Elezioni Reggio, il Terzo Polo (fantasma) è al bivio decisivo

Il tempo è agli sgoccioli, siamo ormai nei minuti di recupero dei supplementari

Non è più il tempo degli egoismi, non è più il tempo degli opportunismi, non è più il tempo dei personalismi, non è più il tempo dei tatticismi (peraltro molto mal riusciti). Nel mezzo, tra un centrosinistra ostaggio di Giuseppe Falcomatà al quale non è stato possibile rinunciare per assenza di alternative (pur nella consapevolezza della sua impopolarità) ed un centrodestra che, incapace di scovare uno straccio di candidato a sindaco, ha oltrepassato ogni limite della decenza, dimostrando, prima ancora che inizi ufficialmente la campagna elettorale, di essere un’astrazione teorica ricca solo di millantatori e nostalgici, confusionari e arroganti, pessimi giocatori di poker e ignavi, ci sarebbe uno spazio immenso per la creatività e la programmazione.

Quello stesso varco nel quale, da sinistra, si è buttato a capofitto, con entusiasmo e rispetto per l’elettorato, Saverio Pazzano, che ha riempito un vuoto in un’area ancora passibile di sorprese con altre candidature di rilievo; ed in cui, già da tempo, era entrato, da destra, Enzo Vacalebre, il cui obiettivo è quello di riunire tutte le sigle della galassia reggina con una precisa identità; da quella stessa breccia è avanzato anche Klaus Davi, presenza al momento ambigua e priva di sostanza. E’ lì, in quella distesa lontana da centrodestra e centrosinistra ufficiali, che può essere dispiegata, se condotta con intelligenza politica ed impegno costruttivo, l’azione di coloro i quali, vivendo di forza propria, sono nelle condizioni di rosicchiare consensi ad entrambe le coalizioni principali. Incontri tra i potenziali protagonisti se ne sono susseguiti nei giorni scorsi, nessuno risolutivo: tutt’altro, L’ultimo ha avuto il solo beneficio di restringere la cerchia limitandola solo a chi crede realmente perseguibile un obiettivo unitario. Affinché l’operazione “Terzo Polo” riesca, come comprensibile anche dagli attori che stanno dimostrando una (prevedibile) inconsistenza politica, è indispensabile che tutti facciano un passo di lato, cancellando egocentrismi imbevuti nel narcisismo artificiale. Non è con un post in più o in meno su Facebook che si va avanti, non è vantando l’esistenza di liste fantasma che si realizza qualcosa di serio, non è agitando spauracchi di andare chissà dove che si produce valore aggiunto. Il tavolo attorno al quale sedersi deve essere l’unico: i margini per giocare su più tavoli sono stati ormai azzerati e gli aspiranti che non lo hanno capito resteranno schiacciati dalla delusione e spazzati dalle illusioni. Il tempo è agli sgoccioli, siamo ormai nei minuti di recupero dei supplementari e fare melina è soltanto indice di stanchezza di idee e meschine speculazioni sulla altrui buona fede. Se davvero a muovere le ambizioni di ciascuno è l’amore disinteressato per la città, ci si vesta di umiltà: è la condizione imprescindibile per osservare la realtà con lucidità e raziocinio, il resto è fuffa buona solo per tutelare il proprio buon nome e la propria immagine popolare. Fuori, una volta per tutte, i pusillanimi che fingono insubordinazioni identitarie, salvo attendere, nel vuoto di idee e programmi, a mani giunte una designazione che cada dall’alto della tolda di comando del centrodestra. Non arriverà, stiano pur certi, così come, con altrettanta sicurezza, non potranno essere annoverati tra i coraggiosi ed i visionari.

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