Falcomatà alle prese col puzzle del nuovo Esecutivo tra Stati Generali e nuove esigenze

Quelli che seguiranno saranno ancora giorni di incontri e riflessioni

Giuseppe Falcomatà, alle prese con la composizione del nuovo Esecutivo cittadino, molto confida nelle idee e negli eventuali protagonisti che emergeranno durante gli Stati Generali convocati presso l’Atelier di Ateneo dell’Università “Mediterranea”. Cinque giorni, a partire da lunedì, nel corso dei quali il riconfermato sindaco di Reggio Calabria immagina di poter raccogliere intuizioni ed attori nuovi, da coinvolgere, se del caso, anche nella Giunta che, verosimilmente, varerà sabato, il giorno successivo alla fine della kermesse.

Diversi sono ancora i nodi da sciogliere e resi intricati da incastri complessi amaramente più intricati dalla tragedia che ha colpito la Calabria con l’improvvisa scomparsa della presidente della Regione Jole Santelli. Non è un mistero, infatti, che più d’uno tra gli esponenti della maggioranza rappresentativi rientrano nell’elenco dei papabili ad una candidatura per Palazzo Campanella. Su tutti Giuseppe Marino, che nella scorsa consiliatura è stato influente assessori ed ora, forte delle oltre mille preferenze ricevute in occasione delle Comunali, potrebbe essere tentato dall’imminente corsa per la massima Assemblea legislativa calabrese. Uno degli incroci ricchi di insidie, come noto, riguarda le cariche di vicesindaco a Palazzo San Giorgio ed alla Città Metropolitana. Verso Palazzo Alvaro è fisso lo sguardo di Nino Castorina, sebbene prudenza imporrebbe, alla luce del suo coinvolgimento nell’inchiesta “Helios”, una scelta diversa da parte del Primo Cittadino. Del resto, l’esperienza insegna l’utilità di fare i conti con vicende esterne al contorno partitico. Una delle principali difficoltà di Falcomatà, infatti, è oggi costituita dalla necessità di cooptare nei ruoli chiave figure che non siedano sul banco degli imputati nel processo “Miramare”. Un’ipotetica condanna, come noto, produrrebbe, a causa della Legge Severino, la sospensione del sindaco. Sarebbe, perciò, esiziale attribuire le funzioni di numero 2 della Città Metropolitana ad esponenti della maggioranza attualmente sotto indagine. Un problema che non riguarderebbe, invece, il Comune, in quanto, per Palazzo San Giorgio il Primo Cittadino sta accarezzando l’idea di assegnare il compito ad un esterno. Una personalità che, certo, lo rassicurerebbe in vista delle possibili conseguenze della sentenza processuale, ma pericolosamente debole sul piano degli equilibri interni all’alleanza. Consegnare le chiavi della città ad un profilo non legittimato dal voto e slegato dalle dinamiche interne alla coalizione si rivelerebbe un azzardo dagli esiti imprevedibili. Un’opzione ponderata, invece, è quella di puntare su un ritratto politico in grado di tenere assieme i fili delle diverse anime della compagine di governo. Il pensiero, seguendo le tracce del ragionamento, non può che andare a Demetrio Delfino, per sei anni presidente del Consiglio comunale trasversalmente apprezzato e rispettato e sulla cui lealtà nessuno potrebbe obiettare alcunché. Svariati sono poi i punti interrogativi a cui il sindaco si sta applicando per trovare una risposta. Per esempio, tra le funzioni più delicate da assolvere in questa drammatica fase caratterizzata dalla massima urgenza di risolvere il dramma dei rifiuti, vi è quella di assessore all’Ambiente, una missione che il sindaco sarebbe orientato a depositare nella mani di Paolo Brunetti, rappresentante di Italia Viva per anni alle prese con la difficile delega ai servizi idrici. Un mosaico, come si vede, complesso da comporre quello a cui sta lavorando Falcomatà e del quale dovrebbero far parte almeno un paio di figure esterne. Quelli che seguiranno saranno ancora giorni di incontri e riflessioni: quelli decisivi prima di sciogliere la riserva sui nomi che scenderanno in campo accanto al Primo Cittadino nel “secondo tempo” di una partita ostica e rognosa.


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