Il sindaco di Dinami Antonino Di Bella ha inviato una missiva al Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, ai parlamentari europei Denis Nesci e Giusi Princi, al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ed ai parlamentari Wanda Ferro e Giuseppe Mangialavori per esporre le difficoltà dei paesi calabresi con popolazione inferiore ai 3mila abitanti.
“Recentemente – ha spiegato nella lettera il primo cittadino – durante un incontro con nostri concittadini emigrati all’estero – nello specifico in Svizzera – ho avuto modo di confrontarmi con molti di loro. Dal dialogo è emerso con forza un tema centrale: il legame affettivo e identitario con i territori di origine è ancora vivo, ma rischia di spezzarsi definitivamente a causa di un sistema fiscale percepito come eccessivamente gravoso, in particolare per quanto riguarda la proprietà immobiliare. Molti dei nostri emigrati, nel corso degli anni – ha aggiunto – hanno investito ingenti risorse nella costruzione o nel mantenimento di immobili nei propri paesi d’origine, contribuendo in modo significativo allo sviluppo socio-economico locale. Oggi, tuttavia, tali immobili rappresentano più un onere che una risorsa, a causa dell’elevata tassazione. Questo fenomeno sta portando a un progressivo abbandono delle abitazioni, quando non addirittura alla loro svendita”. In particolare, nel Comune di Dinami, che conta circa 1.680 abitanti (stima 2025), si osserva “con crescente preoccupazione un numero sempre maggiore di abitazioni chiuse e inutilizzate”. Si tratta di “un territorio tra i più estesi della zona e, al contempo, tra quelli maggiormente colpiti dall’emigrazione”. Questo scenario contribuisce “in maniera diretta allo spopolamento e al declino del tessuto sociale ed economico locale”.
Alla luce di questa situazione, Di Bella elenca una serie di richieste: “una significativa riduzione o rimodulazione della tassazione sugli immobili per i residenti all’estero nei piccoli comuni; misure di defiscalizzazione sui materiali da costruzione e sulle ristrutturazioni edilizie nei borghi sotto i 3.000 abitanti; incentivi mirati al recupero del patrimonio edilizio esistente, con l’obiettivo di favorire il ritorno, anche stagionale, degli emigrati; politiche strutturali volte a rendere i piccoli comuni più attrattivi per nuovi residenti e investitori, anche stranieri”.
Per Di Bella – che ha invitato i suoi omologhi ad unirsi all’iniziativa – il rilancio della Calabria può e deve “partire proprio dai suoi borghi, ricchi di storia, cultura e potenzialità ancora inespresse”. Perciò, “intervenire su questi territori significa non solo contrastare lo spopolamento, ma anche creare nuove opportunità nel settore turistico e nel terziario”.