Elezioni regionali, le liste sono servite: tra minestre riscaldate e falsa coerenza

Ci vorrà qualche giorno per operare una riflessione più compiuta riguardo alla composizione delle liste a sostegno di Jole Santelli, Pippo Callipo, Francesco Aiello e Carlo Tansi, ma, a caldo, alcune impressioni sembrano inevitabili.

La principale è relativa all’impatto visivo: la prevalenza numerica delle liste del centrodestra non passa inosservata e deriva – oltre che dagli effetti del pronostico della vigilia e dalla delusione per la gestione targata Mario Oliverio – da un metodo di selezione che, a seconda dei punti di vista, può essere definito “più inclusivo” o effettuato attraverso “maglie meno stringenti”. Sintomatica, in questo senso, è la nota del gruppo di centrosinistra delle Preserre vibonesi che ha lamentato criteri rigidi che si sono trasformati in una “cernita sbagliata” (non certo da meno le rimostranze del consigliere regionale uscente Francesco D’Agostino).

Sarà importante verificare come queste differenti metodologie saranno percepite dall’elettorato: i cittadini si orienteranno verso chi ha puntato sulla “quantità” delle liste e dei voti che porteranno coloro che provengono da un’area politica opposta e che sono stati comunque candidati o preferiranno i criteri volti al “taglio” dello schieramento opposto? O ancora sceglieranno aspiranti alla Presidenza di rottura?

Altri interrogativi: che ruolo hanno avuto le forze diverse dalla politica (il riferimento non è alla ‘ndrangheta) nella composizione delle liste? Quanto contano il personalismo e le tendenze contingenti? Quale è l’attuale livello della democrazia in Calabria?

In ogni caso, Santelli e Callipo arrivano male all’ultimo mese di campagna elettorale: la coordinatrice regionale di Forza Italia è stata indicata quasi sul gong e non senza polemiche interne al partito azzurro e alla coalizione, mentre l’imprenditore del tonno sembra aver creato malumori non indifferenti negli ultimi giorni.

Probabile che le difficoltà della popolazione – alle prese con serissimi problemi nei settori del lavoro, della viabilità, della sanità e considerando i rilevanti spostamenti dei giovani verso le realtà più sviluppate e la perdita di servizi in generale – portino ad un consistente astensionismo, che traduce una plateale insoddisfazione verso quella che dovrebbe essere la classe dirigente.

Salvo chi rimane ancorato alle logiche di partito, il cittadino vuole capire chi o cosa vota e quali saranno le strategie da porre in essere per la crescita sociale ed economica.

E finora di programmi – ad esclusione di quelli che concernono le carriere personali – se ne sono visti o sentiti ben pochi.

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