*Di seguito nota integrale di Domenico Furgiuele, Deputato Futuro Nazionale – Il giornalista de Il Meridio continua a sperticarsi in valutazioni che sembrano talvolta sconfinare nella psicoanalisi politica. Per carità, anche quella può avere la sua utilità. Ma, dopo aver analizzato sorrisi, stati d’animo, presunte frustrazioni e persino il conto in banca di Domenico Giannetta, sarebbe forse arrivato il momento di occuparsi della politica e, soprattutto, dei fatti.
Si dice che i numeri, se torturati abbastanza, possano confessare qualsiasi cosa. Qui si prova addirittura a torturare l’articolo 67 della Costituzione per sostenere una tesi singolare, siccome ogni parlamentare rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato, allora conoscere il territorio nel quale ci si candida, averci vissuto, lavorato e costruito rapporti con cittadini e amministratori sarebbe quasi un dettaglio insignificante.
Noi non la pensiamo così.
Rappresentare la Nazione non significa essere estranei ai territori. L’articolo 67 sancisce la libertà del parlamentare nell’esercizio del mandato, non cancella la geografia, le comunità, i collegi elettorali e tantomeno il rapporto politico tra eletto ed elettori.
Comprendiamo, tuttavia, che questa interpretazione possa risultare particolarmente comoda a Forza Italia. È la stessa logica con cui oggi si pretende di spiegare ai reggini che un candidato proveniente da fuori dal territorio sia la soluzione migliore per rappresentare il collegio.
È esattamente qui che emerge la differenza tra Futuro Nazionale e questo centrodestra.
Noi siamo orgogliosi della candidatura di Domenico Giannetta non perché sia una pedina da spostare su una cartina elettorale, ma perché prima di essere candidato è una persona, un medico, un professionista e un uomo che in questo territorio è cresciuto umanamente, professionalmente e politicamente. È stato eletto quattro volte in Consiglio regionale raccogliendo direttamente il consenso dei calabresi. Conosce i Comuni, gli amministratori, le criticità e le potenzialità del collegio.
Questo per noi ha ancora un valore.
E mentre qualcuno si esercita nella psicoanalisi di Giannetta, forse dovrebbe rivolgere lo sguardo alla conferenza stampa di quel centrodestra che viene raccontato come graniticamente unito.
Dietro la rappresentazione dell’unità esistono partiti, interessi e ambizioni differenti. Lega e Noi Moderati, ad esempio, attendono da tempo nuovi equilibri nella Giunta regionale. È la fotografia di un centrodestra tradizionale che troppo spesso misura la politica attraverso incarichi, postazioni e gestione del potere, salvo poi impartire agli altri lezioni di coerenza.
E c’è un fatto ancora più significativo.
Dopo essere stato politicamente attaccato da ogni parte, Giannetta non ha risposto anteponendo risentimenti personali all’interesse della Calabria. Ha ribadito la propria disponibilità a valutare nel merito i provvedimenti utili alla Regione.
Questo significa avere senso delle istituzioni.
Ci saranno atti importanti, compresi quelli per i quali sarà necessario costruire maggioranze qualificate. E allora potrebbe accadere qualcosa di politicamente interessante, che proprio il voto di quel consigliere regionale che oggi qualcuno vorrebbe descrivere come irrilevante diventi determinante per approvare provvedimenti necessari alla Calabria.
Altro che “accessorio inservibile”.
Si può cambiare partito senza smettere di lavorare per il proprio territorio. Si può riconoscere ciò che di positivo viene fatto dalla Regione senza per questo rinunciare alla propria libertà politica. Giannetta lo ha fatto prima e continuerà a farlo oggi.
Il resto appartiene alla polemica.
Ma c’è soprattutto un quadro politico più grande che sarebbe curioso ignorare. In Europa stanno arrivando segnali di profondo cambiamento e anche in Italia i rapporti all’interno dell’area di centrodestra stanno mutando. Futuro Nazionale cresce e pone questioni che non possono essere liquidate con qualche battuta o qualche sorriso.
Per questo sarebbe utile discutere di politica anziché della presunta psicologia dei candidati.
Da una parte c’è un centrodestra che considera normale scegliere candidati senza un rapporto profondo con il collegio e che si sposta sempre più verso posizioni moderate anche su temi fondamentali come immigrazione, sovranità e identità.
Dall’altra c’è Futuro Nazionale, che rivendica il valore delle comunità, della rappresentanza territoriale, della sicurezza, del controllo dei confini e di una destra che non abbia paura di definirsi tale.
Questa è la vera differenza politica sulla quale il 27 e 28 settembre saranno gli elettori a pronunciarsi.
Il giornalista guarda la pagliuzza. Noi preferiamo guardare la trave.
E la trave oggi si chiama collegio di Reggio Calabria.
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia.
On. Domenico Furgiuele