Elezioni Comunali, la superbia del centrodestra è il miglior trampolino di lancio per Falcomatà

Qualcuno tra gli pseudo rappresentanti della minoranza si è eclissato avendo il buon gusto di non mettere becco nelle vicende cittadine

Ingenui coloro che, per cinque anni, hanno creduto con ottimismo ad una solida, quanto credibile, alternativa al pattume amministrativo di falcomatiana fattura.

Sprovveduti anche coloro che hanno immaginato, quasi disperatamente, fosse possibile inseguire il sogno di avere un sindaco ed una squadra al suo fianco all’altezza del gravoso compito che quotidianamente li ha attesi. Ma su quali basi si fondava questa euforia? Nessun sussulto da parte della cosiddetta società civile; carnevalesca l’avanzata russa e la ritirata spagnola dei dissidenti della maggioranza; in fieri, ma potendo contare su bacini ristretti, solo come testimonianza, la creazione di una “Cosa” di sinistra” e di destra, tutti gli occhi erano puntati sul centrodestra. Cosa mai si sarebbero potuti aspettare, gli ingenui e gli sprovveduti di cui sopra, alla luce della mancanza di idee, del vuoto programmatico, dell’incapacità di individuare una figura catalizzatrice dal profilo irreprensibile unanimemente riconosciuto, dell’arroganza sguaiata dei tanti che pensavano, e pensano tuttora, di essere ciascuno l’unico depositario della verità e del consenso, dell’astio profondo che regna, sovrano incontrastato, nei rapporti (inesistenti) tra le persone fisiche che dovrebbero decidere le sorti della coalizione? Da dove sorgeva questa visione rosea se il centrodestra reggino nell’ultimo quinquennio, molto semplicemente, non è mai pervenuto? Facendo leva su un’autoreferenzialità tragicomica, forze politiche irrilevanti sul piano quali-quantitativo hanno avuto l’ardire di dividersi al loro interno in un numero di posizioni pari a quello dei militanti sopravvissuti alla traversata del deserto della “Svolta”. Soltanto mistificando la realtà, sarebbe coltivabile la fede nella presenza di partiti e movimenti lucidi abbastanza da capire davvero come scacciare i mercanti dal tempio. Purtroppo, però, i fatti si incaricano, un giorno sì e l’altro pure, di ricordare agli smemorati che nulla è cambiato nel corso dell’ultimo quinquennio: il centrodestra sfasciato era nel 2014 e sfasciato è rimasto. Anzi, se possibile, la caduta agli inferi si è rivelata ancor più rovinosa di quanto fosse pronosticabile all’epoca. Allora il tempo indossava i panni su misura di un potente alibi con cui nascondere rancori e intolleranze che, infatti, nel corso degli anni, sono emersi mostrando contorni sempre meglio definiti. A peggiorare ulteriormente la condizione di partenza di una campagna elettorale che si presenta, in modo del tutto imprevisto, praticabile da Giuseppe Falcomatà e compagnia bella, è la radicale inconsapevolezza con cui i sedicenti protagonisti blaterano senza, tuttavia, muovere un solo passo utile per costruire qualcosa che assomigli, anche alla lontana, ad una alternativa purchessia. Si agitano in ordine sparso, convinti, addirittura, di aver occupato il ruolo di fieri oppositori ad un’Amministrazione talmente scadente che sarebbe impossibile individuarne, nel passato, anche remoto, una di livello così infimo. Qualcuno tra gli pseudo rappresentanti della minoranza si è eclissato avendo il buon gusto di non mettere becco nelle vicende cittadine, ma non quello di dimettersi dall’incarico di consigliere comunale che avrebbe dovuto essere assunto con onore e rispetto e, invece, è stato umiliato, davanti ad una cittadinanza priva di coscienza civile, a suon di assenze e inconcludenza. Altri hanno avuto piena consapevolezza del ruolo esercitato solo a intermittenza, alternando prese di posizione su temi anche di scarsa importanza ad improvvise, quanto repentine, scomparse. C’è, poi, chi ha condotto battaglie sterili e funzionali ad acquisire quella visibilità ricercata spasmodicamente per motivi esclusivamente personali. Alcuni, infine, sono arrivati a convincersi di aver fatto da controcanto a Palazzo San Giorgio da dietro una tastiera del pc, scrivendo comunicati che, numeri alla mano, si sono rivelati ad uso e consumo dei soli parenti ed amici stretti. Ed allora: cosa mai ci si era messi in testa? Davvero taluni si illudevano di buttar fuori dal Municipio chi lo ha indegnamente occupato per un lustro senza seguire un percorso razionale che conducesse serenamente a scegliere la miglior squadra possibile per ridare fiducia alla città morente? Alchimie numeriche e colloqui con portatori di voti in disarmo saranno anche validi passatempo nel paese dei balocchi di certa politica in fuga dalla realtà, ma sicuramente non per riportare il sorriso sulle bocche dei reggini avviliti dalla insopportabile ed improduttiva vanità di Falcomatà e del suo “cerchietto magico”.

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