Due le stelle polari del Movimento di Angela Marcianò: la responsabilità dell'”Impegno, il calore dell'”Identità”

Politica, Politica, Politica: in una città dove i partiti hanno abdicato alle loro funzioni elementari, la domanda di partecipazione che sale dalle viscere dell’opinione pubblica riflessiva e consapevole ha un unico possibile approdo, quello dei Movimenti e delle Associazioni. Sta già succedendo nel campo del centrodestra, sta già capitando dalle parti del centrosinistra, da oggi, con il crisma dell’ufficialità, avverrà anche in quel vasto mondo della società civile sottrattosi al giogo delle ideologie e con l’ambizione, per fortuna mai sopita, di vivere in un luogo amministrato omaggiando buon senso e merito ed emarginando i paladini della mediocrazia.

A farsi portabandiera di “Impegno e Identità”, questo il nome scelto per l’organizzazione che nasce con l’obiettivo di imprimere una sterzata di qualità al mesto procedere degli eventi socio-politici della città – è Angela Marcianò. La docente universitaria di Diritto del lavoro, coerentemente con il percorso indipendente avviato anni addietro, lo fa scegliendo di non agganciare il suo nome, il suo volto, le sue idee a nessuno dei partiti politici che riempiono, in maniera trasformista uno scacchiere disordinato e, quindi, adatto a calcolatori doppiogiochisti. Il linguaggio di verità, quello apparentemente più scomodo e utilizzato dalla leader della nuova forza politica è alla lunga ponderato meglio di altre scorciatoie linguistiche e strategiche “in una campagna elettorale permanente” che tenga sempre accese le luci su fatti e misfatti di Falcomatà e compagni. Sarà una organizzazione che si muoverà seguendo la bussola del senso pratico, offrendo servizi e ponendosi in ascolto reale delle afflizioni di un popolo trafitto dal distacco della classe dirigente. Lo farà mettendo a disposizione le rispettive competenze degli iscritti che in sede “guarderanno negli occhi” gli interlocutori e ne accoglieranno proposte fattibili e legittime rivendicazioni. La giuslavorista, del resto, ne è già stata fedele personificazione quando, l’estate scorsa, in barba a convenienze immediate, ha preferito non accontentarsi delle altrui concessioni ed è scesa nell’arena a mani nude e protetta solo dal suo nome, dal suo volto, dalle sue idee. Candidata a sindaco di Reggio Calabria con il sostegno di quattro liste tirate su in assenza di ras delle tessere e casseforti umani di pacchetti di voti: ci hanno creduto oltre 13mila reggini, molti altri si sono limitati a farlo solo idealmente, infine lasciandosi condizionare da logiche stantie e sonnolente. Indipendentemente dai brogli, che è immaginabile, aggiungendo voti illeciti a taluni, ne abbiano sottratti ad altri, Angela Marcianò ha raggiunto una soglia che, in competizioni per il rinnovo del Consiglio comunale, non era mai stata toccata da soggetti avulsi dalle dinamiche delle due coalizioni principali. Responsabilità imponeva, quindi, che l’impegno, autentico e non vincolato all’appuntamento elettorale, avesse un seguito costante. Quel genere di consenso, di opinione, libero da sovrastrutture di qualsivoglia natura, necessitava ora di un salto di qualità: dal livello individuale, rappresentato dal consenso alla persona, a quello collettivo di un Movimento nel quale far confluire, con procedure snelle e velocità di decisione, idee e visioni, ispirazioni e pensieri, intenzioni, intuizioni, obiettivi. Una struttura orizzontale che, ha rivelato la presidente, ha dato prova, nelle scorse settimane, di questa caratteristica difficilmente rintracciabile altrove: non nascondendo che, già nell’immediatezza dei fatti scandalosi aggrovigliati al voto truccato, avrebbe voluto accelerare e tirarsi fuori, con la rappresentante in Consiglio, Filomena Iatì, dall’Aula intitolata a Piero Battaglia. La riflessione, d’accordo con la base del Movimento, ha condotto ad una conclusione pragmatica: continuare ad essere presenti ed “incidere sulle cose” perseguendo il preciso e inderogabile obbligo di incombere sulla maggioranza. Quel gruppo di individui dai quali, anche nella vicenda giudiziaria scaturita