Elezioni regionali, alta tensione nel centrodestra: Occhiuto non convince Lega e FdI, Ferro “studia” da presidente

Forza Italia spinge, Lega e Fratelli d’Italia frenano. Le frasi per esprimere la diversità di vedute sono sempre meno diplomatiche, la verità è una ed una sola: Mario Occhiuto è il candidato dei berlusconiani (e nemmeno di tutti), non degli altri partiti di centrodestra. L’indicazione (interpretata come “fuga in avanti”) non piace a Domenico Furgiuele e nemmeno agli ex missini.

La scelta, secondo quanto si evince dalla reinterpretazione delle frasi dei protagonisti, va effettuata sul campo e non a tavolino. E quando si parla di politica per “campo” s’intendono le elezioni.
I seguaci di Matteo Salvini e Giorgia Meloni attendono i numeri concreti prima di ogni possibile valutazione e quei dati arriveranno tra qualche settimana. Inesorabilmente.
Il metro con cui misurarsi sono le elezioni europee, il voto della gente indicherà i rapporti di forza fra alleati. Ecco perché la partita che sta per iniziare sarà importantissima: ciò che uscirà dalle urne servirà per testare i “muscoli” delle compagini in campo, per stabilire chi al tavolo delle trattative potrà alzare la voce e chi dovrà ridimensionare le pretese. Vista dall’esterno, sembra una sfida delicata che mette in palio una probabile conquista della Cittadella regionale.
E se nella Lega si attende ma non in religioso silenzio, da Fratelli d’Italia la figura che sembra svettare sulle altre è quella di Wanda Ferro. La sconfitta di 5 anni fa è attribuita alle contingenze post-scopellitiane; l’aver espugnato il feudo vibonese di Bruno Censore, peraltro in un dominio pentastellato nel Mezzogiorno, è considerato prova di abilità politiche. Ferro negli ultimi mesi si è ritagliata un ruolo rilevante nel partito e nelle Istituzioni, ha “studiato” il territorio. Ha conosciuto, stretto mani, ascoltato, guardato negli occhi. Ha sbagliato, analizzato, capito, ridefinito. Ha pesato. Nell’era dell’antipolitica, con quel suo linguaggio semplice e diretto, ha fatto breccia nel cuore di chi non ha ancora perso la speranza. Passo dopo passo ha costruito l’immagine della “donna forte”, intrepida, determinata. Il suo punto debole è la mancanza di un partito efficacemente strutturato sul territorio: su questo aspetto sta lavorando, ma l’Esercito non è all’altezza del Generale. Ha tuttavia ancora del tempo da sfruttare. Non tantissimo, ma dopo lo sprint dell’anno scorso ogni scommessa può dirsi aperta.

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