Distacco dell’acqua per i morosi serresi: tra giustizia sociale e comunicazioni a bruciapelo

Giusto, giustissimo il principio: tutti sono tenuti a pagare i tributi – imposte, tasse o contributi che siano – perché in una comunità civile non può essere accettato che i vizi e gli sprechi dei furbi ricadano sulle spalle degli onesti. Sbagliata, sbagliatissima la gestione della comunicazione: a leggere l’avviso dell’Amministrazione comunale di Serra San Bruno si ha quasi la sensazione di una dichiarazione di guerra. 

La delicatezza della questione (il distacco dalla rete idrica comunale dei cittadini morosi) impone da un lato determinazione verso chi fa finta di non sentire strumentalizzando le contingenze e puntando a farla franca, dall’altro comprensione verso chi non ha davvero la materiale possibilità di pagare. In altri termini, non è ammissibile che non paghi l’acqua chi si permette vacanze di lusso, ma non si può puntare il coltello alla gola di qualche povero e sfortunato padre di famiglia. Il vero punto è comunque che troppi si dichiarano poveri, ma in realtà non lo sono (basta osservare lo stile di vita).

Ed è giusto, da parte dei cittadini, pretendere la potabilità dell’acqua; sbagliato è prendere spunto da singole ordinanze per accampare scuse per non pagare.

Di certo, una decisione andava presa: chiedere il pagamento di quanto dovuto a chi non ha (mai) pagato è un atto di giustizia sociale (oltre che una necessità finanziaria) verso chi onora i propri doveri (più in generale e senza fare riferimento a servizi a richiesta, l’articolo 53 della Costituzione ammonisce che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”), contestualmente però andavano specificate modalità di intervento e tipologie di destinatari, anche con riferimenti a precedenti comunicazioni. Senza contare che andavano impediti motivi di confusione e di strumentalizzazione. Non sembra pensabile la concretizzazione di distacchi di massa e non è logico pensare che l’Amministrazione non abbia effettuato valutazioni innanzitutto di tipo sociale e poi politico, tuttavia il (devastante) messaggio che è passato con la diffusione di un avviso tagliente è quello di una stizzita reazione emotiva.

Tanto per fare un esempio, o meglio un confronto, un provvedimento simile è già stato adottato a Dasà, ma in quel caso il sindaco ha fatto riferimento a tempistica e possibilità di rateizzazione con una doverosa premessa: “avendo constatato una grave ed intollerante situazione debitoria di numerosi utenti dell’acqua potabile nel pieno rispetto delle regole e del principio di equità fiscale, l’Ufficio tributario metterà in campo strumenti diversi per contrastare l’evasione fiscale al fine di ripristinare lo stato di legalità e giustizia sociale tra i contribuenti, senza i quali non vi è cittadinanza sociale”. 

E d’altra parte, nessun cittadino onesto e responsabile può accettare che chi viaggia in Suv si sottragga in maniera disinvolta ai doveri di base.

Contenuti correlati