dalla concessione del “Miramare” ha preteso, optando per il rito abbreviato, di marcare una differenza inequivocabile che rappresentasse al meglio la distanza da esso, massimo responsabile del mancato sviluppo di Reggio. Un drappello di soggetti che, come ribadito anche stamane dalla docente, “ha sempre tentato di fermare” per arrestare una corsa sfrenata verso il precipizio. Un modo di agire di cui non ha esitato a “denunciare il sommerso ed il grigio” che vi si annidano nei meandri nascosti. Sorridendo alla realtà e voltando alle spalle all’apparenza: è questo l’approccio con il quale Marcianò ed i soci fondatori si propongono ad una cittadinanza smarrita tra un passato che continua a fare capolino ed un presente malinconico. Illuminato dal faro della Costituzione, “Impegno e Identità”, muove i suoi passi nel solco di un valore preminente quanto semplice: rendere migliore Reggio Calabria e la sua provincia. Seminare utopie per raccogliere azioni con il proponimento di risanare l’anima ferita della città, rischiarando l’oscura rassegnazione che, quaggiù, in fondo alla punta dello Stivale, dove soffiano i venti dell’avvilimento e della disillusione, ha preso possesso dell’anelito comune. La giuslavorista dell’Ateneo di Messina suggerisce una prospettiva altra, fatta di presenza attiva e complicità costante con le sollecitazioni che si odono nitidamente per chi ha orecchie sensibili all’ascolto di aspirazioni e suppliche. Nessuno tra coloro che ne hanno sposato da subito gli ideali intende delegare passivamente presunti rappresentanti che hanno perso l’innocenza dell’interesse condiviso per ubriacarsi alla fontana dell’avara avidità di potere impotente. L’orgoglio identitario, sbattuto dolcemente in faccia alla cupidigia della rozzezza istituzionalizzata, è quello di donne e di uomini che hanno preso la mira e sanno come centrare il bersaglio: dilatare il senso civico individuale per far germogliare la comunità. Liberare la Politica dalla corruzione delle menti per liberare se stessi dalla servitù di un intelletto eternamente inginocchiato al dominio di figure di poco valore e dai nulli valori. E’ questa presa di coscienza che ha invogliato decine di cittadini ad aprire la gabbia dei sogni per correre ad inseguire un futuro dietro l’orizzonte, oggi coperto da nuvole cariche di autoreferenza. Dell’ombrello “offerto” a tradimento dai “padroni” non sanno che farsene: hanno deciso di entrare a far parte di quel paesaggio e vogliono modificarne i colori. Il rifiuto di una condizione di minorità civile, infatti, era monco di troppe condizioni necessarie per sentirsi parte integrante di una società in cammino e, di conseguenza, era diventato impossibile continuare ad abbassare il capo, al ritmo sincopato del lamento improduttivo, alibi perfetto per rintanarsi nel buco angusto dei tornaconti individuali. Al contrario, buttarsi nella mischia con l’impeto di una squadra che sa di essere diventata tale, chiudendo il coperchio che racchiude l’atomizzazione di micro convenienze, ha generato una frattura irriducibile con la mala politica, la mala gestione, la mala amministrazione del bene comune. Disegnandole addosso nuove forme sinuose, la Politica si solleva fino a recuperare la dignità scomparsa e riacquistare quella nobiltà che “Impegno e Identità” vuole interpretare declinando un “Noi” rafforzato dal desiderio di affrancamento emancipatore. Merito che soppianti il favore, competenza che scacci l’inciviltà: sono le stelle polari che Angela Marcianò vuole segnino il cammino di una città libera dalla cappa asfissiante dell’arbitrio, diretta emanazione di soprusi individuali e criminali. Una comunità che, finalmente, respiri a pieni polmoni l’aria tersa dell’apertura, della parità di opportunità per chiunque la abiti, di onestà intellettuale per chi la conduce. Un’entità viva che quotidianamente si cibi di bene comune in tutte le sue derivazioni: l’impegno che la professoressa universitaria ha preso con la responsabilità propria delle leadership coraggiose e autorevoli, con il calore proprio degli amorevoli devoti al destino sociale.

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