Distretto sanitario, sospesa la nomina di Vincenzo Damiani: ecco le MOTIVAZIONI

Il Tribunale ordinario di Vibo Valentia – Sezione Lavoro e Previdenza (Giudice del Lavoro Ilario Nasso) ha accolto la domanda cautelare proposta dalla dottoressa […] sospendendo la delibera n. 1313 a firma del direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia Angela Caligiuri, assunta in data 23 novembre 2017, e recante l’approvazione degli atti della procedura selettiva e il conferimento dell’incarico di direttore del Distretto sanitario unico a Vincenzo Damiani e fissando, per la trattazione del merito, l’udienza di discussione al 12 luglio.

Tre le “criticità” segnalate ed analizzate dal Giudice del Lavoro: “a) la commissione non ha prodotto una terna di candidati; b) il direttore generale, nel designare alla direzione del Distretto uno dei candidati non collocatisi al primo posto in graduatoria (e oltretutto ammesso con riserva per espressa determinazione della commissione esaminatrice), non ha ‘motivato analiticamente’, come pure apertamente imposto dalle conferenti norme primarie, riproposte dallo stesso avviso pubblico (emanato per la copertura di un posto di ‘direttore’ del Distretto sanitario unico di Vibo Valentia), a mente del quale ‘il direttore del Distretto è nominato, dal direttore generale, con provvedimento adeguatamente motivato, all’interno della terna di idonei selezionati dalla Commissione di selezione’; c) la scelta è ricaduta su di un candidato la cui riserva di partecipazione alle operazioni selettive, appunto disposta dal consesso esaminatore, non risulta esser stata sciolta prima dell’atto definitivo d’investitura”. Ma scendiamo nel dettaglio di ogni singolo punto.
a) “La decisione della Commissione giudicatrice di sottoporre al direttore generale un elenco di aspiranti all’incarico ben superiore alla terna normativamente stabilita (e riproposta nella stesura dell’avviso pubblico) – scrive il Giudice del Lavoro – non è persuasivamente motivata: nel sostenere, infatti, l’impossibilità di circoscrivere la platea dei potenziali destinatari dell’atto datoriale di nomina, la commissione ha di fatto abdicato all’incarico conferitole dal vertice aziendale, rinunciando a selezionare e concludendo i propri lavori mediante il confezionamento di un’inservibile lista pletorica, quantitativamente assai maggiore del numero, precisamente stabilito, dalla legge e dall’avviso pubblico, di partecipanti, la cui individuazione sarebbe stata, di contro, suo puntuale incombente”. I passaggi successivi paiono un duro ammonimento: “non potendo giuridicamente ritenersi ‘terna’ un elenco di tredici persone, nemmeno collocate in graduatoria di merito fra loro, bensì presentate in mero ordine alfabetico, l’elenco richiesto dalla legge e dall’avviso pubblico deve reputarsi inesistente, o comunque assolutamente inidoneo a circoscrivere la scelta, ancorché fiduciaria, del direttore generale entro margini scevri da arbitrio e opacità”.
b) “La delibera del direttore generale (n. 1313 del 23 novembre 2017) di conferimento dell’incarico – spiega il Giudice del Lavoro – è silente in ordine alla scelta compiuta in favore di Damiani (unico candidato, peraltro, a esser stato ammesso con riserva), mentre il compendio motivazionale, oltre a essere estremamente lacunoso, risolvendosi tautologicamente nel mero richiamo di norme di legge e delle risultanze della procedura di selezione (essa stessa ampiamente censurabile, per le osservazioni appena enucleate), non dà conto delle ragioni: di approvazione degli atti formati dalla Commissione giudicatrice, nonostante il loro sensibile discostamento dal paradigma normativo e amministrativo; di designazione dello specifico candidato individuato quale direttore del Distretto, laddove la motivazione in tal senso avrebbe dovuto essere tanto più compiuta e particolareggiata (meglio: «analitica»), quanto meno selettive erano apparse le conclusioni formulate dalla commissione giudicatrice”.
c) “La circostanza, giustificata dall’Azienda resistente, dell’avvenuta disapplicazione, ad opera della Commissione esaminatrice, dell’avviso pubblico, quanto al requisito della mancata sottoposizione dei candidati a procedimenti penali, è abnorme”. Anche in ordine al terzo punto le considerazioni del Giudice del Lavoro sono nette e bollano come “illegittimo” l’operato della Commissione, la quale “ha sostanzialmente eluso l’accertamento, in capo a un candidato, di uno dei requisiti generali di partecipazione previsti dall’avviso pubblico (la constatazione della cui sussistenza avrebbe dovuto compiersi alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande di partecipazione alla procedura selettiva)”.

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