E anche oggi la Rivoluzione la facciamo domani

Prima di tutto, l'indicazione di voto rischia di essere una inutile forzatura

“Anni di compromessi hanno ridotto Reggio così. Non c’è via d’uscita dalla palude senza coerenza, senza chiarezza”: con queste parole vibranti Saverio Pazzano undici giorni fa compendiava una serie di valutazioni che mescolavano nello stesso calderone il centrodestra e le quattro liste che supportavano la candidatura di Angela Marcianò a sindaco di Reggio Calabria. Meno di due settimane dopo, a ridosso del ballottaggio, è la città che, pronunciando quelle stesse frasi, chiede conto a lui ed ai suoi della scelta di appoggiare uno dei contendenti al ballottaggio. Chiariamoci, sebbene non ce sia bisogno: che la collocazione del gruppo fosse marcatamente a sinistra è cosa nota, ovvia e legittima, ma la dose di ambiguità presente nell’annuncio supera di gran lunga la modica quantità accettata nell’arte del compromesso chiamata Politica.

Prima di tutto, l’indicazione di voto rischia di essere una inutile forzatura, poiché gli elettori de La Strada e Riabitare Reggio, se si recheranno alle urne domenica e lunedì prossimi, comunque, è molto più facile che votino per il centrosinistra zavorrato da Giuseppe Falcomatà e i suoi accoliti e non a favore del centrodestra zavorrato da se stesso e da Antonino Minicuci. C’è un problema, però: in mezzo a quegli oltre seimila reggini che hanno accordato la loro preferenza a Pazzano e/o ai candidati de La Strada e Riabitare Reggio sono tanti che diffidano alla stessa maniera e con la medesima intensità di entrambi gli sfidanti fidandosi, invece, della “rivoluzione gentile” proposta dal drappello di giovani e meno giovani radunatisi attorno all’insegnante. Scegliere pubblicamente da che parte stare ha tradito la missione originaria che tanto entusiasmo ha creato ben oltre lo steccato di militanti e votanti. Né vale nascondersi dietro l’alibi del contributo alla battaglia contro sovranismi, destre, Lega e fascismi vari: prima di tutto perché significherebbe attribuire una legittimità politica a personaggi da farsa che non conoscono nemmeno l’esistenza di questi termini nel vocabolario della lingua italiana e alla Lega, partito designante il candidato a sindaco e, ciononostante, capace di mettere insieme un numero di voti pari a quello di una lista civica di provincia. Secondariamente, perché alla cittadinanza reggina frega zero dei massimi sistemi che appassionano solo noi teorici della politica ed è, invece, ansiosa di individuare chi tra il niente e il nulla (questa, purtroppo, è l’alternativa) è più adatto a migliorare le sorti di Reggio Calabria. “E’ il tempo del coraggio”, del resto, ha ripetuto spesso Saverio Pazzano ed ha ragione da vendere: proprio questa convinzione lo avrebbe dovuto indurre, pur da una posizione saldamente ancorata a valori di sinistra (anzi proprio per questo), a perseverare nella radicale alternativa ad un centrosinistra di traffichini e inetti contrapposto ad un centrodestra da radere al suolo per consentirne una ricostruzione totale nelle persone e nei contenuti. Com’è possibile, domandiamo, sentire il sibilo della “rivoluzione” aiutando, per esempio, Nino Castorina, alias “Io che sono? Il fissa?” ad essere promosso assessore? O a far rimanere, ancora dopo decenni, nelle stanze dei bottoni “Mister Atammi”, al secolo Rocco Albanese? In realtà, trincerarsi dietro l’alibi del mancato ingresso in maggioranza per provare a tenere su la foglia di fico dell'”alternativa radicale rispetto a quanto rappresentato da una classe dirigente che non si è affatto rinnovata” costituisce una delle scorciatoie attraversate dala malapolitica reggina che si è così autoalimentata a suon di clientele ed espedienti a seconda delle convenienze personali del momento. “Restano sul tavolo tutte le considerazioni critiche fatte dal nostro movimento in questi anni verso l’Amministrazione uscente”, è questo un altro passaggio della nota diffusa nella serata di domenica. Quella stessa Amministrazione uscente che un rigo più sopra è puntellata con accenti politicamente illogici. Gettare fumo negli occhi con i cinque punti dirimenti non rende, certo, onore allo zelo che ha condotto La Strada e Riabitare Reggio lungo i sentieri dissestati di questa ardua pugna elettorale. Peccato, proprio quando i giudici di gara erano ormai pronti ad assegnare le medaglie per i vincitori morali della competizione, Pazzano e la sua squadra sono inciampati ingenuamente in una buca che, peraltro, era talmente grande da poter essere vista anche a distanza. Quello stesso cratere che, invece, Angela Marcianò, dietro la corazza del né con questo centrodestra né con questo centrosinistra, ha saputo schivare in ogni sua forma, quelle visibili e quelle subdole, a dimostrazione che per essere autenticamente indipendenti, almeno da queste parti, è essenziale non avere nulla a che fare con individui e conventicole dell’una e dell’altra fazione. Saranno altri ad avanzare compatti al grido di battaglia: “E anche oggi la rivoluzione la facciamo domani”.

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