Falcomatà sguazza in campagna elettorale, ma non ditelo al centrodestra: potrebbe svegliarsi

Tra non più di undici mesi si andrà al voto per rinnovare il Consiglio comunale di Reggio Calabria, un appuntamento decisivo per il destino futuro della città ed al quale qualcuno, nella fattispecie il centrodestra, dimostra di arrivare non capendo granché di ciò che capiterà di qui a breve.

Da una parte, infatti, il sindaco uscente è già abbondantemente immerso nella campagna elettorale con cui mira ad una riconferma che, se non fosse per l’imbarazzante debolezza, di idee e strategie, degli avversari, sarebbe impossibile. Concretamente in pista da tempo, ha iniziato la corsa con i modi raffazzonati e dilettanteschi che rappresentano la cifra del suo mandato ormai prossimo alla scadenza. Ed è questa l’unica fortuna dei rivali. Pessimamente consigliato da soggetti che con la comunicazione hanno la stessa confidenza di un elefante alle prese con un pallone da calcio, si è addirittura lanciato in una improbabile rivisitazione della sua immagine, proponendo un racconto di sé agli antipodi di ciò che la realtà ha provveduto ad indicare alla popolazione reggina. Un very normal people che s’intrattiene amabilmente con i cittadini bramosi di esprimere di manifestargli, non appena lo intercettano lungo le vie cittadine, sostegno ed incoraggiamento ad andare avanti. Sarebbe stato difficile ribaltare la verità dei fatti in modo più plateale: tra i tanti deficit esibiti da Falcomatà quello di una totale ed irriducibile assenza di empatia con la cittadinanza è stato, infatti, il più evidente. Un dogma, questo, su cui non sono ammesse discussioni. Dunque, l’elettorato, seppur spaesato, vive di un’unica certezza granitica: pretende l’allontanamento da Palazzo San Giorgio di Sua Inadeguatezza e del suo ristrettissimo “cerchietto magico”. Ciononostante, e tra la preparazione di una fettina di pescespada e l’altra (come da ridicolo video propagandistico), l’attuale Primo Cittadino è al lavoro per imbastire la dozzina di liste che, nelle sue intenzioni, saranno presentante a supporto della sua permanenza sulla poltrona di sindaco. A fronte di questo attivismo, del resto proprio di un’Amministrazione uscente, il centrodestra dorme un sonno profondo. Sebbene sia innegabile che l’impopolarità del Primo Cittadino abbia raggiunto vette apicali non alla portata di chiunque, alla prova delle urne servirà prendere un voto in più, ma movimenti e partiti della coalizione avversa non sembrano curarsene, evidentemente sicuri del trionfo con qualunque frontman scelgano,in tutta calma, di correre. Nulla di più sbagliato, anche se ad oggi, al di là delle parole di circostanza, non si intravede nemmeno in lontananza il desiderio di sedersi attorno ad un tavolo senza pregiudizi, personali e politici, per assumere le determinazioni migliori per le sorti della città. L’origine di tutti i mali risiede nell’impossibilità di individuare i soggetti decisori, a cominciare dal partito oggi pigliatutto, la Lega. Quali sono le persone fisiche che si caricheranno sulle spalle l’onere e l’onore di interpretarne le decisioni sul territorio? Ed ancora, cosa ne è di Forza Italia il cui leader incontrastato a livello locale, il deputato Francesco Cannizzaro, ex assessore comunale a Santo Stefano d’Aspromonte, non gode di particolari simpatie tra gli interlocutori che non gli riconoscono alcuna supremazia. Quanto a Fratelli d’Italia, come i recenti ingressi che ne hanno stravolto i connotati facendolo diventare un partito impregnato di moderati provenienti da organizzazioni politiche centriste, si sposa con il patto federativo recentemente stretto con il Movimento Nazionale per la Sovranità? E, a proposito di quest’ultimo, i rappresentanti reggini, che con Tilde Minasi avevano strappato una candidatura alle Politiche dello scorso anno dove sono collocati adesso? Per non parlare dei diversi gruppi che, durante la “traversata del deserto falcomatiano” si sono attrezzati per non farsi trovare impreparati al momento giusto. Dunque, una maionese impazzita in cui tutti pensano di poter rivendicare qualcosa senza, però, rendere noti i titoli accumulati per farlo legittimamente: a farne le spese, oltre ai reggini naturalmente, quelle (pochissime) teste pensanti che per autorevolezza, credibilità e competenza sono ferme lì, in rampa di lancio, in attesa che chi è in possesso delle leve del comando schiacci i pulsanti giusti per consentire loro di far decollare una città inchiodata a terra da troppo tempo.

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