Falcomatà traditore, nemico di Reggio, antidemocratico e individualista: salutiamo la venuta al mondo del Partito Democratico

Prendiamo per buoni, per una volta e con la promessa che non accadrà mai più, i concetti e le parole da essi derivanti, espressi dal Partito Democratico locale, uscito allo scoperto una volta ultimata l’arlecchinata mattutina a Palazzo San Giorgio. Una farsa che il sindaco Giuseppe Falcomatà aveva annunciato essere la presentazione della nuova Giunta comunale. Dimenticando di precisare, ahinoi, che si sarebbe esibito con un cast incredibilmente incompleto a causa della mancata intesa proprio con il Partito Democratico, per inciso quello a cui è iscritto ed appartiene.

“Preso atto che, ancora una volta, dopo il fiducioso dialogo riavviato col Sindaco in questi ultimi giorni, si è registrato – a giudizio dei Democratici – un atteggiamento di continui ed estenuanti cambi di criteri che non consente al Partito di svolgere quel ruolo di guida e di indirizzo politico che gli è proprio. Che nemmeno il conseguimento di un risultato storico quale la adozione del Psc, frutto del lavoro del Partito e lo svolgimento regolare del Consiglio comunale, sono serviti ad una serena riflessione”. In buona sostanza, ammettono di essere stati fottuti da Falcomatà. Traducendo in italiano, così si leggono le frasi di cui sopra: “Sì, le divergenze all’inizio erano state tali da obbligarci a ricattare il sindaco, ma poi, credendo avrebbe mantenuto i patti, ci siamo presentati in Consiglio assicurando, peraltro, l’approvazione di provvedimenti che, se non fossero passati, sarebbero stati la pietra tombale per il sindaco. Eppure, siamo caduti nel tranello approntato dalla sua protervia”.

“Ma, purtroppo, con stupore abbiamo ricevuto dal Sindaco la comunicazione di scelte lesive della autonomia del partito e del Gruppo consiliare: un fatto – giudicato dal PD – grave, inedito e seriamente divisivo, un inspiegabile atto ostile nei riguardi della democrazia e della città di Reggio Calabria. Il PD, a questo punto, con amarezza ed incredulità prende atto di un modo di operare antidemocratico ed individualista, che non favorisce la costruzione del “gioco di squadra” che avremmo voluto attuare nell’interesse della Città”. Ora, chiunque, anche il più inutile dei servi nella disponibilità di Falcomatà, purché conscio dell’esistenza della lingua italiana e delle sue regole inderogabili, drizzerebbe le antenne e, tirandolo per la giacchetta, lo solleciterebbe a dare la giusta valutazione alle istanze del PD perché, altrimenti, salterebbe tutto il banco, a causa dell’assenza di numeri sufficienti in Consiglio comunale. A meno che, e qui svoltiamo verso la seconda ipotesi, il Primo Cittadino sappia perfettamente di poter contare su due risorse potentissime: la codardia e l’avidità dei consiglieri comunali del PD (e non solo) che, per nessun motivo al mondo, saranno consequenziali rispetto a quanto messo nero su bianco nel comunicato e, dunque, per nessun motivo al mondo rinuncerebbero ai soldi garantiti mensilmente a lor signori per continuare a fregiarsi del titolo istituzionale e campare sulle spalle dei reggini da essi sottomessi, per nove anni anni e mezzo, con una serie continua di aberrazioni e trucchi.

“Il PD, pur nella consapevolezza del valore dell’operato degli ex assessori, ha sempre sostenuto – è scritto nel documento – l’idea del cambiamento vero, scevro da eccezioni personalistiche, comunicando sempre la disponibilità ad un cambiamento totale della Giunta, proposta che il Sindaco non ha mai accettato”. E qui, in questo passaggio della nota diffusa dal PD nel primo pomeriggio, si arriva al cuore del mistero doloroso avente ad oggetto il già Facente FINZIONI Fenicio, al secolo Brunetti Paolo. Con nessuno dei membri dell’ormai ex Giunta il sindaco era intenzionato a condividere anche solo un caffè, tranne che con Brunetti Paolo. Ora, siccome stiamo parlando di un anonimo ed insignificante mestierante da circoscrizione che non era buono nemmeno ad arrabattarsi tra condotte idriche e fogne, qualcuno vorrà porre politicamente il quesito insito in questo patto di ferro tra i due: perché? Perché Falcomatà ha salvato dall’epurazione il solo Brunetti? Sicuramente non per la qualità del lavoro svolto da Facente FINZIONI Fenicio, perché, in questo caso, con una guida così luminosa e carismatica, gli assessori sarebbero stati meritevoli di riconferma o, quanto meno, di essere valutati uno per uno. Invece, il Principale ha deciso che tutti dovessero essere messi alla porta, evidentemente per la qualità scadente delle prestazioni offerte. Pertanto, ed è uno degli argomenti messi sul tavolo dal PD, in questa circostanza assumendo una posizione equilibrata, perché il Capitano di quella squadra così grossolana è stato l’unico a vedersi riconfermata la fiducia?

“Sia chiaro, per il Partito Democratico si è sempre posta una questione di progetto e di servizio collettivo per la Città e non di poltrone. Abbiamo scelto di non partecipare al gioco delle poltrone con un Esecutivo comunale che tradisce gli impegni assunti con gli elettori, venendo meno la adesione di forze politiche che hanno sostenuto l’ultima battaglia elettorale comunale. Si è perso troppo tempo cercando alibi e scaricando le responsabilità. Assieme alle altre forze politiche democratiche valuteremo le iniziative più utili alla città ed alla democrazia”. A seguito di questo giudizio tranchant, non serve aggiungere altro: come si può, se la coscienza fosse almeno pari almeno alla vergogna, se la serietà fosse almeno pari all’indegnità, se l’onorabilità fosse almeno pari alla bassezza morale, sostenere una Giunta che, parole del PD, ha tradito gli impegni ed è guidata da un soggetto antidemocratico ed individualista?

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