Emergenza idrica: Falcomatà interrompe il silenzio per confondere le acque

Era il 5 luglio del 1970 e Pietro Battaglia, sindaco di Reggio Calabria, con orgoglio ed amore per la collettività, presentava in Piazza Duomo il Rapporto alla Città. Si pose alla testa di un popolo e denunciò, senza timore, le manovre orchestrate per soffiare il capoluogo. Era il tempo della “Rivolta“, era il tempo dei galantuomini. Nel luglio del 2017, chi indegnamente occupa quello scranno che allora era appannaggio di un personaggio capace di entrare nella Storia, è scappato da quello stesso popolo, denunciando, ancora ed ancora, la sua inadeguatezza. E’ ormai banale dirlo e ripeterlo: Giuseppe Falcomatà non è adatto al ruolo di Primo Cittadino. Di più, Giuseppe Falcomatà non è adatto a fare politica: non ne ha il talento, non dispone del carattere necessario, gli fa difetto il carisma, è incapace di meritarsi la stima da parte dei suoi stessi alleati. Il modo reticente in cui sta gestendo (per modo di dire) l’emergenza idrica che ha messo in ginocchio la città è più che sufficiente perché prenda atto, lui o chi per lui, che il solo, autentico, gesto d’amore verso Reggio si può concretizzare con un unico gesto: le dimissioni immediate. Dopo mesi e mesi e mesi di arrogante mutismo, il Primo Cittadino (sempre e solo sulla carta) è uscito dal letargo sbucando dalla sua tana preferita: Facebook. Lo ha fatto rifuggendo il confronto, svignandosela dallo scontro. Un lungo post che è servito, una volta di più, a confondere le acque. Dopo una iniziale presa d’atto: “In molti state scrivendo messaggi per segnalare la mancanza di acqua in casa, rimarcando che tale situazione non è degna di una Città metropolitana. Ognuno di noi ha in casa anziani, malati, bambini o semplicemente persone che vorrebbero approfittare di una doccia, visto il caldo torrido”, il sindaco ha deviato, lesto, verso un atteggiamento vittimistico denunciando che: “Alcuni cittadini aggiungono offese di ogni genere” e concedendo che: “altri sono esasperati”. Si rimane pietrificati dall’incredulità leggendo la considerazione immediatamente successiva: “Sono stato piuttosto dubbioso se intervenire su questo tema, ma il tempo che impiegate per rivolgervi al Sindaco non è sprecato, ve lo assicuro. Non poter rispondere sempre non è dovuto a problemi di cecità o sordità prematura, ma solo al tempo, spesso insufficiente. Tuttavia non c’è una risposta diversa se non quella che tutti voi conoscete già”. Un concentrato di bugie e superbia. Se un sindaco non ha chiaro il dovere, perentorio ed inderogabile, di rendere partecipe una comunità brancolante nella disperazione delle soluzioni (???) che si starebbero cercando per ovviare ad un problema che si è ormai trasformato in tragedia sociale, significa una sola cosa: che, dopo 33 mesi dal giorno in cui si è seduto su quella poltrona, non ha ancora  capito come e perché sia successo. Si consoli, tuttavia, non è il solo a non averlo compreso: è un dubbio che attanaglia, quasi unanimemente, il popolo reggino. Mente, poi, quando sostiene che: “Il problema acqua è noto a tutti: le condotte sono vetuste, le attuali risorse per le manutenzioni sono scarse. Il problema sarà risolto definitivamente solamente con il completamento dei lavori per l’immissione dell’acqua proveniente dall’invaso del Menta. Lavori sui quali siamo in costante pressione”. E’ una bugia buttata lì per creare confusione: la cronica sete che patisce la città non ha nulla a che vedere con quanto accaduto dal 23 gennaio in poi. Da quel pomeriggio, l’intero centro storico, più le zone limitrofe di Tremulini, Sant’Anna e mille altre, usufruisce dell’acqua soltanto per parte della giornata. Ciò significa che, a partire da quella data, qualcosa di diverso è