Elezioni, le cantonate della Lega ridicolizzano Reggio

Orrori politici commessi uno dietro l'altro

Riaprire una partita dal risultato blindato, senza nemmeno faticare più di tanto grazie alle lacune del sindaco uscente, è un epilogo che nemmeno il più immaginifico degli autori di fantapolitica avrebbe potuto concepire.

Eppure, gli orrori politici commessi uno dietro l’altro dalla Lega hanno aperto la breccia nella quale si è insinuata, con destrezza, la possibilità che Giuseppe Falcomatà continui ad essere Primo Cittadino di Reggio Calabria anche dopo le elezioni in programma il 20 e 21 settembre. Contenerli tutti in un articolo sarebbe troppo arduo. E’ sufficiente, ai fini di una loro sostanziale comprensione, fermarsi ad un paio di quelli più gravi e più recenti. In ordine cronologico, aver tirato fuori una Struttura provinciale tra le più improbabili da quando è stata inventata la Politica a ridosso del rinnovo del Consiglio comunale è un abbaglio così grossolano da non essere nemmeno catalogabile nella casella delle cantonate. Un organigramma disordinato nelle deleghe e discutibile sui nomi spuntato fuori dal nulla in un momento in cui, al contrario, i membri di un partito dovrebbero serrare i ranghi in vista della disfida elettorale. La decisione, invece, ha creato ulteriore confusione ed aumentato gli attriti nelle stanze locali della forza politica guidata da Matteo Salvini. Non è chiaro, tanto per fare un esempio concreto, quale sia, a questo punto, il ruolo di Emiliano Imbalzano, responsabile cittadino, se sulle dinamiche reggine Franco Recupero, nominato referente provinciale dopo la disfatta alle Regionali, interviene a piedi uniti firmando comunicati a nome della Lega stessa. Mosse senza senso, scriteriate, attestazioni lampanti di una fazione politica che, evidentemente, non si rende nemmeno conto dei limiti insiti nelle risorse umane a disposizione. Ed in questo contesto si inserisce la seconda, ancor più grave, aberrazione addebitabile ai salviniani. Aver rivendicato, nella spartizione, perché di questo si tratta, la candidatura a sindaco di Reggio Calabria senza avere, per tempo e con seria responsabilità, la benché minima idea di chi potesse incarnarne il ruolo, è una mortificazione non solo per la città, ma per la Politica medesima ed il centrodestra più specificamente. Non è contestabile il principio se quello forma la base su cui desidera reggersi una coalizione, ma lo è il metodo: non posso pretendere di guidare un aereo se sono sprovvisto anche della patente che mi permette di condurre uno scooter. Non posso pretendere di amministrare una delle quattordici Città Metropolitane italiane se non so nemmeno distribuire gli incarichi nel chiuso delle mie quattro mura.

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