Elezioni, Minasi rovescia sugli alleati (?) i veleni della Lega che turbano Reggio

In questa trama di mediocre fattura di Politica non si coglie nemmeno la più vaga parvenza

La tracotanza insita in una decisione che riguarda un’intera comunità già provata dai sei anni di angherie prodotte dall’inadeguatezza di Giuseppe Falcomatà e la sua band è tutta in una nota inoltrata dal consigliere regionale Tilde Minasi in un afoso pomeriggio domenicale di fine luglio.

Messi nero su bianco, ci sono tutti gli ingredienti buoni a far capire anche ai meno dotati di capacità di interpretazione delle faccende politiche il motivo per il quale la Lega, (rectius Matteo Salvini), sebbene siano trascorsi quattro giorni anche dall’incontro romano che ha suggellato l’incoronazione di Antonino Minicuci (chi?) a candidato sindaco di Reggio Calabria da parte del leader milanese, continui a tardare l’annuncio ufficiale. Come se non bastasse il ritardo indegno con il quale il centrodestra è arrivato ad assumere una determinazione che riguarda il futuro di oltre mezzo milione di persone abitanti nel territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, vengono adesso accampate scuse infondate e lanciati minacciosi appelli alla responsabilità nella più assoluta indifferenza rispetto agli interessi della collettività. Tirare in ballo, addirittura, la pandemia da Covid-19 per provare a nascondere sotto il tappeto le faide interne alla Lega ed alla compagine di centrodestra è imbarazzante, soprattutto se si ammette, qualche riga più sotto, che ad indicare il prescelto, nello specifico il Segretario comunale da Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavora a Genova, è stato è e sarà Matteo Salvini. Ciò significa che non c’era bisogno di nessun “incontro e confronto”, tranne quello, unico, in cui Reggio Calabria è stata svenduta al mercato dell’usato per risarcire il senatore di Milano eletto nel Lazio dell’irrilevanza sopportata nella distribuzione delle candidature alla presidenza delle Regioni. E non si dica che, così facendo, la città dello Stretto è stata promossa al rango di Regione perché, in realtà, al pari di qualche altro capoluogo di provincia, è stata lo scalpo portato per mettere a tacere il capo della Lega. Il problema vero, più volte denunciato da questo giornale, è che il centrodestra reggino, del tutto inutile e marginale ai fini della scelta, avrebbe dovuto assumersi l’onere della nomination molti e molti mesi addietro imponendo al tavolo nazionale una semplice presa d’atto. Esattamente quello che è successo, per esempio, nelle varie Regioni, dove Salvini non ha toccato palla: dalla Campania (Caldoro di Forza Italia), a Puglia e Marche (Fitto e Acquaroli di Fratelli d’Italia). Minasi ora imputa a Falcomatà qualcosa che anche l’ultimo dei reggini è in grado, da solo, di addebitare all’attuale Primo Cittadino, perché ne ha pagato le conseguenze sulla propria pelle: l’assenza di “servizi insufficienti, pochissima visione, programmi inesistenti” e la necessità di “realizzare le basi per un futuro diverso”. Peccato, davvero peccato, che di tutto questo, a 55 giorni dalle elezioni comunali, non si intraveda nemmeno la più offuscata delle ombre dalle parti dei sedicenti avversari di cui fa parte il consigliere regionale. Il quale consigliere regionale, sia detto per inciso, non si sa bene nemmeno a che titolo, e in virtù di quale ruolo, rientri nella trattativa, visto che la Lega si è dotata di una Struttura provinciale con un Referente cittadino e, solo da qualche settimana, di un Referente provinciale. Nel documento si fa esplicito riferimento al “pettegolezzo basso, grossolano, chiassoso e, francamente, inutile e non degno”, come se esso appartenesse alle altre forze politiche. Con tutto il tatto possibile, ci assumiamo allora la responsabilità di informare il consigliere regionale Minasi che all’interno del suo partito, dal momento in cui il nome di Minicuci (chi?) è riemerso dalle acque salviniane, si riscontra un tasso di veleni di intensità sbalorditiva, ma questo, in verità, lei lo sa e non ha certo bisogno di queste riflessioni per venirne a conoscenza. Quindi, se c’è qualcuno che si sta rendendo autore di una pratica “deleteria e disgregante”, dia un’occhiata nelle sue stanze. Quale sia, poi, “il lavoro sin qui portato avanti”, resterà per sempre un mistero insondabile ed è davvero eccentrico che si contesti ad altri di avvantaggiare “le altre aree politiche che potrebbero attrarre consensi per merito di chi agisce con modi da ‘domus propria’ danneggiando la collettività”, quando il putiferio, peraltro mai esploso pubblicamente, è stato scatenato da un diktat unilaterale del noto meridionalista con cattedra al Papeete, Matteo Salvini. Com’è possibile pretendere sostegno da parte di chi è costretto a pronarsi passivamente all’altrui volere? E, quale drammatico effetto collaterale, com’è possibile attribuire una patente di credibilità ad una coalizione che si presenta già ai nastri di partenza così allo sbando e densa di rancori? Davvero fantasticano di poter governare Reggio Calabria con questi presupposti? Questa sì che è un autentico esercizio di fantasia, in relazione al quale risultano irrilevanti “gli egocentrismi ed i personalismi” che anche ci sono, sono ben visibili, come ben visibili sono sempre stati nella storia della politica, ma in questa trama di mediocre fattura di Politica non si coglie nemmeno la più vaga parvenza.

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