accaduto. Fin dalle ore immediatamente successive, Sorical, e non il Comune, ha spiegato che le conseguenze del maltempo avevano danneggiato un tratto di condotta adiacente il costruendo Palazzo di Giustizia. Da allora, si è palesata una spregevole perdita di contatto con la realtà. Un silenzio interrotto, esclusivamente, da una conferenza stampa convocata solo grazie alla pressione esercitata da un gruppo di cittadini ed il cui contenuto è stato poi puntualmente smentito dai fatti. Nell’occasione, infatti, storia di due mesi fa, il consigliere delegato al servizio idrico, Paolo Brunetti, aveva assicurato che le riunioni con Sorical, funzionali ad una decisione definitiva in merito alla realizzazione di un by pass al Cedir, avevano portato all’epilogo sperato: il dramma sarebbe scomparso prima dell’inizio della stagione estiva. Analoghi concetti che Falcomatà aveva espresso poco dopo, al termine di una riunione con i vertici dell’azienda che gestisce le risorse idriche in Calabria, appuntamento anch’esso fissato nei giorni seguiti ad una durissima nota diffusa da un folto drappello di cittadini. L’estate è arrivata e, come noto, il problema si è trasformato in calamità. I rubinetti sono a secco, l’erogazione viene interrotta dai manovratori senza alcuna preventiva comunicazione, ormai a metà pomeriggio, per coloro che risiedono nei quartieri più fortunati. Ma, con incoscienza e  temerarietà il sindaco, nel post pubblicato stamane, non demorde e nega l’evidenza: “Da parte mia e dell’Amministrazione si sta facendo tutto il possibile per ridurre i disagi: ascoltare, raccogliere le segnalazioni e rimediare ai problemi sollecitando l’azienda Sorical, responsabile delle manutenzioni per le condotte di sua competenza”. Falso anche questo: questo giornale, nei giorni scorsi, ha pubblicato un articolo contenente il cronoprogramma dei lavori (che è possibile leggere qui). Non una sillaba è stata pronunciata in merito da Palazzo San Giorgio. E’ vero o non è vero che per completare l’opera serviranno (almeno) tre mesi? Magari avrà il buon gusto di farlo sapere ai contribuenti: “Nei prossimi giorni”, quando, “insieme al delegato Brunetti che ringrazio per il lavoro che sta svolgendo, indirò una conferenza stampa sul tema, così da chiarire i tanti ‘perché’ di questa situazione”. E la conclusione delle pseudo comunicazioni del Primo Cittadino si adattano al medesimo refrain menzognero: “Non possiamo rinunciare a progettare nuovi parchi e piazze, a riaprire i Fortini, a programmare lo sviluppo urbano, culturale, turistico e sociale perché c’è una storica carenza idrica”. Magari sarà così distante dai problemi di Reggio che nessuno lo ha informato che la sventura di cui si sta parlando ha una data precisa, il 23 gennaio appunto, completamente avulsa dalla “storica carenza idrica”. Anche se quest’ultimo pensiero ha un fondo di verità: lo diventerà, “storica”, se per risolverla, i reggini dovessero nutrire fiducia nel suo operato.

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1 Commento

  1. Non voglio chiamarti caro sindaco….perché caro non sei.
    Ti chiamerò solo sindaco, purtroppo per noi, in primissimi noi che ti abbiamo votato… ( si dovevano rompere le mie gambe quel giorno!)
    Detto alla femminina, tu non solo non sai guidare un tir, ma non sai, è non sapete assieme ai tuoi soci,guidare neanche un furgone….non ne siete all altezza.
    Dove vivi? A Reggio? Ma devi vergognarti di aver ridotto la città a un comulo di discariche di spazzatura…
    Vergognati….occupati dei problemi di casa tua….invece che di pseudo migranti. Al posto tuo mi sarei già sparato con una pistola carica di caccia. ..
    Almeno motivo se non col botto, con la puzza.

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