Elezioni Reggio, il centrodestra proietta sempre lo stesso noioso film (di Serie B)

Il centrodestra non teme di osare l'inosabile

Finora l’unico schizzo emerso dalla stantia pozzanghera della campagna elettorale in cui sta sguazzando, con disagio, il centrodestra di Reggio Calabria ha la forma di una passione smodata per l’arte cinefila. Le citazioni filmiche sono, infatti, il grimaldello arrugginito, ai limiti dell’inservibilità, utilizzato nelle note della coalizione che, evidentemente troppo impegnata nel colto esercizio della critica cinematografica si barcamena su una zattera a bordo della quale scarseggiano idee e programmi.

Provano i vari attori ad agire di rimessa, nascondendo quanto più possibile il Carneade candidato a sindaco: un segretario comunale come migliaia ne esistono da Trento a Trapani, ma a cui hanno regalato un rattoppato vestito di Super Tecnico. Ma, per fortuna, ci sono loro, i Coordinamenti provinciali di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia che si sono messi assieme per scoprire, tenetevi forte, che l’Amministrazione Falcomatà si è rivelata un fallimento. Chi l’avrebbe mai detto? Chi mai si sarebbe sognato tra i cittadini di Reggio di pensare, anche per un attimo, ad una provocazione del genere? Qua, signori, non possiamo che inchinarci con deferenza ad una analisi politica che nemmeno il più raffinato dei politologi della John Fitzgerald Kennedy School of Government dell’Università di Harvard avrebbe saputo elaborare. E così sappiamo che, quando ci sono di mezzo i Coordinamenti provinciali di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, non bisogna mai disperare: all’improvviso arrivano loro che, pur vergognandosene non poco, tentano con notevole impaccio di farsi piacere il burocrate in pensione di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova. Per riuscire nell’azione epica, pur odiandosi reciprocamente sul piano personale e non solo politico, non temono di osare l’inosabile: rivendicare una coesione immaginaria che non fa capolino nemmeno in uno solo dei rimasugli di partito rimasti a far da guardia a nomi e simboli privi di valore, significato, credibilità. Sono i primi a non credere nell'”unto di Salvini” il quale, da muratore armato di cazzuola e scalpello, si arrabatta a mettere su un muretto che funga da simulacro di candidatura, ma lo fa partendo da un pilastro molto poco robusto: quello costruito sulla proverbiale incompetenza del sindaco uscente e della sua squadra. Oltre tutto sarebbe il caso di restringere il compasso nel completare il disegno malamente realizzato, tenuto conto che qualcuno dei componenti di quella squadra si trova oggi in liste che sostengono il burocrate in pensione di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova. Una vis polemica figlia dell’inerzia e che appare, sul piano comunicativo e sostanziale, assai fragile, imperniata com’è su un refrain di cui all’elettorato non rimane in testa poco meno di nulla. Tanto è vero che moltissimi, tuttora, non conoscono nemmeno il nome del candidato sindaco del centrodestra, mentre tanti altri ne storpiano, involontariamente, il nome. D’altra parte, come biasimarli? E stiamo parlando di coloro i quali, nelle menti pervase dalla presunzione degli obbedienti soldatini del centrodestra, dovrebbero riporre le loro aspettative in un futuro migliore nelle mani insidiose di uno sconosciuto: sarebbe da irresponsabili farlo nella vita reale, quale sarebbe il motivo che giustificherebbe un comportamento diverso quando è in ballo il destino collettivo? Anche il riferimento alla “prigione del PD” di cui c’è traccia nella nota appare un assist servito al bacio a beneficio di chi non tutto desidera tranne che diventare ostaggio della Lega e preferisce ritrovarsi, “lucido e felice” sotto il tetto della propria abitazione, dove i padroni di casa non hanno bisogno di reinventarsi un’altra identità che non sia quella reggina.

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