E’ il PD a dover arrossire per le gaffes del milanese Sala che denigra i dipendenti pubblici calabresi

E' il campione delle gaffes che ha problemi irrisolti con i meridionali

Hanno scatenato un vespaio di polemiche le parole, improvvide e intinte nell’ottusità, pronunciate dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel corso di una diretta Facebook di Inoltre-Alternativa Progressista. Il Primo Cittadino meneghino, con la scusa facile facile del diverso costo della vita, non riesce proprio a capacitarsi del fatto che un dipendente pubblico di Reggio Calabria percepisca lo stesso stipendio di un collega milanese ed ha trasformato questo suo limite intellettivo in pensiero politico.

Miracoli del PD, partito che lo ha piazzato sulla accogliente poltrona di Palazzo Marino. Sala, per capirci, è quello che, nella attuale fase epocale incenerita da Covid-19, passerà alla storia riservata agli avidi miserabili come il profeta dello slogan insulso “Milano non si ferma”, non prima di aver bocciato l’ipotesi di isolare chi arrivava dalla Cina: “E’ eccessivo – sentenziò dal basso delle sue conoscenze virologiche – evitiamo di cadere in falsi sogni autarchici”. Mentre la curva dei contagi in città si avviava verso impennate da eccidio, il sapiente manager, efficiente ed efficace, che da undici anni, però, ha ritenuto più comodo indossare i panni del liberista con i soldi dei contribuenti, sollecitava a dare continuità al rito dell’aperitivo, must irrinunciabile del milanese doc. Costantemente spiazzato dagli eventi, ha dimostrato di essere sempre fuori luogo, fuori tempo, un pesce fuor d’acqua, mentre la catastrofe si abbatteva su Milano e sulla Lombardia, molto più che sul resto d’Italia. L’unica disciplina in cui ha brillato con eccellenti risultati è stata quella delle gaffes, una dietro l’altra, ad un ritmo incalzante, tale da rendere impossibile poterne dare conto con puntualità. Il sindaco di Milano, peraltro, quantunque non abbia in tasca alcuna tessera leghista, che, secondo molti meridionali, sembra essere l’unica in grado di certificare il razzismo nei confronti di chi vive al di sotto della linea del Po, ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, di avere serissimi problemi a rapportarsi in termini civili con l’intero Sud. Lo utilizza, sempre e solo, come esempio negativo, come termine di paragone da adoperare con ripugnanza, altro che il Bossi dei bei tempi. Quando, alla fine dello scorso anno, la discussione politica era tutta incentrata sulla proposta di tenere chiuse, la domenica, le attività commerciali, non trovò di meglio (sempre per un deficit intellettuale che lo ancora irremovibilmente all’imbecillità più plebea) che servirsi di un’espressione tale da qualificarlo in modo definitivo: “Lo facessero ad Avellino, qui a Milano non ci rompano le palle”. Nonostante sia un campione di volgarità, non ha mai tralasciato, però, di coltivare l’insensibilità sociale e politica. Tre settimane fa, indifferente ai mesi claustrofobici sofferti dal popolo italiano che, sebbene chiuso in casa, ha insistito con pervicacia ad offrire, ciascuno con i propri talenti e le proprie possibilità, un contributo fondamentale, lavorando da casa, il sindaco di Milano, con la rozzezza suo autentico marchio di fabbrica, ha blaterato: “Basta smart working, è il momento di tornare a lavorare”. Lo andasse a dire a tutti coloro che hanno lavorato il doppio, senza orario né cartellino. Si armi di coraggio e lo vada a dire alle centinaia di migliaia di insegnanti che si sono ingegnati ogni giorno per regalare, con idee e fervore, un minimo di normalità ai loro allievi. Non lo andrà a dire, perché Beppe Sala è il classico esempio di millantatore vanaglorioso che, da perfetto trasformista, pur considerandosi un dinamico manager prestato alla politica, è in realtà appartenente alla razza degli Scilipoti. Quella razza capace, con estrema nonchalance, di passare dall’essere braccio destro di Letizia Moratti, sindaco di Milano per il centrodestra, a Primo Cittadino della stessa città, ma per la coalizione avversaria: quel centrosinistra che, se possibile, deve nascondere una quantità di colpe ancora maggiore rispetto a Sala stesso. Perché se costui, nonostante sia l’esemplare tipo di tutto ciò che la sinistra dovrebbe combattere, è arrivato ad occupare quell’incarico lo deve, prima di tutto, alle decine di migliaia di voti accordatigli dai liberal-progressisti della nobile sinistra milanese. Sono stati loro, in occasione delle Primarie del Partito Democratico, ad incoronarlo leader del fronte che avrebbe, di lì a poco, conquistato il Municipio del capoluogo lombardo. Sono loro a doversene vergognare, ma non lo faranno perché Sala è la loro più perfetta proiezione ( e in questo caso non ci sono molte differenze tra Milano e Reggio Calabria).

Contenuti correlati