidamente una linea rossa oltre la quale Giannetta non avrà diritto di cittadinanza: nel territorio occupato dalla maggioranza l’ex deputato, alla quarta consiliatura a Palazzo Campanella e dunque ben poco profumato di futuro per definizione, non potrà vagare. Fuori.

Per assegnare un nuovo rappresentante al collegio rimasto vacante dopo l’elezione di Cannizzaro alla carica di sindaco di Reggio Calabria, le sezioni elettorali saranno aperte il 27 e 28 settembre. Il nome di Giannetta è stato reso pubblico da un comunicato firmato da Vannacci e Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale del drappello di rifugiati politici.

“Stamattina abbiamo depositato la lista di Futuro Nazionale per le elezioni suppletive di Reggio Calabria: il nostro progetto di nazione grande, sovrana e sicura prende forma e corre sulle gambe di uomini e donne forti. Di quelli deboli, timidi e tentennanti ne abbiamo le Camere piene!”

Parole tonitruanti sotto le quali si avverte il tanfo di una retorica invecchiata malissimo.

“È la prima volta che Futuro Nazionale deposita il proprio simbolo per correre a una competizione elettorale ed è per noi motivo di orgoglio, perché ora diamo un’alternativa seria e credibile a tutti i cittadini del collegio di Reggio, stanchi dei soliti schemi di una politica nauseante che fa promesse che non realizza o propone soluzioni aberranti a una crisi che ormai attanaglia tutti gli italiani.”

Questo passaggio della nota rappresenta forse il massimo del coraggio che ci si possa permettere con soggetti simili: affrontare a petto nudo il senso del ridicolo senza temere di essere ricacciati a terra da una sventagliata di pernacchie. Sbraitare contro i “soliti schemi di una politica nauseante”, affidando la propria presunta serietà e credibilità a chi ha tradito gli elettori e il partito nel quale militava, è esattamente ciò che ha trasformato una parte della politica nel teatrino dei commedianti impostori.

E tutto questo inutile adoperarsi per cosa? Per provare a giocare sulla pelle del popolo reggino la partita spregiudicata del ricatto al centrodestra, dimostrando che quella manciata di punti percentuali potenzialmente raccattabili da Futuro Nazionale sarebbe decisiva per vincere le elezioni politiche del prossimo anno. Un obiettivo spregevole che, come un carro armato arrugginito, passa sopra le necessità vere dei cittadini per andare all’assalto delle poltrone con la bava alla bocca e le mani strette attorno a bandiere sdrucite di infidi fuggiaschi.

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