Elezioni Reggio, le colpe di Fratelli d’Italia

Insignificante il contributo finora fornito alle fortune della coalizione

A questo punto è lecito sperare ci sia del dolo nel comportamento del centrodestra ingabbiato nella scelta di individuare il candidato a sindaco di Reggio Calabria. L’alternativa, molto più disperante, per il popolo, è che davvero lor signori stiano manifestandosi per quello che sono: una scalcinata brigata di insignificanti avventurieri meritevoli di sconfitta.

Non se abbia a male la Lega, né se ne abbiano a male i suoi rappresentanti, anche della più importante istituzione regionale, perché, per amore di verità, acclarata la quota parte di responsabilità in capo al partito di Matteo Salvini, le colpe, per una situazione impossibile da pronosticare anche per i più pessimisti, sono attribuibili, parimenti, anche agli altri partner della sedicente coalizione. Ad apporre il sigillo su questa palese condivisione di torti è il comunicato diffuso nel primo pomeriggio di oggi, venerdì, da Fratelli d’Italia. Resisi conto, a tre settimane dal deposito delle liste, che stavano facendo la figura degli opportunisti passivi e che il viaggio della speranza compiuto dalla delegazione reggina martedì a Roma, a differenza di quanto da essi auspicato, si è rivelato un fiasco, hanno provato a metterci una pezza. Ma lo stanno facendo fuori tempo massimo e sventolando la bandiera dell’ovvietà. Perché anche un fanciullo imberbe che in questo momento si diverte sulle spiagge di Calabria sa perfettamente, se interpellato, che: “A meno di due mesi dalle elezioni comunali non conoscere il nome del candidato sindaco del centrodestra, non fa bene alla coalizione”. Davanti ad uno scenario apocalittico, quale, a tutt’oggi, si presenta tra le onde tempestose nelle quali rischia di affondare la coalizione (inesistente), arrivare, addirittura, a pronunciare la parola “programma”, appare un insulto all’intelligenza dell’opinione pubblica, disorientata e ormai prossima ad una crisi di rigetto le cui ripercussioni sono tutte da decifrare. Quale mente sensata, libera e non asservita, potrebbe confidare nell’azione di costoro per “risollevare le sorti di Reggio Calabria”? A cinquanta giorni dall’apertura dei seggi, scaricare in direzione della Lega, su cui pesa la gravità della decisione, il peccato originale, si è trasformato in un alibi dietro al quale celare tutte le proprie debolezze riguardo alla gestione della vicenda relativa alla città dello Stretto, sin dalla spartizione delle candidature a presidenze di Regione ed a sindaco. Dov’era FdI, quando si è precipitosamente lavata le mani circa la rivendicazione della postazione, pur di garantire la corsa dell’ex democristiano Raffaele Fitto alla guida della Puglia? Dov’era la presidente nazionale e dove i massimi rappresentanti calabresi e reggini, quelli stessi della spedizione di martedì nella Capitale? E si mettano il cuore in pace, dalle parti dei meloniani: continuare on la tiritera della “scelta di alto profilo; una figura che conosca la morfologia politica e sociale della città, e che possa dare un tetto al centrodestra unito e pronto alla sfida elettorale di settembre”, è la prova provata che di frasi fatte il centrodestra è pieno zeppo, ma di profili simili non ne possiede, al momento, nemmeno uno. E questo non fa altro che contribuire a rendere quello che non si è costruito finora, e non si costruirà da qui ad un mese e mezzo, un “progetto politico” tutt’altro che “credibile”. Quanto al “vincente” poi si vedrà e, così fosse, vadano in ginocchio a ringraziare, con spirito contrito, il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà, alla cui condotta amministrativa, disdicevole e disonorevole, dovrebbero l’eventuale ritorno sui banchi della maggioranza a Palazzo San Giorgio.

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