Elezioni regionali, quello che la politica non dice

Tutti a rincorrere la “tendenza”, ciò che meglio accarezza la pancia degli elettori, nascondendo però le proprie intenzioni. Forse per paura di dire le cose come stanno, di essere “impopolari”. O anche perché, in fondo, quello che conviene a se stessi è in contrasto con quanto si diffonde rumorosamente per le strade o, meglio, sui social.

Tutti i gruppi (parlare di partiti oggi significa pronunciare una parola grossa) invocano le elezioni regionali, sostenendo che bisogna indirle al più presto. A parole, perché i fatti dimostrano altro.

Innanzitutto, al momento (quando la prima decade di ottobre volge al termine) nè il centrodestra nè il centrosinistra hanno indicato il proprio candidato alla Presidenza. Mario Oliverio e Mario Occhiuto rappresentano una parte, una “corrente” si direbbe con un vocabolo da “Prima Repubblica”, non accettata dal resto delle rispettive coalizioni, che sembrano volersi orientare verso altro. Il centrodestra, per bocca di Matteo Salvini, ha fatto sapere che preferisce optare per un candidato che non ha problemi giudiziari; il centrosinistra, peraltro in trattativa con il Movimento 5 Stelle, del governatore uscente non ne vuol sentire proprio parlare. 

Nelle precedenti elezioni, il nome del candidato era noto mesi prima, se non anni, della data della competizione (spesso fissata con ampio anticipo). Quindi, nessuno è pronto, dal punto di vista organizzativo, alle elezioni.

Circa un mese addietro, il Consiglio regionale ha bocciato la proposta di legge che avrebbe introdotto una variazione di 7 milioni di euro al bilancio 2019-2021, necessaria per la copertura delle elezioni regionali e delle primarie istituzionali entro la fine dell’anno. Tradotto: se non viene effettuata a brevissimo questa variazione, non ci sono materialmente i soldi per le elezioni.
Qualche domanda nasce spontanea: perché queste risorse non sono state previste in sede di bilancio di previsione? Era intenzione sin dall’inizio non votare entro il 2019? Perché tutti tacciono su questo aspetto?
Ricordiamo inoltre che l’articolo 3 della legge 108/68 prevede che la convocazione dei comizi elettorali e l’affissione dei manifesti da parte dei Comuni debba avvenire il 45esimo giorno precedente la data delle elezioni.

Altro fattore da tenere in considerazione: se davvero si dovesse votare entro fine novembre o metà dicembre (cosa che, come abbiamo appena visto, allo stato non sarebbe tecnicamente  possibile) chi predisporrebbe e poi approverebbe il nuovo bilancio considerato anche che ci vuole del tempo per la proclamazione degli eletti e l’insediamento degli organi?

Di tutto questo, la politica non parla. Preferisce confondere le acque, spostare il dibattito, continuare sulla piega di dire agli elettori quello che (almeno si crede) essi vogliono sentire.

Dimenticando che fare politica significa assumersi delle responsabilità e dare una linea. Capacità che nei tempi moderni, vista l’assenza di statisti, non pare rintracciabile nelle stanze di una politica che, va detto, è comunque il frutto delle elaborazioni della società.

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