Elezioni Reggio. In morte delle idee: il centrodestra arraffa, il PD arruffa

Comunque sia andata, una figuraccia spregevole

In un mondo altro la domanda “Com’è stato possibile?” sarebbe accompagnata da un’incredulità totalizzante, in quello nel quale respirano ansimanti consenso di qualunque genere il centrodestra ed il centrosinistra di Reggio Calabria tutto assume una dimensione diversa. L’inverosimile si tramuta in dovuto, l’ingiustificabile in una quisquilia: tutto è concesso.

In effetti non c’è qualcosa per cui stupirsi se una situazione, anche la più inconcepibile, è uno sporco affare in cui gli attori protagonisti, come sempre inconsapevoli, sono il Partito Democratico calabrese, che il Nazareno (inteso come sede nazionale) dovrebbe sciogliere nel pentolone degli scarti nauseabondi ed il centrodestra a guida, per modo di dire, leghista nel nome di Antonino Minicuci. Succede che il 12 agosto un tal Luigi Barbera venga inserito tra i 32 componenti di un organismo oggetto della massima fiducia e di rosee speranze da parte del Commissario Stefano Graziano. “Diamo vita ad un Coordinamento politico – annunciava stentoreo il consigliere regionale campano che avrebbe dovuto mettere ordine nel lacerato PD regionale – per rilanciare l’azione del Partito democratico sul territorio e per gettare le basi per il ritorno ad una gestione ordinaria dello stesso”. Proclami che facevano presagire, per l’ennesima volta, un tardivo sussulto di coscienza in una organizzazione politica nei fatti sedicente democratica a causa della infinita stagione del commissariamento. Il susseguirsi ridicolo degli eventi, però, ha subito provveduto a spegnere gli entusiasmi e dato da pensare che non è ancora tempo di riaprire le gabbie calabresi di una parte politica dai nobili trascorsi, ma dal presente pacchiano. Solitamente il diavolo si nasconde nei dettagli, ma non in questo caso, poiché la storia, nell’arco di un paio di settimane, diviene turpe alla luce del sole, addirittura sotto il bagliore, eccessivo per le limitate capacità di tanti attori delle due coalizioni, dei riflettori di una campagna elettorale, quella per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria. Il tal Barbera, infatti, pensa bene, in quanto componente del Coordinamento regionale del Partito Democratico, di infilarsi non in una lista qualsiasi di quelle a supporto del melitese Minicuci, rampante 66enne dal cuore leghista, ma proprio in quella che ne porta il nome, la consueta lista del candidato sindaco. E’ vero che in molte circostanze è tale solo sulla carta, trovando in essa spazio soggetti e personaggi che per un motivo o per un altro si sono visti sbarrare la strada nelle liste di partito; ed è altrettanto vero che spesse volte l’aspirante Primo Cittadino non ha la più pallida idea di figure e figuri piazzati nell’elenco sul quale campeggia il suo cognome. Rimane indiscutibile, tuttavia e proprio per tali motivi, che contesti di tal fatta rendano il valore esatto, fino alla minuzia, della classe dirigente del centrodestra reggino che, in questa vicissitudine o ha agito in buona fede dimostrando di non avere la più pallida idea della vita pubblica e privata delle persone imbucate in elenchi di mediocre fattura; oppure, comportandosi in malafede, ha scelto deliberatamente di accaparrarsi un candidato considerato depositario di un appetibile pacchetto di preferenze. In fondo il buon Barbera dispone del requisito essenziale per il centrodestra reggino ai tempi del salviniano Minicuci da Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova: non è di Reggio nemmeno lui, essendo, come da informazioni dallo stesso pubblicate sui social network, originario di Messina e lì residente. Comunque sia andata, una figuraccia spregevole che getta ulteriore discredito su uno schieramento visibilmente inadatto al recupero di una città esausta al termine del mandato esercitato da Giuseppe Falcomatà. Trame simili non fanno altro che gonfiare le vele della barca, artigianale e, quindi, più massiccia, plasmata da Angela Marcianò. L’avvilimento provocato da scenette così abiette come quelle del candidato che spunta ovunque, nel Coordinamento regionale del PD come nella lista “Minicuci Sindaco”, rinsalda il convincimento che per rialzare lo spirito fiaccato dai danni rovinosi del sindaco uscente sia inevitabile stringere la mano tesa da chi si pone, con impeto civico, come alternativa genuina ad un sistema fossilizzato nel marciume dei comparaggi di centrodestra e centrosinistra.

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