Ecco perché la mozione di sfiducia verso Falcomatà sarebbe un errore imperdonabile del centrodestra

Provocherebbe un effetto boomerang in grado di puntellare il vacillante sindaco

La storia, la politica ed il buonsenso sono lì ad insegnarlo, buoni maestri di vita e di strategia: l’idea, resa pubblica nel corso della conferenza stampa svoltasi martedì a Palazzo San Giorgio dai consiglieri della minoranza, di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Giuseppe Falcomatà sarebbe un errore gigantesco.

Se considerata come un atto provocatorio buttato lì in pasto alla stampa ma senza darvi seguito con una formale messa nero su bianco avrebbe contorni ben definiti sul piano mediatico e della ricerca del consenso. Si rivelerebbe per ciò che è la sua unica funzione benefica per l’opposizione: comunicare alla città, che pure ne è già ben consapevole, l’impossibilità, da parte del Primo Cittadino, di essere in grado di tirare Reggio Calabria dalle secche in cui la sua stessa inazione amministrativa l’ha fatta precipitare in quattro anni e mezzo. Immaginare altro, sperare che in calce al documento possano figurare, oltre a quelle dei consiglieri comunali del centrodestra, anche quelle dei colleghi della maggioranza che hanno manifestato disagio è da considerare, invece, una velleitaria prova di forza pronta a tramutarsi, alla velocità della luce, in una testimonianza di debolezza capace di produrre l’effetto contrario. Demetrio Delfino, Antonio Ruvolo, Filippo Quartuccio e Giovanni Minniti, i consiglieri apripista del reale, e fortissimo, disagio avvertito in gran parte della coalizione che amministra la città, come noto (qui la loro posizione che non lascia adito ad interpretazioni diverse) non cadranno mai nella provocazione e sperare, dunque, che attorno alla mozione si possano coagulare tutti coloro che non si trovano d’accordo con metodi e contenuti della gestione della macchina comunale costituisce, dunque, un’arma spuntata in partenza. Ci sarebbe, anzi da chiedersi, se la mossa sarebbe tale da risvegliare dal sonno profondo quei consiglieri, come Antonino Maiolino ed Antonino Matalone, che da lunghissimo tempo, nei fatti inoppugnabili, si sono tirati indietro rispetto alla lotta combattuta dal resto dell’opposizione. Il rischio, pertanto, è quello di ritrovarsi con un numero di sottoscrittori addirittura inferiore rispetto al minimo sindacale. All’ombra cupa dell’eventuale dissesto, ad un passo dall’incerta approvazione del Bilancio, è il momento di mantenere i nervi saldi e la testa lucida: provare ad infilarsi con queste modalità da kamikaze nelle palesi contraddizioni create dall’operato spocchiosamente autosufficiente, quanto modesto, di Falcomatà, si rivelerebbe un boomerang idoneo a ricompattare la maggioranza, oggi spappolata e certamente non per responsabilità di chi ha voluto, a testa e voce alte, provare a suonare la sveglia agli infanti del “cerchietto magico” specificando, a chiare lettere, che di non essere per nulla disponibili a giocare di sponda con il centrodestra.

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