Nel comunicato della Giunta regionale appare come notizia residuale: due striminzite righe alla fine di un lungo riassunto dei provvedimenti adottati. In realtà, la novità della nomina di Francesco Costantino a commissario del Parco delle Serre non può passare in secondo piano e, anzi, lascia spazio a tante letture ed interpretazioni.
Una prima riflessione è dal sapore politico: per come era nell’aria, non è stato confermato Alfonso Grillo, che dal punto di vista operativo aveva dimostrato dinamicità e che appartiene ai circuiti di Forza Italia, ma è stato indicato il dirigente del Settore “Gestione demanio idrico” e del Settore “Bonifiche e Recupero aree degradate, Contrasto all’inquinamento, Sanzioni ambientali” del Dipartimento “Territorio e tutela dell’Ambiente”, quindi una figura tecnica. Probabilmente perché non c’era l’accordo politico su una designazione comunque non secondaria e, d’altra parte, in questo frangente temporale tanti nomi sono passati di bocca in bocca senza però trovare consacrazione nell’atto dell’Esecutivo.
Una seconda considerazione riguarda l’attenzione posta all’intera zona: il Parco è rimasto senza una guida da fine novembre a fine febbraio. Per tre mesi l’Ente di tutela ambientale è stato lasciato a bagnomaria come se lo sviluppo di questo fazzoletto di terra potesse aspettare, come se la comunità dovesse attendere i tempi lunghi ed i meccanismi farraginosi della politica. Il tutto senza considerare i progetti in cantiere e il rispetto delle scadenze amministrative che incidono sul futuro dell’Ente e, di conseguenza, della collettività. La valutazione è poi arrivata fuori tempo massimo, perché i fatti hanno inchiodato chi ha il compito di decidere alle proprie responsabilità.
Infine, ancora una volta, è stata scelta la via del commissariamento che permane da oltre tre lustri senza uno straccio di motivazione concreta. Ormai da anni ci si interroga, infatti, sul perché non vengano nominati il presidente e gli altri organi, sul perché si continui con proroghe o nuove nomine di commissari della durata di sei mesi, senza dare la serenità di una programmazione ad ampio raggio, che tenga conto delle esigenze territoriali riscontate grazie all’esperienza sul campo.
Adesso occorre ripartire con passo veloce per recuperare il tempo perso: resta da vedere se gli interventi che saranno posti in essere da qui in avanti andranno in continuità con l’impostazione precedente o se saranno ispirati ad una diversa logica programmatoria ed attuativa.