Furbizie e sopraffazioni: gli errori madornali di parte del centrodestra reggino

Vincere a Palazzo San Giorgio, ogni giorno e per l'intera durata del mandato, quello sì che, con questi chiari di luna, si rivelerebbe uno sforzo complesso

La posta in palio è alta e la politica sa di dover mettere in campo tutta la spregiudicatezza di cui è capace, ma quando essa sconfina nelle bassezze della furbizia il pericolo è quello di ottenere il contrario di ciò che ci si era prefissati.

Lo stesso vale quando si sopravvalutano le proprie forze, sottovalutando contemporaneamente quelle degli interlocutori. Perché questi giochini abbiano un minimo di respiro prima di essere scoperti sono indispensabili gli “utili idioti” che, per fortuna dei burattinai, in situazioni del genere abbondano. Opportunisti che, comodamente seduti su scranni che assicurano laute ricompense si lasciano strumentalizzare sperando, in modo parassitario, di continuare, grazie ai favori dell’imperatore, di godere di rendite di posizione e di emarginare scomodi compagni di viaggio. Purtroppo per loro, però, di imperatori, nel caso specifico del centrodestra reggino, non ce ne sono più e i risultati, infatti, sono lì, sotto gli occhi di tutti. Mosse dagli esiti burleschi a cui la nota congiunta trasmessa nel pomeriggio di domenica da Massimo Ripepi ed Emiliano Imbalzano, i due massimi esponenti cittadini di Fratelli d’Italia e Lega, ha imposto, confidando in un quoziente intellettivo appena sufficiente degli alleati, un severo stop. La coalizione che si appresa a prendere le redini della città, infatti, è partita col piede sbagliato: lo ha fatto perché i vari componenti hanno fatto credere, con deferenza e passività, che qualcuno potesse fare e disfare tutto a suo piacimento, ma, è bene ribadirlo, di capi indiscussi, da quelle parti non ne esistono più. Se qualcuno ritiene, solo per lo status temporaneamente ricoperto, di dover assumere su di sé gli oneri derivanti dal ruolo, lo sta pensando con piena legittimità, dimenticando tuttavia che tale responsabilità è strettamente connessa alla carica rivestita al momento e non certo ad una leadership riconosciuta ad altri prima di lui. Per intenderci, dalle parti del centrodestra non c’è più nessun Giuseppe Scopelliti a concentrare sulla propria figura un potere tale da fare il bello e il cattivo tempo. Chiunque aspiri ad esserne guida si convinca che non ha la consistenza politica per fare da solo e, dunque, deve trattare, proporre ed essere umile, soprattutto se appartenente a partiti che, sul piano nazionale, sono ridotti ad essere oggetto di barzellette e nulla più. Eppure sembrava che fossero concetti metabolizzati, in ritardo, ma comunque assimilati. I fatti erano lì a dimostrarlo: venerdì pomeriggio della scorsa settimana, finalmente, dopo uno spreco ingiustificabile di tempo, una riunione presso la Segretaria politica di Francesco Cannizzaro, che funge anche da sede del Coordinamento provinciale di Forza Italia. Presenti, oltre al padrone di casa, i consiglieri comunali e regionali dei diversi partiti, una decina di persone. Clima sostanzialmente sereno e consegna del silenzio ai partecipanti che, nel corso dell’incontro assolutamente preliminare, decidono di programmare altri due appuntamenti da qui alle prossime settimane prima di arrivare alla designazione del candidato a sindaco per la fine del mese. Tutti, anche chi è stato interpellato dagli operatori dell’informazione nelle ore successive, hanno rispettato il patto di non far trapelare all’esterno alcuna notizia. Tutti tranne chi, pensando di essere più astuto di altri, ha spacciato deliberatamente una versione di comodo dell’incontro prontamente diffusa da “amici” benevoli. Un errore grossolano che non poteva non generare l’immediata reazione delle due forze politiche su cui si regge la compagine, Lega e Fratelli d’Italia. Assieme fissano i paletti, spartiscono i patti e mettono un punto al chiacchiericcio fumoso teso a mettere il presunto padrone nelle condizioni ideali per far valere, senza condizioni, il proprio diktat. Una strategia sconclusionata che, se portata alle estreme conseguenze, avrebbe un’unica via d’uscita: il trasferimento del “tavolo” da Reggio Calabria a Roma, dove a decidere saranno altri e non certo gli autoctoni sia pur di rango. Conviene, quindi, porre un freno alla cupidigia assolutista e cominciare ad essere inclusivi con gli alleati. Ancor più intelligente è coinvolgere, da subito, tutti i gruppi che saranno della partita, soprattutto quei pochissimi che, nel corso di questi sei anni di blanda opposizione, si sono distinti con la potenza delle idee sia pur dall’esterno dell’aula del Consiglio comunale. Il concetto da far proprio, in fondo, è di una semplicità irrisoria: vincere nelle urne contro l’Amministrazione Falcomatà potrà anche essere un risultato comodamente raggiungibile, vincere a Palazzo San Giorgio, ogni giorno e per l’intera durata del mandato, quello sì che, con questi chiari di luna, si rivelerebbe uno sforzo complesso.

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