Diga del Menta, Incarnato accusa Nucara: “Anche lui è responsabile dei ritardi”

“Le scuse del presidente Mario Oliverio e del sindaco Giuseppe Falcomatà ai reggini, per i ritardi accumulati per tre decenni nella costruzione dello schema del Menta, sono anche per conto di chi, e tra questi c’è anche l’ex sottosegretario Francesco Nucara del Pri, è restato immobile e accondiscendente di fronte alle inadempienze del centrodestra reggino e calabrese”.

Ad affermarlo è il commissario liquidatore di Sorical Luigi Incarnato che accusa: “Nucara è stato subalterno quando nel 2011, con Giuseppe Scopelliti alla Presidenza della Regione, i lavori sono stati interrotti e i cantieri vandalizzati; ha parlato nell’agosto del 2017, in occasione della ripresa dei lavori e dell’annuncio di Mario Oliverio che i lavori si sarebbero conclusi nel 2018, per ironizzare ‘sull’ennesimo annuncio di riavvio dei cantieri’ e per esprimere scetticismo sulla possibilità di portare a compimento l’opera” “Ricordo a Nucara – aggiunge Incarnato – che conosce i fatti e possiede la documentazione, che il sottoscritto, nel 2005, ha lavorato per attivare 117 milioni di euro di finanziamenti, pubblici e privati, per consentire a Sorical di aprire, nel 2007, 5 cantieri per portare l’acqua a Reggio Calabria. Nucara, al contrario, era tra i promotori della costruzione del dissalatore (opera costosa e pronta ad essere dismessa con eliminazione dei relativi canoni di gestione!), del telecontrollo e una trentina di serbatoi mai entrati in funzione, come ha documentato con puntualità il programma di Rai3, Presadiretta. Oggi Nucara cerca di sviare l’opinione pubblica di fronte alla concretezza del presidente Mario Oliverio e del sindaco Giuseppe Falcomatà che, dopo 50 anni di attesa dal concepimento della Diga, hanno portato acqua potabile di qualità nella città di Reggio.
Sarebbe meglio – conclude Incarnato – il silenzio o la spiegazione dei motivi del blocco, nel 2011 dei lavori della diga del Menta e, ancora più grave, dell’Esaro. Ci spieghi quali oscuri interessi si celarono dietro il blocco di due opere strategiche per la Calabria”.

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