ELEZIONI REGIONALI / Il profumo di vittoria ed il rischio di spaccature: il centrodestra si gioca il futuro

“Mi piacerebbe in questa occasione avere accanto tutti quelli che credono nella libertà delle idee e nella forza dei progetti, nella rivoluzionarietà della bellezza e nella necessità di una crescita innovativa e sostenibile per la rigenerazione della nostra regione. Crediamoci, è la svolta buona”.

Utilizza queste parole (slogan stranamente simile a quello formulato un lustro addietro dall’attuale primo cittadino di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà; non un bel presagio si potrebbe dire col senno di poi) il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto per lanciare la presentazione del suo “progetto per la Calabria”, che avrà luogo sabato al centro agroalimentare di Lamezia Terme.
Piacevoli propositi che però cozzano con metodi e sistemi di coinvolgimento, con la forma e con i “rapporti di buon vicinato”, perché gli alleati – o presunti tali – di questa storia ne sanno poco o niente.
“Fughe in avanti” o forzature che dir si voglia, non è questa la partenza ideale per il centrodestra. La tensione cresce giorno dopo giorno in vista delle elezioni europee che, a detta di Lega, Fratelli d’Italia e pure Udc, dovrebbero segnare uno spartiacque fra la coalizione di ieri e quella di domani. Competizione che serve anche per “pesarsi”, per ristabilire rapporti di forza ed equilibri, per capire quanto può avere in termini di responsabilità ogni partito.
A parte Forza Italia, tutti insomma ci vanno cauti e usano locuzioni artificiosamente complesse per nascondere l’insoddisfazione verso la candidatura rivendicata e sostenuta dal gruppo azzurro.
La Lega aspetta sorniona i dati che usciranno fuori dalle urne per alzare la voce: la sensazione è però che Wanda Ferro possa rappresentare una buona soluzione anche per i salviniani. La diretta interessata non avanza pretese, ribadisce i tanti impegni parlamentari ma in cuor suo auspica la concretizzazione della possibilità di dimostrare quello spirito e quelle capacità occultate 5 anni or sono dalla furia antiscopellitiana che travolse la maggioranza uscente.
Situazione ingarbugliata dunque, che presuppone un passo indietro di qualcuno: il rischio, altrimenti, è quello di una frattura che trasformerebbe in un’Araba Fenice un centrosinistra che, ad oggi, non pare poter competere per la vittoria.

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