Elezioni regionali, è cominciato il mercato delle vacche: la massa e la visione della società (che non c’è)

Da destra a sinistra o da sinistra a destra. Poco importano la direzione ed il verso dei movimenti, quello che conta è il modo di agire, la tendenza, lo schema logico del modo di comportarsi.

Le elezioni regionali in Calabria recano con sé “opportunità”, “occasioni”, talvolta “affari”. Non per i cittadini, che hanno il sacrosanto diritto di scegliere, di votare, di confermare, di bocciare, di cambiare se sono rimasti insoddisfatti. Ma per i “portatori di interessi” che si muovono con disinvoltura nella giungla della politica alla ricerca di un buon boccone e senza paura delle “macchie”. I comitati elettorali nascono come funghi, soprattutto dove e ad opera di chi non te lo aspetti. 

Il vero punto è che ognuno di noi è pronto a condannare gli altri sulla base delle proprie convinzioni, spesso senza conoscere la consistenza dei fatti e la storia personale della gente. Perché giudicare gli altri, sputando fango e veleno è sin troppo facile, mentre è terribilmente difficile rendersi conto delle proprie azioni. Come è facile parlare quando al lavoro ci sono gli altri, mentre è assai complicato produrre qualcosa di buono quando si è chiamati ad operare in prima persona. Ognuno guarda al conto corrente degli altri, evita di proferire parola su quello proprio.

Altro elemento acclarato è che la politica, soprattutto in Calabria, ormai ha innescato un sistema che tiene lontana la qualità e lascia praterie all’incompetenza, agli strepiti, alle frasi urlate tipiche dei vecchi mercati. Strillare attira visibilità e, in qualche misura, consensi; spiegare la complessità dei problemi e la conseguente articolazione delle soluzioni realisticamente adottabili è impresa ardua. Perché – ed è qui che si rinviene anche la responsabilità dei cittadini – si preferisce la soluzione urlata, facile e desiderabile, non quella concretizzabile (ma magari meno “generosa”).

Chi studia seriamente la politica ha preso coscienza di questo stato di cose e sembra investito da un pessimismo cosmico. Seguire la massa, anziché provare a indirizzarla con una “visione” della società, è pericoloso, soprattutto in un’epoca in cui al posto dei valori ci sono emoticon e social network. Tirare una linea e ripartire appare quasi impossibile per chi ama questa terra e vorrebbe restarci. Ma non a costo di affondare insieme alla propria coscienza.

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