Elezioni Regionali, Fratelli d’Italia al bivio fra trasformismo e forza identitaria

Molte indicazioni su quale sarà la direzione che intende intraprendere Fratelli d’Italia, non solo a livello locale, sono custodite nelle liste e nelle candidature a breve offerte all’elettorato calabrese in vista delle Regionali in programma il 3 e 4 ottobre. Ingenuo girarci attorno: il centrodestra parte con i favori del pronostico ed il partito guidato da Giorgia Meloni sarà, con buonissime probabilità, il primo della coalizione. I sondaggi e le urne, però, è utile non dimenticarlo, restituiscono una fisionomia parziale e di piccolo respiro. Molto più proficuo, sul lungo periodo, è, infatti, tentare di scorgere i tratti distintivi di un’organizzazione politica dai nomi e dai volti che di questi elenchi fanno parte. Perché i numeri, soprattutto in un’epoca post-ideologica soggetta ad una estrema volatilità dei consensi, suggeriscono lo stato di salute attuale, ma non regalano necessariamente previsioni rosee e prospettive solide nemmeno per il futuro immediato, figurarsi per quello lontano.

Sarebbe, perciò, un errore madornale, se i decisori romani scegliessero di far salire sul palcoscenico individui che hanno l’unico, finto, pregio, di essere detentori, per meriti propri o altrui, di pacchetti di voti. Non conta, in particolare per gli interessi reali dei cittadini, la quantità, ma la qualità di ciascuno. Perché, in fin dei conti, è dalla girandola di attori desiderosi di conquistare uno scranno a Palazzo Campanella che verranno fuori i personaggi ai quali il popolo calabrese si appellerà nel prossimo quinquennio per salire sul treno della modernità, dell’efficienza dei servizi, della produttività di un ente. La selezione interna alle diverse forze politiche deve, pertanto, essere minuziosa, severa, e badare a null’altro se non alle idee, ai valori, alla militanza ed alla storia di ognuno dei protagonisti. Il rischio, al contrario, è che risultino premianti pubbliche relazioni e comparaggi di varia natura. In questo senso FdI, proprio in virtù dell’immagine vincente che si trascina dietro in questo momento, è, più degli altri, attrattivo per chiunque sia mosso esclusivamente dall’ambizione egoistica e narcisistica di ottenere lo status di consigliere regionale. Coloro i quali, in queste settimane, si sobbarcano l’onere di tracciare la linea rossa che separa gli “aspiranti” dai prescelti hanno, pertanto, l’obbligo morale di dare lustro ad un retaggio fatto di principi e ideali, di lotte e militanza. Guai se gli “infiltrati” avessero la meglio, guai se a rappresentare le istanze di una comunità che viene da lontano fossero figure irrilevanti e vuote. Le voci circolanti a cavallo di Ferragosto conducono ad un bivio: da una parte la conservazione di blocchi ed equilibri di potere che già troppo male hanno fatto alla Calabria, dall’altra un cammino lungo il quale si incrociano grinta e passione, fede autentica ed entusiasmo. E’ indubbio che, ad esempio nel contesto reggino, la figura preponderante di Francesco Cannizzaro, Deputato di Forza Italia, possa condizionare le scelte dei componenti dell’intera coalizione. Sta agli interlocutori frenarne gli ardori che lo spingono a piazzare uomini e donne a lui vicini nei varchi aperti in spazi diversi da Forza Italia: dalla Lega a Forza Azzurri, da Coraggio Italia a Fratelli d’Italia. Quest’ultima compagine, come detto, fa gola ad avventuriere ed impostori, a caccia di un posto purchessia: compito dei vertici, a qualsiasi livello (provinciale regionale e nazionale), è, dunque, quello di bloccare le porte girevoli impedendo la trasformazione in un taxi a bordo del quale possano trovare comodamente posto tizi e tizie che con la teoria e la prassi del contenitore “meloniano” nulla hanno a che vedere, niente hanno a che spartire. D’altra parte, il recente passato contrassegnato da un flusso in entrata di tipi che hanno portato in dote, nel bagaglio carico di facili consensi, anche, e soprattutto, tanti problemi, etici e d’immagine, dovrebbe aver insegnato quale sia la via da attraversare con la serietà necessaria per proporsi all’opinione pubblica. Né vale lo stupido ragionamento secondo cui per inseguire l’inganno teorico dei “moderati”, figura astratta non esistente in natura ma molto viva nei Palazzi del Potere, diventa basilare affidarsi a politicanti vagabondanti da un partito all’altro. Sposare la causa di Forza Italia, tanto per essere ancora più chiari, è cosa tanto, tanto diversa dall’abbracciare le sorti di Fratelli d’Italia. L’argine ha da essere massiccio: altrimenti perfino dimenticati ex sottosegretari distanti anni luce dal territorio e ignoranti i desiderata della base giocherebbero un ruolo che Fratelli d’Italia e la Calabria non possono permettersi. Sponsor d’annata che ferirebbero mortalmente la fiducia di chi ancora spera nella capacità, da parte delle istituzioni, e dei suoi rappresentanti, di cambiare in meglio le sorti di una terra maledetta. A ciò si aggiunga che, in questa fase epocale durante la quale Giorgia Meloni ha fatto gonfiare le vele della barca di FdI allontanandosi in solitudine dalla riva governativa per navigare nel mare aperto dell’opposizione, sarebbe un errore politicamente da principianti investire su elementi staccati dalla forza identitaria.

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