Elezioni Regionali: centrosinistra senza voti, centrodestra senza scrupoli

Parentele naturali con vecchi e vecchissimi arnesi della politica, legami acquisiti con personaggi da tenere ben distanti dalla gestione della cosa pubblica, trasformisti di professione svelti a saltare sul carretto del vincitore facilmente pronosticabile, vecchie volpi, non rimpiante, della politica che negli ultimi mesi non hanno chiuso occhio pur di strappare un posto utile in liste costruite ad arte per favorirne l’elezione: è questo il profilo dominante della coalizione di centrodestra che si accinge, da qui a quattro settimane, a surclassare il centrosinistra.

Chi si aspettava ventate di novità da parte delle forze politiche che si sono assunte la responsabilità di sostenere, legittimamente, la debolezza dell’azione condotta per cinque anni da Mario Oliverio, non può che restare deluso scorrendo i nomi degli aspiranti consiglieri regionali. Non un briciolo di innovazione, dinamiche sempre uguali a se stesse di legislatura in legislatura, partiti presentatisi in pompa magna sul territorio calabrese come portatori di novità deliberatamente proni rispetto alle diaboliche logiche di sempre. In fondo c’era da aspettarselo, anche solo badando alle modalità ed ai tempi che avevano accompagnato la decisione di candidare Jole Santelli alla Presidenza della Regione. Un quadro reso ancor più desolante dalla presenza di dinosauri che, nei decenni, hanno contribuito, con la loro vorace arroganza, alla devastazione della Calabria. Merita una nota a parte il livello di inqualificabile povertà offerto dai nomi proposti dalla Lega che in un colpo solo ha rinnegato, ma c’era da aspettarselo, tutte le fesserie sul rinnovamento, sulla legalità e sulla trasparenza di cui aveva cianciato il suo mediocre leader, evidentemente più a suo agio nei panni di animatore da spiaggia. Concorrenti salviniani in rampa di lancio che, nella migliore delle ipotesi, non dispongono di alcuna qualità, nel peggiore dei casi sono personaggi privi di scrupoli ma ricchi di una deleteria storia politica. La sfortuna per gli elettori è dettata dalla circostanza che la spregiudicata compagnia di giro del centrodestra si sbarazzerà con irrisoria facilità degli avversari: accantonando l’inconsistente Movimento 5 Stelle e la velleitaria discesa in campo di Carlo Tansi, è impressionante la leggerezza del centrosinistra. Emblematica della situazione tragica in cui versa la compagine capeggiata da Pippo Callipo è la rinuncia per “intoppi burocratici” della formazione denominata “Dieci Idee per la Calabria”. Saranno, pertanto, soltanto, tre, i sostegni su cui potrà contare l’imprenditore di Pizzo Calabro, colpevole di una serie di errori figli di un fritto misto di prepotenza ed incompetenza. Approfittando della circostanza che era lui a tenere in ostaggio il centrosinistra e non viceversa, ha dettato le regole, salvo dimenticare quelle proprie della politica. Sicuramente troverà pure un paio di sempliciotti che crederanno alla favola dei rifiuti opposti ad alcuni big per motivi etici, ma la realtà dei fatti è ben diversa. Perché sarebbe preoccupante se Callipo fosse talmente smemorato da non ricordare che è stato proprio Brunello Censore, da lui additato al pubblico ludibrio come fosse un appestato, ad intrattenere i primi rapporti politici in vista della candidatura alla presidenza. È, quindi, paradossale, che ad essere stato fatto fuori dalla linea di condotta dell’imprenditore, contra personam ed a tutti ignota fino ad un momento prima di essere messa in pratica, sia stato proprio colui che egli stesso aveva incontrato per creare le condizioni funzionali alla presentazione della propria persona quale guida del centrosinistra. In quale decalogo segreto era scritto? Come in nessun Codice, formale o informale, erano visibili riferimenti ai motivi che hanno indotto a buttare fuori dal campo un minuto prima dell’inizio della partita Francesco D’Agostino o Orlandino Greco. Sarebbe il caso di ricordare che il primo passo per rispettare, in modo autentico e genuino, la legalità, è quello di sottomettersi alle leggi proprie di uno Stato di Diritto: chi non lo fa si piega a logiche di furba demagogia e di doppiezza ipocrita, un connubio reso ancor più sgradevole dalla comica mollezza delle liste ascrivibili al medesimo Callipo.

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