Ci sono nozioni politiche, costituzionali, fattuali, etiche, che a Domenico Furgiuele e Domenico Giannetta faticano ad apprendere, assorbire e, di conseguenza, fare proprie.
Dal pomeriggio in cui è stata resa pubblica la notizia della improbabile candidatura del secondo alla Camera dei Deputati sotto la bandierina di Futuro Nazionale, sono state, infatti, diverse le occasioni in cui i due hanno disvelato un rapporto problematico con la verità e la logica.
Il Responsabile regionale, ad esempio, evidentemente ancora scosso dal transito, dopo dodici anni di fedele militanza nella Lega salviniana, nelle file vannacciane, giustifica Giannetta lamentando che fosse stato messo in una posizione marginale dal centrodestra. Così descrivendo gli eventi, non rende un gran favore né al suo nuovo “camerata” di merende né alla Politica con la P maiuscola, motivando la conversione di Giannetta con ragioni legate a frustrazioni personali che nulla hanno a che vedere con idee e perseguimento degli interessi del popolo calabrese.
Cancellando così, per deduzione logica, anche la tesi secondo cui la scelta di proporre Giannetta sarebbe stata legata alla circostanza che “conosce amministratori, Comuni, problemi, potenzialità e bisogni”. No, non proprio, perché, per stessa ammissione implicita di entrambi, se non avesse reclamato poltrone e spazi, non avrebbe tradito Forza Italia.
A prescindere da questo dato incontrovertibile, comunque, sarebbe appena il caso che tutti, a cominciare da chi si cimenta nell’attività politica o presunta tale, mandassero a memoria quanto sancito dall’articolo 67 della Costituzione italiana, che così recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Tradotto: a prescindere dalla distribuzione dei collegi decisa dalle varie leggi elettorali, Deputati e Senatori sono chiamati a rispettare gli interessi dell’Italia tutta, non della piccola porzione territoriale in cui sono stati eletti. Ciò per meglio significare che questa retorica, inutile ad imbonire anche i meno avveduti fra gli elettori circa l’origine territoriale dei candidati, è, oltre tutto, contraria ai principi della Legge Fondamentale dello Stato.
Però Giannetta, quantunque impreparato nella conoscenza dei principi cardine della res publica, è capace di strappare risate quando ci informa che: “La candidatura di Roscioli non vince una parte importante del centrodestra”.
Dichiararlo al termine della kermesse di domenica mattina, quando la Sala “Federica Monteleone” di Palazzo Campanella non si è rivelata capiente a sufficienza per contenere lo sciame straripante di sostenitori, fa di quelle risate uno spettacolo comico in due atti.
A dire il vero, ma lo scriviamo con toni ovattati per non impressionare troppo il consigliere regionale, sono diverse le ironie che in questi giorni accompagnano il suo trasferimento dal partito moderato per eccellenza a quello del velleitario, ancorché confuso, estremismo per eccellenza.
Quanto sia ancora restio ad accogliere la nuova realtà è ampiamente attestato dalla rivendicazione orgogliosa di aver “lasciato una posizione comoda”. Anche in questo caso, qualcuno avverta tempestivamente Giannetta che, quando alla fine di ogni mese si ritrova con il conto in banca rimpinguato lautamente, non sta approfittando della carità di misteriosi benefattori, ma delle generose risorse della Regione, di cui continua ad essere superfluo componente.
Il mondo reale gli si svelerebbe davanti in tutta la sua netta definizione se componesse frammenti di pensieri al momento disordinati e contraddittori: se quella di capogruppo di Forza Italia nella massima Assemblea elettiva calabrese era una “posizione comoda”, il tradimento in cosa si sarebbe concretizzato?
Ecco, questo sì che sarebbe un apprezzabile esercizio di onestà: dica apertis verbis come Forza Italia lo ha tradito. E, soprattutto, quando Forza Italia lo ha tradito, assumendo come certezza razionale che ciò non sia avvenuto il pomeriggio del 23 agosto, data dell’annuncio della candidatura con Futuro Nazionale.
Un tradimento che, se consumato, sarebbe stato divorato dall’ambiguità e dalla doppiezza, se si pensa che, citiamo solo a mo’ di esempio, nelle dichiarazioni rese a ridosso della defezione, appena qualche ora prima, parlando da capogruppo di Forza Italia, queste erano le sue ultime fiere considerazioni:
“La Regione sta imprimendo un’accelerazione significativa alle politiche del mare e delle coste, con iniziative concrete sul fronte della qualità delle acque e della tutela del patrimonio costiero. Un impegno strategico, tanto più importante in una Calabria che registra una crescita del turismo tra le più significative d’Italia”.
Destinataria delle parole al miele, quella stessa Regione guidata da chi lo avrebbe discriminato e ignorato.
Uno smarrimento che deve sollecitare tutti a non infierire su un consigliere regionale il cui stato confusionale è tale da fargli pronunciare frasi sconnesse del tipo: “Non mi interessa sapere se domani ci sarà posto per me”.
Si riferisce alla coalizione di centrodestra: il problema, anche serio, è che gli è stato comunicato pubblicamente, coram populo, con una nettezza terminologica e una nitidezza concettuale non facili da rintracciare nel grande teatro della politica, che a Giannetta non saranno concessi visti d’ingresso né domani, né dopodomani, né mai.
La porta non è stata socchiusa e nemmeno chiusa, ma sbarrata, blindata a tripla mandata. I soli posti rimasti liberi sono quelli che chiunque allontana da sé perché deposito degli accessori inservibili.