Diritti ed emigrazione, Carmine Abate ammonisce: “I pregiudizi si fondano sull’ignoranza”

I diritti, la paura, l’emigrazione, l’integrazione. Temi e situazioni già vissute dai calabresi, che oggi si ritrovano a riviverle, ma guardandole dalla prospettiva opposta. Di questo si è parlato nel dibattito della III giornata del “Serreinfestival”, che ha sviluppato l’argomento relativo al riconoscimento dell’altro in una fase storica contraddistinta dal rinfocolarsi di tendenze di esclusione di chi viene da lontano.

Ad aprire la discussione, moderata dal consigliere comunale Gina Figliuzzi, è stato il vicario episcopale e docente di Teologia don Pino Silvestre che, attingendo ai riferimenti della Bibbia, ha affermato che “diritti e giustizia sono graditi a Dio” e che “accogliere lo straniero è sua volontà” poiché “tutti gli uomini appartengono alla stessa famiglia” e “la fede non è pratica di riti sordi”.
“Le persone che si muovono dalla disperazione portano speranza” ha rilevato il sindaco di Miglierina Pietro Hiram Guzzi, che ha raccontato l’esperienza del progetto Sprar “Terre Sorelle” mettendo in evidenza gli “effetti positivi per un paese di 700 abitanti”. “I fenomeni complessi – ha sottolineato – hanno bisogno di risposte adeguate, del coraggio della normalità. Grazie allo Sprar abbiamo salvato scuole a rischio chiusura, portato occupazione ed abbiamo mantenuto il rispetto delle regole”.
Il coordinatore di “Immigrati Area Vasta Catanzaro – Crotone – Vibo Valentia” Elafia Abdel Lilah ha pesantemente criticato “un ministro che tiene bloccate le persone in mare, che ha costruito il suo consenso parlando di profughi e sullo slogan ‘Aiutiamoli a casa loro”. Noi non chiediamo denaro, ma che i Paesi ricchi lascino le risorse africane all’Africa”.
Per il rappresentante degli studenti universitari Giovanni Di Bartolo “l’orizzonte nel quale si muovono i diritti umani ha una proiezione internazionale” ed “è deleterio affrontare il problema con la semplificazione social”. “I giovani – ha aggiunto – devono richiedere una classe dirigente all’altezza della situazione per avere una società europea con i diritti rafforzati”.
Riflessioni profonde per Carmine Abate che ha precisato che “il mio obiettivo è dare voce a chi non ce l’ha”. Aspetto particolare da analizzare, a suo avviso, è quello per cui “ignoriamo che chi arriva prima aveva una vita e chi arriva non conosce la nostra storia. Bisogna dunque mettere da parte i pregiudizi che si fondano sull’ignoranza”. Poi un monito: “ognuno con i suoi mezzi deve fare resistenza culturale”.
Al termine del dibattito sono stati premiati i migliori diplomati dell’Istituto d’Istruzione superiore “Luigi Einaudi” di Serra San Bruno.

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