Estorsione e traffico di droga: 36 arresti per associazione mafiosa, colpita la cosca Molè

Alle prime ore di oggi -martedì 16 novembre – a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, gli investigatori della Squadra Mobile reggina, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo e con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e di personale di altre Squadre Mobili del territorio nazionale, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa il 5 ottobre dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, Tommasina Cotroneo, a carico di 36 soggetti -31 dei quali destinatari della misura cautelare della custodia in carcere e 5 della misura cautelare degli arresti domiciliari-, nonché alla contestuale esecuzione del sequestro preventivo di 2 società, 4 terreni, nonché rapporti bancari e finanziari.

Le persone destinatarie della misura cautelare sono, allo stato, indagati, a vario titolo, per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravati dalla circostanza del metodo e dell’agevolazione mafiosa, nonché per produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti del genere cocaina. Le investigazioni, svolte sotto le direttive del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci, rappresentano lo sviluppo di elementi acquisiti nel corso dell’operazione “Handover” – condotta sempre dalla Squadra Mobile sotto le direttive della Direzione Distrettuale Antimafia reggina – che, il 20 aprile era culminata nell’arresto di 53 soggetti indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, traffico e cessione di sostanze stupefacenti. In particolare nel corso dell’indagine “Handover” furono monitorati rapporti sospetti tra presunti affiliati alla cosca Pesce – in quel momento oggetto di approfondimento investigativo – e presunti affiliati alla cosca Molè oggetto delle odierne indagini. Sulla base degli elementi investigativi raccolti, allo stato ritenuti indizianti dal Giudice per le Indagini Preliminari, la cosca Molè -la cui esistenza è oggetto di pronunce giudiziarie definitive – sarebbe tuttora operativa attraverso il contributo di alcuni soggetti (7), che risultano indagati oltre che per il reato di associazione mafiosa anche del delitto di estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, intestazione fittizia di beni. Con riferimento alle estorsioni, le contestazioni riguardano sia somme di denaro consegnate loro da operatori commerciali di Gioia Tauro, che condotte poste in essere nei confronti di operatori del settore ittico, che sulla base delle provvisorie imputazioni, sarebbero stati costretti a consegnare ovvero acquistare pesce da aziende riconducibili agli indagati, che in questo modo avrebbero assunto il controllo dello specifico mercato nel territorio di Gioia Tauro. Sulla base di tali evenienze il Giudice delle Indagini Preliminari ha disposto il sequestro preventivo delle due società coinvolte. L’inchiesta ha permesso, inoltre, di documentare, per la commissione di alcuni reati, rapporti di collaborazione con soggetti ritenuti appartenenti ad altre cosche di ‘ndrangheta del versante tirrenico. Sul punto risultano indagati e destinatari di misura cautelare in carcere, oltre che soggetti riconducibili alla cosca Pesce, anche un esponente della cosca Crea di Rizziconi. Sono stati confermati, inoltre, le relazioni criminali con organizzazioni ‘ndranghetiste della provincia di Vibo Valentia. Sempre con riferimento al reato associativo e a vicende ritenute di natura estorsiva, le indagini hanno anche approfondito le condotte di alcuni soggetti domiciliati in Lombardia e segnatamente in provincia di Como e Varese, i quali sono stati oggetto di una parallela e collegata inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano, che ha emesso un Fermo di Indiziato di delitto a carico di numerosi soggetti cui è stata data esecuzione nella mattinata odierna. Le investigazioni condotte hanno permesso, peraltro, di raccogliere diversi e plurimi elementi ritenuti allo stato probanti dell’esistenza di una associazione internazionale finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti. Di tale associazione sono accusati di essere partecipi anche alcuni dei presunti affiliati della cosca mafiosa, tra cui l’elemento di vertice della stessa.
Su tale fronte le indagini hanno permesso di individuare l’arrivo di carichi di cocaina sia presso il Porto di Gioia Tauro che presso il porto di Livorno.
Proprio nell’area portuale toscana, tra il 6 e l’8 novembre 2019, sono stati individuati e sequestrati complessivamente 430 panetti di cocaina, del peso, ciascuno, di 1100 grammi circa, occultati all’interno di una cavità di laminati in legno, spediti dal Brasile.
A seguito dell’ingente sequestro veniva avviata una parallela e collegata inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Firenze, nel cui ambito sono emersi elementi che portano, allo stato, a ritenere che l’organizzazione finalizzata al narcotraffico si sia avvalsa della complicità di alcuni portuali dello scalo marittimo livornese, che avrebbero avuto il compito di agevolare il recupero del carico di cocaina. Sul punto il GIP del Tribunale di Firenze su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha emesso una misura cautelare a carico di 14 soggetti, a cui è stata data esecuzione sempre nel corso della mattinata odierna. Sempre grazie alle risultanze delle attività tecniche di intercettazioni, il 25 marzo 2020, in una masseria di Gioia Tauro (per la quale il GIP ha disposto il sequestro preventivo), sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 500 chili di cocaina, anch’essi suddivisi in panetti di circa un chilo, alcuni dei quali marchiati con il logo “Real Madrid”, giunti nei giorni precedenti al porto di Gioia Tauro, nascosti all’interno di un container commerciale. Nell’occasione è stata tratto in arresto, in flagranza di reato, il soggetto ritenuto al vertice sia della cosca mafiosa che dell’organizzazione di narcotrafficanti. Nel corso della medesima indagine sono stati effettuati, altresì, i seguenti sequestri di stupefacente, la cui commercializzazione è riconducibile alla organizzazione indagata:
 il 19 settembre 2019, all’interno dell’Area di servizio “Agip Tremestieri”, è stato tratto in arresto un soggetto trovato in possesso di 3 panetti di cocaina del peso complessivo di 3,289 chilogrammi – marchiati con simboli massonici “squadra, compasso e occhio massonico racchiusi in un cerchio”.;
 il 20 settembre 2019, nei pressi dello svincolo autostradale di Cosenza Nord, è stato tratto in arresto un soggetto trovato in possesso 10 panetti di cocaina del peso complessivo di 10,5478 chili; 5 panetti erano marchiati con simboli massonici “squadra, compasso e occhio massonico racchiusi in un cerchio;
 il 29 settembre 2019, nel Comune di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, è stato tratto in arresto un soggetto trovato in possesso di 15 panetti di cocaina dal peso complessivo di 16,150 chilogrammi. Due panetti avevano raffigurati i simboli massonici “squadra, compasso e occhio massonici racchiusi in un cerchio”.
 l’11 novembre 2019, a Villa San Giovanni, nei pressi dell’area d’imbarco, è stato tratto in arresto un soggetto trovato in possesso di 4 panetti di cocaina del peso complessivo di 4.295 chili. Tre panetti erano marchiati con il logo “alfa-omega”;

Nel settore del narcotraffico, la cosca di ‘ndrangheta oggetto d’indagine si ritiene abbia operato avvalendosi di una ramificazione internazionale non solo per approvvigionarsi di ingenti quantitativi di cocaina, ma anche per il successivo recupero in mare dello stupefacente e per la lavorazione dello stesso.
Sul punto le indagini hanno fatto emergere, nel 2019, la presenza in Italia di soggetti sudamericani (quattro peruviani ed un colombiano, anch’essi destinatari della misura cautelare in carcere) due dei quali assoldati ed ospitati a Gioia Tauro con funzione di chimici e tre esperti palombari fatti giungere a Gioia Tauro per il recupero dello stupefacente in alto mare, in modo da ridurre i rischi connessi all’arrivo dei carichi di droga nel porto.

Contenuti correlati