Elezioni Reggio, il centrodestra non ha capito niente (o forse ha capito tutto)

Quella che appariva sulla carta una pratica agevole da disbrigare è diventata all'improvviso, per miopia e fragilità, una partita tutta da giocare

Difficilmente una (pre)candidatura avrebbe potuto essere confezionata peggio di come abbia fatto il centrodestra in merito alla scelta di colui, o colei, che tenterà, con il supporto della coalizione, la riconquista di Palazzo San Giorgio i prossimi 20 e 21 settembre.

La notizia che sarà la Lega a scegliere l’avversario diretto di Giuseppe Falcomatà ha creato scompiglio e delusione in una parte importante dell’elettorato e dei rappresentanti locali dei partiti facenti parte dell’alleanza. Voci raccolte all’interno della compagine indicano, addirittura, la stesura di un documento critico e polemico nei confronti dei leader nazionali, preparato nella giornata di ieri, lunedì, e ritirato solo all’ultimo momento. Una situazione che, tuttavia, non dovrebbe sorprendere più di tanto, visti i rapporti, negli ultimi anni, permanentemente burrascosi all’interno di ogni singola componente del centrodestra. Più volte abbiamo scritto di relazioni interpersonali segnate da rancore e avversione a cui si è aggiunto un dato politico fondamentale: a Roma sia Forza Italia che Fratelli d’Italia, a differenza di quanto si blaterava in riva allo Stretto, non avevano nessuna intenzione di mettere la faccia sul candidato a sindaco di Reggio Calabria. Se questo era il segreto di Pulcinella per quanto riguarda il partito guidato da Giorgia Meloni, scottata dai troppi guai giudiziari in cui sono caduti diversi suoi esponenti, sorprende il comportamento degli “azzurri”. O meglio, sorprende l’iperattivismo di Francesco Cannizzaro il quale, pure, avrebbe dovuto sapere come tanti altri sapevano, che sarebbe stato il tavolo nazionale ad assegnare le caselle e non fantomatiche interpartitiche accompagnate da interessate imbeccate ad amici con penna e taccuino. Probabilmente tutta una messinscena solo per dimostrare agli alleati che era lui a dettare linea e tempi, anche in vista delle scelte future, ma nulla più. Del resto, per come si era messa la situazione riguardo alle Regionali, dove a Matteo Salvini non è stato concesso praticamente nulla, era ovvio che il leader della Lega avrebbe puntato, nell’ottica della nazionalizzazione del partito e alla luce del calo costante dei consensi, su capoluoghi in grado di concedergli un minimo di visibilità e Reggio, in quest’ottica, calzava a pennello. Fratelli d’Italia, da parte sua, se avesse davvero coltivato ambizioni di leadership locale della coalizione, non si sarebbe giocata tutte le sue carte sul Commissario Cittadino, ma avrebbe, contestualmente, individuato soluzioni alternative da proporre agli alleati. Personalità di carattere e con competenze politico-amministrative già acquisite nel corso del tempo, fra l’altro, erano ben identificabili all’interno dei “meloniani”, ma se manca la volontà di assumersi responsabilità e le dinamiche politiche restano quelle di sempre i risultati non possono essere così diversi da quelli consegnati alla Storia nelle ultime 24 ore. Una sequela di orrori logici e tattici da far sospettare che, in fin dei conti, dalle parti del centrodestra, al di là dei proclami di facciata, vista la drammatica condizione in cui versa il Comune di Reggio Calabria, non c’è tutta questa brama di sfrattare Falcomatà. Sui social e sulle chat dei politici, pertanto, è scoppiata la rabbia che, col trascorrere delle settimane, farà fatica ad essere contenuta se il nome su cui si appunterà l’attenzione della Lega non avrà i crismi indiscussi della competenza, del carisma, dell’autorevolezza. In questo senso è fondamentale il lavoro ai fianchi che hanno il dovere di mettere in atto i responsabili locali, dal Segretario regionale Cristian Invernizzi in giù: sono loro a dover spiegare a Salvini che le scosse telluriche che stanno scuotendo il centrodestra reggino sono tali da mettere in seria discussione la vittoria. Quella che appariva sulla carta una pratica agevole da disbrigare, affidare ad un passato tetro ed inerte l’esperienza Falcomatà, è diventata all’improvviso, per miopia e fragilità, una partita tutta da giocare e dall’esito incerto. A maggior ragione se si parte dalla diffidenza, ben più radicata di quanto si creda, nutrita da un pezzo maggioritario dell’elettorato nei confronti della Lega che, da queste parti, continua ad essere, lo si voglia o no, la Lega Nord. Sottovalutare questo aspetto senza avere la capacità di recuperare consenso con un nome inattaccabile e dal prestigio inoppugnabile si rivelerebbe catastrofico per il centrodestra e, soprattutto, per la città che non può certo permettersi la riconferma di Falcomatà. Non è un mistero, tra gli addetti ai lavori, che il sindaco sia noto per essere un uomo fortunato e le mosse dei principali competitori sono lì a dimostrarlo una volta di più. L’anno in più di mandato, causa Covid-19, paradossalmente si è rivelato foriero di benefici solo per il Primo Cittadino che ha spadroneggiato in lungo e in largo, approfittando del ritardo inammissibile con cui il centrodestra (non) stava muovendo le sue pedine. Fare affidamento esclusivamente sull’astio provato dal popolo reggino nei confronti del sindaco appare, anche ai più sprovveduti, un collante ed una spinta motivazionale enormemente insufficienti. Oltre tutto, in una competizione in cui di ras delle preferenze se ne scorgono ben pochi, non è all’orizzonte un divario netto tra le liste, gran parte delle quali, a destra come a sinistra, saranno di media qualità. A fare la differenza, allora, saranno la popolarità e le competenze dei candidati a sindaco e, a questo punto, non è detto sia Falcomatà ad essere quello messo peggio. Oltre a lui, a trarre vantaggi dal disordine, mentale e politico, del centrodestra ufficiale, saranno gli altri aspiranti alla carica di sindaco, da Saverio Pazzano ad Angela Marcianò e Giuseppe Bombino che, alla luce dello scenario attuale, commetterebbero un errore madornale se non portassero avanti con ancora maggiore convinzione la sfida lanciata mesi fa e ancor più grave sarebbero se i rispettivi militanti non li incoraggiassero ad insistere.

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